Marina, exchange student

Qualche settimana fa ero stata colpita da un commento al post di Betty. Gua-sta scriveva

Pensa che una compagna di classe di mia figlia è appena rientrata dall’anno negli Usa. Tutto bene…anzi troppo: continua a piangere e non vuole vedere nessuno, nemmeno quella che era la sua amica del cuore qui in Italia e non vuole studiare per gli esami di ammissione in quinta. E non c’entra nemmeno un ragazzo perché quello che aveva là era italiano ed è tornato a sua volta nella sua città. Sono, anzi siamo, tutti molto preoccupati.

Oggi ho ricevuto questa.

Salve Lucy di Miami,
Sono Marina di Roma ma allo stesso modo sono anche un po’ Marina di Medford, una piccola cittadina situata nella parte sud dell’Oregon. Ho trovato il tuo blog oggi e ho un po’ iniziato a leggere, ci sono due post che mi hanno colpito da morire… Quello dove racconti come la vita a volte può prendere dei percorsi che non avevi messo in conto e sorprenderti e quello della tua amica exchange student.

Entrambi mi hanno fatto pensare e mi hanno fatto scendere una lacrima ma quello della ragazza che è stata un anno negli States nel 2000 mi ha lasciato senza fiato. Non sono riuscita a leggerlo tutto, mi ha risvegliato un mix di emozioni e pensieri che mi lasciano ogni volta senza fiato. Quella ragazza, Giulia, è tornata ormai una decina di anni fa mentre io sono tornata un mese fa da un semestre sulla west coast.

Ho deciso di scriverti per prendermi una pausa dalla compilazione “matta e disperatissima” delle diecimila applications che sto mandando ai più disparati colleges americani in cerca del miracolo di una borsa di studio.
Da quando ho deciso di partire, nel maggio di tre anni fa quando stavo per finire il primo anno di liceo Scientifico, non riesco più a smettere di sognare e da quando sono tornata non riesco a smettere di pensare all’America e alla mia adorata host family che nel breve periodo di sei mesi è diventata una vera e propria famiglia.

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Non riesco a smettere di pensare a quando ho preso il mio primo volo, da sola, e sono rimasta bloccata a San Francisco non avendo la minima idea di cosa fare o dove andare; oppure al mio fantastico natale americano, alla stradina magica di Medford, piena di luci; non posso smettere di pensare al momento esatto in cui ho immerso il piede, per la prima volta nella mia vita, nel grande e freddissimo Oceano Pacifico. Come posso dimenticare il Golden Gate Bridge? Non potrò mai dimenticare l’amore della mia mamma americana che mi tratta come se fossi sua figlia naturale, non scorderò mai l’ultimo abbraccio dato a mio padre prima di entrare a fare il check in per prendere un aereo che mi avrebbe riportata in patria. E soprattutto mi manca dire ad ogni momento della giornata, con occhi sognanti, “IT’S LIKE IN THE MOVIES!!!!!!!!!”.

Stando lì ho capito quanto mi piacesse l’Italia e quanto mi mancassero i miei affetti, ma tornando qui mi rendo conto di quanto io sia cambiata mentre tutti gli altri sono riusciti a costruirsi una vita intorno alla mia assenza che, si sentiva sicuramente, ma si è riuscita a superare. Da quando sono tornata tutto è come prima, come lo avevo lasciato, la mia migliore amica ha qualche amicizia superficiale in più (che abbiamo già capito quanto in realtà sia stata temporanea), mio fratello è cresciuto di venti centimetri in sei mesi, i miei nonni hanno sempre più acciacchi che non riesco più a contare e le mie cuginette hanno un anno in più. Ho bisogno di rimanere stupita ogni volta che giro un angolo per strada, di meravigliarmi per qualcosa di inaspettato, di scoprire. Ho bisogno di tornare in America e non è un capriccio di una diciassettenne che vuole scappare di casa, ho bisogno dell’America perché l’Italia ormai mi va stretta, in sei mesi sono cresciuta e non calza più.

Ho sperimentato sulla mia pelle quanto possa essere difficile essere quella diversa a volte, eppure mi manca anche quello.

Non so perché ma in questa notte (almeno qui in Italia) di fine Luglio ho voluto condividere con qualcuno quello che provo, ho voluto svuotarmi cuore e cervello.
Complimenti per il blog, grazie di condividere con tutti delle emozioni che molte persone vorrebbero provare.
Buona fortuna e buona estate!

Grazie e in bocca al lupo a te, spero che troverai la soluzione ai tuoi desideri quanto prima.

Trovate Marina qui.

