Ieri da ikea sono rimasta un po’ sconvolta da un paio di cose che oggi ritrovo anche sul blog di Dalia, anche se per argomento diverso.
Angolo bimbi. Quel punto in cui ci sono 3-4 giochi per far divertire i monelli e che i genitori poi acquisteranno. Nella fattispecie c’era uno scivolo – che non mi pare sia in vendita, no – la tenda a forma di castello e il tunnel verde per giocare a fare il bruco. O il marines, dipende dall’indole, no?
Una bimba quattrenne si impossessa del tunnel verde e se lo infila a mo’ di vestitino. Me ne accorgo perche’ vedo sto tubo che si muove e che assomiglia tanto a dei gonfiabili pubblicitari che si vedono qui, alimentati ad aria. E’ in piedi, cieca, accanto alla base dello scivolo. Metto una mano davanti alla faccia sicura che tempo zero cade all’indietro e si sfrantuma la testa, e invece no. Mi verrebbe da intervenire, ma My mi dice che la madre e’ seduta alle sue spalle; l’esatta collocazione pero’ e’ Seduta in un angolo alle spalle della figlia, ma non puo’ vederla perche’ c’e’ un grande espositore davanti. La mamma e’ seduta su uno sgabellino con l’agenda aperta sulle ginocchia e parla al telefono sistemando i suoi appuntamenti.
La monella non cade, si stufa del gioco e se lo toglie.
Poco dopo li riincontriamo al ristorante, c’e’ anche un fratello maggiore bellissimo (apro parentesi, tanto lo so che ormai pensate che sono razzista e lo dico uguale. In Florida ci sono due Ikea, uno qui vicino e uno a Tampa. Abituata ai colori latini di Miami dico a My: Oh ma com’e’ che qua sono tutti biondi?? Si chiamano anglosassoni, mi risponde beffardo). La mamma prende da bere, non so se per farla giocare o per farla sentire utile mette del ghiaccio in un tovagliolino e lo da’ alla monella. Lei cammina fiera con sto pacchettino tra le dita ma in un niente il fazzolettino si bagna e si rompe, e il ghiaccio cade a terra. Lei resta paralizzata. Una inserviente si materializza dal nulla a raccogliere il ghiaccio, e mentre madre e fratello si allontanano verso il tavolo la monella resta li’ con questa signora che le da’ un guanto di lattice nel quale mette altro ghiaccio e glielo rende. La monella si guarda intorno e cerca la sua famiglia, poi li raggiunge.

Arrivano padre e figlia, latinos. Lei, boh, sette anni?, indossa delle infradito nere con un po’ di zeppa, Inadueguate per una bambina, e pure larghe. Il padre la molla li’ e lei dalla sua nanitudine allunga il bicchiere di vetro verso il dispenser delle bibite per prendere da bere. Penso: Mo’ s’addobba (come si dice a Miami di quando uno inciampa e cade). Niente, non solo non si addobba ma va via correndo. Con le sue zeppe troppo lente.

Ora, che io sia come tutte le mamme italiane mi pare evidente. Quando hai quel pensiero li’ che ti passa per la testa e prevedi il futuro anche se non sei chiromante – ne’ psicologa ah ah ah – e dici Ecco ora cade dallo scivolo – e un secondo dopo cade. E piange. E tu ti abbracci il nipote/l’alunno/il figlio dicendogli Amore, non e’ nulla, ma bisogna stare attenti. Qualcuna invece gli da’ pure il resto, sempre come si dice a Miami, ma questa e’ un’altra storia.

E poi mamma latina con amica e bimbetta di sei mesi. Mentre mangiano la mamma prende la cucciola in braccio e lei inizia a cercare le posate e i tovaglioli, come fanno tutti i bimbi. La mamma scansa solo le posate e continua a parlare con l’amica. Nanettina prende un tovagliolo e lo mette in bocca. Ora si sfibra e le restano tutti i pezzettini di carta in bocca. Niente, la madre non fa una piega, l’amica nemmeno, e la bimba si’, probabilmente avra’ avuto la bocca piena di carta.

