Sto seguendo due talent musicali, The Voice e American Idol. Nel primo ci sono quattro giudici (Christina Aguilera, Cee Lo Green, Adam Levine e Blake Edwards) che, almeno in questa fase selettiva, ascoltano i concorrenti alla cieca, di spalle, e se ne apprezzano il talento premono il tasto I want you e gli offrono un posto nella propria squadra. Nel caso in cui piu’ di un giudice si proponga al cantante e’ quest’ultimo a scegliere la squadra in cui entrare a far parte. Ci sono molti veri talenti, e’ raro che facciano vedere esibizionisti che si presentano per fare ridere o sono delle campane. Non si fa La Corrida insomma. Si chiama talent perche’ partecipano talents. Ogni esibizione, anche quella in cui il cantante non viene scelto da nessuno, e’ seguita da una critica costruttiva e da un’esortazione a migliorare; addirittura se piu’ di un giudice si contende il concorrente si assiste ad un rovesciamento di ruoli, e le celebrita’ si sperticano in lodi per ottenere che il cantante scelga la propria squadra. E’ divertente, e Cee Lo Green ha le mani piu’ piccole che abbia mai visto.
'American Idol' Recap: The Sixties and Seventies Test 70 Hopefuls in Las VegasAmerican Idol ha una struttura molto piu’ simile a quella che ho gia’ visto in X Factor. Tre giudici – Steven Tyler, Jennifer Lopez e Randy Jackson – selezionano talenti canori, e puntata dopo puntata il gruppo di concorrenti si sfoltisce. Ieri sera i cantanti erano a Las Vegas per una nuova selezione, stavolta l’esibizione era di gruppo. E la cosa mi ha davvero sbalordita. A quanto ho capito i concorrenti erano liberi di scegliere con chi cantare, tanto che due ragazzi erano rimasti soli e si sono uniti casualmente in un duetto poi risultato eccezionale (questo il link delle audizioni di Las Vegas, il duo di cui parlo ha cantato Make It Easy On Yourself, e poi dite che non sono umoristi).

 I gruppi, di tre o quattro persone, provano le armonizzazioni da soli e poi vengono aiutati da un vocal coach e da un coreografo. Le esibizioni, accompagnate da un’orchestra dal vivo, sono tutte spettacolari: sembrano professionisti espertissimi, seguono le telecamere, non stonano mai, sono dei veri fenomeni. E allora mi chiedo: questi in una giornata mettono su un gruppo casuale e cantano brani perfetti come in un musical in cartellone da mesi; a X Factor ci voleva una settimana per mettere insieme un brano di un minuto e mezzo e spesso era una ciofeca. Tutto era una ciofeca: esibizione, coreografia, scenografia, tutto.
Allora il motivo per cui in Italia “solo i Pooh hanno fatto successo come gruppo”, come dicevano sempre Maionchi & Co., non e’ perche’ il pubblico preferisce i cantanti singoli.
Vocal coaches, andate a scuola, va’.

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