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46 pensieri su “Marina, exchange student

  1. Oh, come mi piacerebbe parlare con questa ragazza! Lei è una di quelle persone che capisce, perché prova sulla sua pelle, quello che provo io. “L'Italia mi va stretta” è una di quelle cose che mi sono ritrovata a dire molte volte, ma che nessuno ha mai capito appieno – parlo di coetanei!Lotta per i tuoi sogni e le tue ambizioni, Marina. Ti ammiro tanto (dovevo andare negli USA anche io ma poi ho deciso di fare un passetto indietro ed ho scelto il Regno Unito!) e ti auguro il meglio!In bocca al lupo, Annalisa

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  2. “Ho sperimentato sulla mia pelle quanto possa essere difficile essere quella diversa a volte, eppure mi manca anche quello.” Questa frase è stupenda e racchiude tutto l'essenza del vivere all'estero. Il sentirsi “diverso” e per questo talvolta additato e guardato, quanto mi piace questa sensazione, che a volte può essere pesante ma è anche tanto bella!Evviva la diversità!Un grandissimo in bocca al lupo a Marina di Medford!!!!!

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  3. È qualcosa che ti può colpire anche quando sei stato in un posto che non ti è piaciuto e in cui non torneresti. Qualcosa ti si rompe dentro, le radici si strappano. Non sarai mai più quello di prima. Non puoi tornare indietro. C'è tanto di bello ma fa male davvero.

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  4. Sono perplessa….Ma visto che il mio commento è stato citato sento di dover commentare ancora. In tutta questa bella storia non vengono mai citati i genitori veri. Solo “generici affetti” che hanno superato il distacco e proseguono con le loro vite… Capisco l'entusiasmo ma resto comunque perplessa.

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  5. Amo i miei genitori e non sarò mai abbastanza grata per avermi permesso di fare quest'esperienza, perché a diciassette anni, senza il loro consenso fai ben poco. Non sono stati loro a propormi questa cosa, io sono stata una di quelle che ha fatto tutto da sola e si è rialzata dopo molte sconfitte, ma sempre da sola, perché i miei genitori mi hanno testualmente detto “noi ti diciamo di sì perché non vogliamo che poi in un futuro ci rinfacci di non averti permesso di fare un'esperienza del genere”, per il resto me la sono sbrigata da sola. A loro ovviamente io sono più che riconoscente perché hanno dimostrato un grande amore mettendo il mio sogno prima delle loro preoccupazioni.Ho scritto quanto riportato sopra per condividere le mie emozioni e i miei pensieri che non mi lasciano mai, non era sicuramente un elogio alle persone che mi hanno messo al mondo né un testo di ringraziamenti. Se qualsiasi perplessità la affligge, signora Annalisa, la prego di contattarmi, sono qui per lei :)Grazie a tutti dei magnifici commenti e …. crepi il lupo ❤

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  6. Mi piacerebbe sapere cosa è costato l'annetto ai genitori della figlia che “ha fatto tutto da sola” 🙂 Sono figlia di expat, e sia a 17 sia a 25 ho fatto lunghe esperienze all'estero… Secondo me a 17 anni è presto per sapere cosa si vuole fare nella vita e il magone dopo un solo mese è comprensibile…ma è anche comprensibile che l'Italia non piaccia più, la cultura e la gentilezza americane sanno essere very charming…in bocca al lupo a tutti gli expats temporanei o permanenti, perché alla lunga non è facile. Ma la vita quasi mai è facile, in ogni caso 🙂

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  7. Cerchiamo di capire le parole sempre nel contesto in cui sono dette, ho detto che me la sono sbrigata da sola per fare un exchange program (se non sono stata chiara, bhe, si intuiva dal post che sono stata una exchange student) non per espatriare a 17 anni da sola. Non so quello che voglio dalla vita, ma alla fine, chi lo sa fino in fondo? Come ha detto la vita non è quasi mai facile quindi, forse, se possiamo viverla nel posto che ora come ora ci rende felice è meglio, o no? 🙂 Grazie per il commento,Best regards ed in bocca al lupo a lei!Marina

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  8. Proprio non mi spiego. Questa ragazza parla con affetto e chiama madre e padre solo quelli che l'hanno ospitata per 6 mesi! Il tutto suona come una fuga, non come un sano bisogno di spiccare il volo. Io mi sono solo messa nei panni della sua madre biologica, sai com'è…

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  9. Ti sei messa nei panni della mamma e non in quelli di Marina. Alla sua eta' e' normale voler andare via di casa, lo abbiamo detto tutti, o quasi. Non e' normale il contrario. Io non ho trovato nulla di offensivo nelle sue parole, e soprattutto non capisco perche' sposti il fulcro da quello che era il problema originario, dalla disperazione dell'amica di tua figlia all'insinuazione che Marina non stia bene a casa sua. Questo, lo trovo offensivo.