Riccione, 1973. Una signora si avvicina a mia madre urlando Signoooraaa!!! Sua figlia sta mangiando la sabbia!!! E lei, serafica: E quando le fa schifo la sputa.
N.b.: ho una orrenda cicatrice sul ginocchio sempre per questo atteggiamento Eeeeeee e che fa.

Porre dei limiti
Se ne parla anche su Famigros

Io ammiro questi bimbi cosi’ autosufficienti, e poco rumorosi, ed educati, cosi’ diversi dai bambini italiani. Io vorrei che anche bimba fosse cosi’, e onestamente io stessa vorrei essere come la madre di Jeremy, ma non perche’ quello che dico e’ legge, ma perche’ e’ meno faticoso per tutti, e il rapporto non viene inquinato da quei braccio di ferro allucinanti che creano tensione. Qui la cultura e’ diversa. I., venezuelana, ha recuperato il figlio a scuola, gli ha preparato un peanut butter jelly sandwich alle 7 di sera e poi lo ha messo a nanna: suo figlio seienne si e’ lavato i denti ed e’ andato in camera sua a vedersi Nemo o non mi ricordo che altro cartone. Parlando di lei avevo commentato anche questo post. Secondo me il bisogno di fare tutto alla perfezione e’ solamente italiano e scommetto che un sacco di voi, come me del resto, avranno pensato Sandwich per cena??? Niente gioco??? Niente coccole col papa’???

Quindi dico a My, ma sai che tempo fa avevo trovato un documento e ci avevo fatto un post, anzi due, ma uno e’ stato cancellato e jettato da una simpatica bannatrice con la faccia tirata dalla rabbia. Era l’otto marzo e forse ero incinta da venti ore, chissa’, ma quella tabella mi aveva davvero fatto riflettere. D’altronde ne avevano parlato anche i dejavu’, e tutto questo al di la’ del fatto che ci sara’ sempre qualcuno a criticare i nostri metodi educativi.

Riporto quello che avevo scritto nel secondo post, perche’ io voglio provarci ad essere una mamma che responsabilizza e che da’ dei piccoli incarichi, anche se la mia testa di mamma italiana mi dice che a quattro anni non puoi saper rifare il letto. E lo so che state pensando Ne riparliamo tra qualche anno, ma, bimba, proviamoci, ok?

Spesso le mamme mi chiedono come possono favorire l’indipendenza dei loro figli. Mi raccontano di bambini di 7-8 anni, a volte gia’ alle scuole medie, intimoriti e frenati sia nelle relazioni con i loro coetanei sia in quelle con gli adulti; figli che non prendono iniziative, che non hanno fiducia in loro stessi, che durante lo studio pomeridiano cercano la vicinanza della mamma, che non tollerano le frustrazioni.
Di solito bastano un paio di domande per capire che la situazione e’ ben piu’ ampia di quanto descritto dai genitori. Quando chiedo “Ma suo figlio si veste da solo? Si lava da solo? Dorme da solo?” La maggior parte delle risposte e’ “no”.
I bambini hanno bisogno di sperimentare. Sperimentare in prima persona vuol dire correre il rischio di sbagliare, ma anche sentirsi fieri per avercela fatta con le proprie forze. L’autostima e’ un circolo virtuoso che si rinforza da sola, perche’ un bambino che si sente competente e premiato per la sua audacia e’ un bambino che cerchera’ di ritrovare quella sensazione di successo e di soddisfazione di se’.
La nostra cultura e’ molto protettiva con i piccoli. Difficilmente permettiamo ai nostri figli di partecipare alle attivita’ di casa, soprattutto ai maschietti. Ma se guardate attentamente la tabella in immagine, vedrete che in altre culture dare dei piccoli incarichi ai cuccioli di casa li aiuta sia a responsabilizzarsi nella gestione dell’ordine e della casa, sia a farli sentire competenti e partecipi.

Si’, poi tornero’ sulla questione maschile.

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