Che poi io ho lo svenimento facile. O almeno lo avevo fino a qualche anno fa, prima di capire.
A parte quelli per il caldo causa pressione bassa, come ho anticipato qui, di figuredemme’ ne ho fatte. Quelle durante i prelievi del sangue si sprecano, tanto che una mia amica mi accompagnava e mi ficcava in bocca un succo di frutta mentre l’infermiera infilava l’ago. Solo dopo ho scoperto che bastava che non guardassi. Che volpe.

Un’altra volta ebbi un mancamento al capezzale di mia nonna, perche’ appunto guardai mentre il medico le toglieva il sangue.

Il primo svenimento da conversione isterica fu molto tempo fa. 14 anni, mare, ciclo, primi Ob (io sono per le cose naturali, i cosi col tubo li lascio a voi). Leggo il bugiardino e scopro che in alcuni casi possono portare a febbre, shock anafilattico, svenimento. Bum. A terra.

Un’altra volta ero in bagno, sera tardi, alle prese con una lavanda, e non intendo la pianta. Mentre sono li’ mi sento mancare. Dopo un po’ sento un freddo assurdo in pancia, ero sdraiata a terra a faccia in giu’, non so da quanto, e non so come ho lisciato il bide’ che era di fronte a me.

Pietro LonghiLo svenimento

Quando portavamo i gatti dal veterinario svenivo se guardavo mentre gli prendevano la temperatura rettale. Ormai avrete capito anche voi, no, tra aghi e roba varia. Freud ogni tanto ci ha preso. E fortuna che nel frattempo hanno inventato i termometri ad infrarossi, senno’ mio figlio stava fresco.

La peggiore in assoluto pero’ e’ stata qualche anno fa. Mio papa’ stava male da anni e faceva visite ogni due per tre, lo accompagnavo sempre io anche perche’ mia sorella era gia’ a Torino. Lo andavo a prendere a Formia e ci facevamo i nostri viaggetti a Roma per poi tornare indietro. Un giorno eravamo al San Carlo dall’otorinolaringoiatra. Due di pomeriggio di luglio. Il medico, molto simpatico e alla mano, non ha nel suo studio un assistente, cosi’ mi chiede se voglia collaborare. Certamente, nessun problema, che devo fare? Deve cliccare su un mouse quando le dico di farlo. Ok, e’ facile, che ce vo’? Peccato che davanti a me ci fosse lo schermo del pc, ovviamente. E che mi vedo tutto il viaggio del sondino attraverso i tessuti molli della gola di mio padre. Mi risveglio col medico sopra di me, anche in quel caso non so come non mi sono portata via tutto il tavolino, e mio padre, poraccio, con la cannula ancora in bocca che non si poteva muovere.

Eh ma me lo poteva dire che le faceva impressione. E ma che ne sapevo.

Cosi’ qualche giorno dopo, affranta, ne parlo con il mio medico di base, cosi’, per puro sfogo visto che ero andata li’ per altro. E lei mi rincuora, che brava che era. Povera donna. Mori’ per un banale incidente domestico, cadendo da una scala. Insomma, lei mi spiego’ che era una reazione assolutamente normale che si chiama Sindrome vagale, soluzione che mi piacque perche’ ha un risvolto medico e psicologico. e non e’ nient’altro che la risposta del mio corpo ad un forte stress. C’e’ chi ha gli attacchi di panico, chi mangia, io svengo. Ci si puo’ stare, mi pare.

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