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  10. Marina grazie per la pazienza e perdona questi commenti insolenti e anonimi. Non e' la regola, qui, e non e' quello che mi piace. Sentiti libera di ignorare la villania delle persone che hanno dimenticato completamente cosa voglia dire essere adolescente.

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  11. Conosco Marina di persona, sul serio (l'hanno portata da Medford fino a Reno perche` potessimo finalmente incontrarci – conosco la sua mamma americana da prima che Marina entrasse in scena 😉 ) e posso garantire che e` una ragazza con la testa sulle spalle che AMA, al di la` di ogni dubbio, i suoi genitori, nonni e fratello. Ama anche quei genitori “affidatari” americani che le hanno aperto la casa (e i cuori) dopo un'esperienza disastrosa con un'altra exchange student conclusasi prematuramente, e non e` cosa facile. E` impossibile non voler bene a Marina, 17enne testarda che era al suo primo viaggio da sola (per di piu` in aereo ed in un altro continente), che si e` trovata bloccata in aeroporto a San Francisco all'arrivo per colpa della nebbia e pur con pochissima assistenza, per non dire proprio NESSUNA assistenza. Mentre tutti davamo fuori di matto, lei era l'unica a mantenere la calma!!!Sai bene cosa penso di te, Marina, e cosa provo per te. Continua a lottare per i tuoi sogni e NON mollare mai, qualsiasi cosa la vita di butti sulla strada!!!!!!!!Un bacione cucciola (e grazie a te, Lucy, per averla ospitata!!! ❤ ). Ti voglio bene, Lorena

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  12. Sono stata nei panni di Marina alla fine del mio anno di scambio in USA. Ricordo perfettamente la sensazione di essere un pesce fuor d'acqua al rientro in Italia. Ricordo il senso di spaesamento dato dal non sentirsi più a casa in quella che è sempre stata casa. Cara Marina, ritroverai il tuo equilibrio, che sia in Italia o negli USA, questo non lo so, ma prima o poi troverai il tuo posto nel mondo. In bocca al lupo!

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  13. Scusa, ma io non ho detto né di essere offesa né intendevo offendere. Capisco benissimo Marina: io stessa finite le superiori ho vissuto sei mesi a Londra e ricordo bene quanto stretta mi stesse la mia vita e la mia città al ritorno. Adesso sono madre di una 18enne e mi sembra il minimo immedesimarmi nella madre. Ho detto di essere rimasta perplessa per quanto riguarda le sue motivazioni ed il modo in cui le ha espresse. Sul fatto che l'esperienza all'estero sia ormai imprescindibile non si discute.

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  14. Ciao a tutti… tutte forse. E' interessantissimo questo post e lo sono stati soprattutto i commenti: incredibile come ognuno abbia letto le parole di Marina in modo diverso e ognuno abbia attribuito pesi diversi alle varie cose che lei ha scritto! Non ci ho trovato insolenza… Marina è stata brava a chiarire con tranquillità.Io l'ho letto dal punto di vista di mamma di un novenne e una cinquenne che forse un giorno faranno la stessa esperienza e magari proveranno le stesse cose. Ormai sono tanti i ragazzi che lo fanno ed è una gran cosa. Le famiglie che ospitano, evidentemente fatte di gente aperta e accogliente, sono esempi preziosissimi per i nostri ragazzi. Più che la partenza, come genitore, comincio a credere che dovrebbe mettermi ansia il ritorno… :)ps. Non so che vuol dire “Go Ducks!”, ma a sentire Oregon ho pensato subito a littleD 😉

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  15. Grazie del commento! Ho imparato davvero tanto dalla mia host family perché, nel bene e nel male, ho vissuto in una famiglia diversa dalla mia. Il solo stare con loro e vedere come agivano in certe situazioni mi ha insegnato tanto. In sei mesi o un anno si cresce in ogni senso, sia a casa propria che dall'altra parte del mondo, ovviamente i cambiamenti si notano di più se non ci si vede per un lasso di tempo lunghissimo dopo una vita passata insieme (non so se si capisce quel che intendo). I miei più volte mi hanno detto che sono cambiata e che quando mi hanno vista all'aeroporto si sono spaventati perché “sembravo proprio americana”, poi mi sono (ri)abituata a stare qui ma certe esperienze non si cancellano, quello che hai imparato non potrà mai togliertelo nessuno e io adesso ho davvero tanta voglia di esplorare e vivere una realtà diversa da quella italiana!Le ducks sono le mascotte dell'University of Oregon, un football team per capirci 🙂 Purtroppo non conosco littleD LOL!Buona giornata!Marina

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  16. Ci tengo a sottolineare che questo e' quello che accade a tutti gli adolescenti: crescono anche grazie a dei punti di vista esterni, che gli permettono di scoprire altre famiglie, altre educazioni, altri modi di amare ai quali affidarsi e farli propri. E la piega che prende la vita una volta adulti non sempre e' dettata dalla fuga da situazioni pesanti. E se lo e', e' sano. Ecco tutto.

