Cuba e’ considerata un mito dagli italiani, equamente divisi tra l’apprezzamento per le jineteras a buon mercato ed il comunismo. Per questo motivo il nostro paese ha accolto con grande entusiasmo la notizia della revoca dell’embargo sull’isola. Non Miami.

Ho tentennato molto se scrivere o no su questo argomento, di soilito ogni tentativo di mostrare l’altra faccia della medaglia cade nel vuoto, ed in passato e’ perfino successo che una follower – e amica – tempo fa mi abbia cancellata e bloccata su fb dopo che scrissi come la pensavo politicamente (so che il motivo era un altro, sono sicura che stai leggendo, ma quello fu il tuo pretesto). Il mito del comunismo, di Fidel e del Che sembrano essere intoccabili. E allora perche’ ne scrivi qui? vi starete chiedendo. Fondamentalmente perche’ molti dei miei lettori vivono fuori dall’Italia e forse la distanza aiuta a guardare meglio le cose.

Io stessa, che non ho mai avuto tessere di partito e non ho mai avuto il mito del Che, quando ero in Italia pensavo che l’embargo fosse una condizione eccessiva che non aveva alcun effetto sul governo Castrista ma solo sulla popolazione. Poi sono arrivata qui, ho iniziato a sentire le notizie di prima mano e ho cambiato idea. Ma serve una premessa.

Quando Castro rovescio’ la dittatura di Batista (1959) e insedio’ un governo socialista a Cuba nazionalizzando le proprieta’; contemporaneamente scatto’ l’embargo economico Americano. A quei Cubani, come la famiglia di Andy Garcia, che non accettavano la sua idea di comunismo (che non arrivava da un giorno all’altro ma da dieci anni di opposizione a Bautista) venne concesso di andarsene prima ancora che tutto iniziasse; di fatto, molte persone decisero di autoesiliarsi. Tra questi c’era mia suocera, che lascio’ l’isola con suo fratello e sua madre, mentre due sorelle e tutti gli altri parenti rimasero li’.

Il regime castrista requisi’ il loro appartamento ed i loro beni (inteso come mobili, vestiti ecc) che passarono nelle mani dello Stato, cosi’ come tutte le proprieta’ del resto dei Cubani. Nazionalizzazione significa che tutti persero la proprieta’ ma non l’usufrutto. Nessuno aveva cose, lo Stato assegnava i lavori ai cittadini ed i salari erano bassi e uguali per tutti. Nessuno doveva eccellere su un altro, ne’ in termini di qualita’ ne’ di retribuzione. C’e’ bisogno di insegnanti? Non puoi scegliere un’altra professione, devi fare quello, e ti paghiamo poco perche’ il resto te lo diamo noi.

Mia suocera, suo fratello e sua madre persero tutto e decisero di fuggire in Spagna, dopo essere stati umiliati ad additati pubblicamente come vigliacchi ed infedeli alla rivoluzione comunista. A lei, allora poco piu’ che ventenne, venne sequestrato il cappotto prima di salire sull’aereo. Molte persone che come loro stavano andando via, erano i primi anni ’60, vennero sottoposte ad ispezioni corporali per essere sicuri che non nascondessero soldi, perche’ ovviamente non erano piu’ i loro. Venivano requisite perfino le fedi nuziali, dovevano lasciare l’isola con il minimo che avevano addosso. Lei racconta che passato l’ultimo controllo fuggi’ a perdifiato verso l’aereo, territorio internazionale.

Potete immaginare cosa abbia significato per me conoscere la storia vissuta dai protagonisti e non dagli slogan. Da allora ho aperto gli occhi e provato a pensare con la mia testa.

