Accade che ieri una classmate mi chieda: Ma quando fai il babyshower? Ed io ingenuamente risponda: E’ stato la scorsa domenica. E lei: Ma nooo!! Io volevo fare il regalo a Francesca!
Mi sento improvvisamente colpevole, ma il motivo c’e’. Essendo stato fatto sul posto di lavoro di My, le spiego, sarebbe stato difficile far accedere persone esterne, anche per questioni di assicurazione. Nel condominio dove viviamo c’e’ un clubhouse a disposizione dei residenti, ma abbiamo scoperto che “a disposizione” significa 300$ di affitto + 200$ di deposito, piu’ tavoli e sedie da affittare, ed ecco, noi vogliamo tanto bene a tutti ma in questo momento quei soldi sono tanti per noi e quindi abbiamo rinunciato ad organizzare qualcosa. Pero’ abbiamo scoperto che la regola vuole che questa festa, a differenza che in Italia, venga organizzata da altri, e che e’ davvero imprescindibile per una mom to be. Ecco il motivo per cui alcune compagne mi hanno portata a festeggiare una settimana fa.
Capisco, mi dice, no problem.
Penso si sia offesa.
L’altro ieri un amico su fb vede le foto del babyshower ufficiale e scrive:

NOOOOOO! l’ho dimenticato!!! Mi dispiace aver perso la festa. Comunque stavo lavorando, ma ho un regalo per Francesca. Quando ci vediamo?

Istintivamente mi si scatena il senso di colpa, poi leggo meglio. Cioe’, e’ lui che si giustifica per non essersi ricordato, non e’ colpa nostra che non lo abbiamo incalzato abbastanza. Qui si usa chiedere di partecipare, si usa donare, come fece qualche mese fa la ragazza che conoscevo da due settimane quando mi porto’ il regalo in classe. Il babyshower sembra essere un evento sociale partecipare al quale assume un’importanza cruciale. Mi esprimo male forse, ma l’impressione che ho e’ questa. Da noi quasi si fugge dai battesimi, che, diciamolo, in effetti sono davvero noiosi.

Cosi’ la classmate si presenta oggi in classe con una piccola busta dicendomi che mi ha portato qualche vestitino dismesso dalla nipote di soli quattro mesi. Cose deliziose e ovviamente stranuove, come queste scarpine:
E poi aggiunge: Stiamo cercando di organizzarti una festa in classe, ma non ti dico di piu’ perche’ sara’ una sorpresa.
Sto imparando tanto da questa gravidanza. Sto apprendendo aspetti della cultura americana che non avrei mai immaginato, essendo sempre descritta come individualista, e invece non c’e’ stata differenza tra gli ispanici (che hanno l’usanza del babyshower anche nei loro paesi di origine) e gli americani stessi, il calore e’ stato identico. Forse perche’ siamo nel South?
Mi servo di questo post per spiegare che ieri, grazie ad un video, ancora, sul cultural shock, ho scoperto che sto percorrendo esattamente le fasi previste dal processo di inserimento. Dopo la honeymoon ho vissuto il vero e proprio cultural shock, che come avevo capito subito era dovuto alle differenze culturali con gli ispanici piu’ che con gli americani, e su cui vi ho tediato abbastanza. Ora mi trovo nella terza fase, che chiamano adjustment.
La soluzione al cultural shock e’ darsi da fare. Non isolarsi, frequentare persone, imparare la lingua, ascoltare la tv e leggere i giornali, andare in palestra, mangiare cibo locale. Come ho detto spesso negli ultimi giorni, questo corso intensivo mi ha permesso di migliorare un po’ il mio inglese – finalmente cervello e lingua sono collegati! -, conoscere nuove persone che mi piacciono, tenermi impegnata per tante ore al giorno fuori casa e affrontare questo paese. Ieri ho risposto al telefono per un sondaggio. Oggi sono andata da sola in un ufficio per una pratica. Cose che qualche settimana fa evitavo di fare perche’ non mi sentivo adeguata. I miei compagni di classe e i colleghi di My ci insegnano valori e usanze, anche se a volte sono ibridi, ma loro vivono qui da molto piu’ tempo di noi. Confrontarci con gli altri ci aiuta ad integrarci, a riconoscere quello che ci piace e quello che invece continueremo a ritenere discutibile. Mi trovo anche piu’ legata alla mia italianita’, nonostante continui ad essere molto critica su tanti aspetti del nostro paese, ma forse anche questo fa parte del gioco, almeno finche’ non passo al recovery.
Tra pochi giorni finiro’ il corso e riprendero’ a gennaio, e lo so che mi mancheranno tutte le persone che mi stanno accompagnando da un mese e anche queste giornate, dure ma intense e piene di scoperte. Perche’ un risvolto importante del processo di integrazione e’ quello di scoprire parti di se’ in relazione al nuovo paese e alle nuove persone che si conoscono. Ecco perche’ non tutti ce la fanno. Come sempre, la differenza sta tra chi accetta di mettersi in discussione e perdere delle certezze per guadagnare qualcosa che ancora non sa cosa sia, e chi invece e’ spaventato dal fare entrare le novita’ dentro di se’. Come ho letto oggi, grazie Pinko,

Per avere una nuova primavera è necessario lasciarsi andare.

Pero’ per il calore che ricevo dalle persone da quando sono incinta non c’e’ differenza alcuna tra italiani, nord e sudamericani. E’ esattamente lo stesso. Poi dici che non e’ un periodo meraviglioso.

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