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  17. Grazie del chiarimento! (neanche io conosco littleD, ma so che è nato in Oregon, è il bimbo di Marica) 🙂 Saper valutare e scegliere il meglio di quello che c'è nel mondo e nelle persone, questo è il grande valore secondo me di queste esperienze. Dove sarà la vita di Marina non lo so, ma so che sarà un'italiana “migliore” ora. Tra l'altro m'ero scordata di farle l'imboccallupo!

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  18. [si, la Duck e' la mascotte, e in generale ogni competizione sportiva (con la squadra dell'oregon) il tifo e' “go ducks!!!!!” impossibile girare in oregon senza imbattersi in un negozio “ducks”, ci tengono molto… scusate la digressione!]in bocca al lupo a Marina per il suo futuro!

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  19. Credo che lo stato d'animo di Marina sia comprensibile e rientri nella normalità di chi ha fatto un'esperienza simile e a quell'eta' poi. La nostalgia, il desiderio di far parte di una comunità diversa da quella di provenienza, la vita e i ritmi completamente diversi, e gli stimoli che se ne traggono sono la risposta a tutto, secondo me. La cosa che però non condivido, è il fatto di dover sempre spaccare il capello in quattro ad ogni pensiero o commento che risulta un pochino fuori dal coro. Le persone che frequentano questo forum sono tutte, a parte qualche anonimo, beneducate e civili…..a volte un pensiero rimane solo un pensiero, un'opinione scritta e basta. Rimane solo un grande rispetto per una giovane donna che attraverso la sua esperienza ci ricorda quello che c'è al di fuori di questo paese.

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  20. Sull'educazione di Marina non ci piove, su questo siamo tutti convinti, ma i toni degli altri non erano da meno. Tanto chi legge alla fine si fa sempre un'opinione propria senza lasciarsi condizionare dai pensieri degli altri.

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  21. Provo una profonda ammirazione per i genitori di Marina che l'hanno lasciata andare dandole la giusta sicurezza e la capacità di cavarsela da sola. Evidentemente sono stati molto bravi nel darle gli strumenti giusti per volare. lei mi sembra una ragazza in gamba, sa volare e le piace. Ci vuole coraggio sia come figlia che come genitori. Costruirsi sui gradini dell'indipendenza, lasciare andare, saper dosare l'amore sano e la giusta libertà. Compito arduo per ogni genitore…Raffaella

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  22. Scusa Mary ma fammi capire. Se tu parli con qualcuno esponendo il tuo punto di vista e quel qualcuno non e' d'accordo con te, tu che fai? Cosa dovrei fare io qui? L'alternativa e' non rispondere ai commenti. Oppure dovrei dire sempre si'?Nel caso in questione e' accaduto che sul post precedente, quello di Betty, la decisione e l'esperienza di una mamma sono state messe in discussione da Annalisa dicendo che una compagna della figlia e' tornata che stava sottantreno. Ora qui riporto la decisione e l'esperienza di una ragazza che in qualche modo sta sottantreno e ne spiega il perche', e viene obiettato dalla stessa persona che dovrebbe considerare il punto di vista della madre. Insomma, come la metti la metti, non va mai bene.

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  23. Ho avuto sensazioni molto simili a quelle di Marina quando dopo 3 mesi in Florida, sono tornata in Italia. Mi sentivo profondamente diversa dalla me di prima e un po' a disagio a tornare di nuovo nella solita routine da vita italiana.La capisco molto bene anche se ha avuto un'esperienza diversa dalla mia. Anche io ho trovato il mio posto nel mondo… in U.S. e non solo perche' il mio ragazzo vive li 😛 Comunque sia, spero che Marina possa trovare un modo per tornare in U.S. e realizzare tutti i suoi sogni!!!

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  24. In bocca al lupo per tutto e segui assolutamente il tuo istinto/desiderio!Capisco che le letture di un racconto possano essere diverse, ma il contesto (ragazza di 17 anni tornata da un mese) ci deve anche indirizzare nella lettura del racconto. Tanta ammirazione per te e per la tua famiglia.Ornella

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