I cittadini vivevano con quello che il regime gli passava mensilmente per soddisfare i bisogni di base attraverso la Libreta de Abastecimiento. Tipo quanto riso o quanti fagioli al mese, un paio di scarpe all’anno, una saponetta ogni sei mesi, cose cosi’. Ovviamente un paio di scarpe puo’ rompersi, o non tutti ce la fanno a far durare una saponetta sei mesi, magari un reazionario si strofina le mani tre volte anziche’ le due di un bravo comunista, ed il sapone finisce. Che si fa, visto che il regime non ne passa un’altro fino al termine dei sei mesi? Si va al mercato nero. Perche’ nessun sistema e’ perfetto. Il mercato nero pero’ richiede soldi, tu al mese hai solo quelli che ti passa il regime che sa che quello che ti serve e’ poco sempre perche’ a tutto il resto ci pensa lui. Quindi devi decidere se comprare la saponetta al nero o tenerti i soldi per qualsiasi altra necessita’, magari altro riso perche’ i tuoi figli hanno fame, e alla fine ti dici che solo l’acqua va bene. Poco male se si tratta di sapone, un po’ peggio se sono scarpe, no?

Tutto aveva un prezzo, e solo chi aveva soldi non emessi dal governo, quindi non pesos cubani, poteva permettersi il resto. Molti alimenti sparirono dagli scaffali presto, come la carne, oppure il latte era concesso solo a determinate persone. Dal blog di Elsa Pardo:

La “libreta” la distribuía el gobierno socialista cada año a cada núcleo familiar, de acuerdo al lugar de residencia. Constaba de una página por cada mes y especificaba la edad y genero de cada miembro familiar. Con tal motivo, para la distribución y control, el gobierno socialista cubano creó una oficia denominada “oficoda” ¡Así, tan abiertamente, se burlaron del pueblo en general! porque afectaba a toda la población, excepto por supuesto la clase dirigente de la Isla -casta privilegiada- quienes estaban en disposición de prescindir de la libreta y del racionamiento. La población tendría derecho a adquirir a través de la libreta –y sólo en su localidad- una cuota mensual que garantizaba desde un 39% a quizás la mitad del consumo de calorías per capita diarias de cualquier ser humano; y solo suficiente cantidad para menos del mes: arroz, frijoles, aceite, manteca, azúcar, café, pastas, pan, huevos, carnes (roja y aves), sal, compotas, conserva de tomate, etc. Además otros artículos tan necesarios como el jabón de baño y de lavar, detergentes, pasta dental, kerosén y alcohol, etc. La leche de vaca era solamente distribuida a niños menores de 7 años, adultos mayores de 65, mujeres embarazadas y a personas con algún muy especial tipo de enfermedad siempre y cuando presentaran certificado médico legal.

La ragione ufficiale dei mancati razionamenti e’ el bloqueo, l’embargo, ma come scrive l’autrice presto iniziano a scarseggiare anche i prodotti nazionali, cioe’ quelli non importati. Allora e’ l’embargo o la propaganda?

Nel frattempo l’economia Cubana, un tempo florida, crolla. La lavorazione della canna da zucchero, praticamente unica materia prima esportata, tracolla. Un sistema che non puo’ interagire con l’esterno e’ destinato a collassare. La Russia e la Cina per anni restano i principali acquirenti delle esportazioni cubane, poi arrivano la guerra fredda, la caduta del muro di Berlino e la Perestroika a far crollare anche quelle economie. Cuba diventa drammaticamente povera. Affamata.

Ma, si dice, non la famiglia Castro.

I Cubani scappati perche’ non accettavano il regime, tra cui mia suocera, hanno sognato per anni di poter tornare in patria una volta che Castro fosse morto, e ancora aspettano. Lei, talmente orgogliosa della sua scelta da essere entrata in Usa come Italiana senza voler ricevere alcun privilegio destinato ai Cubani, da mezzo secolo si chiede perche’ i suoi connazionali non si ribellino, perche’ non provino a rovesciare il regime, perche’ accettino supinamente tutte le restrizioni alla loro liberta’. Lei ed altri nel frattempo hanno potuto rifarsi una vita, lavorare e, se avevano avuto capacita’ e possibilita’, arricchirsi. E’ un’onta, fare i soldi? In Italia sembrerebbe di si’.

La maggior parte dei Cubani all’estero continua, da cinquant’anni, ad inviare mensilmente soldi e beni, un tempo di nascosto, a chi e’ rimasto sull’isola, per permettergli un po’ di benessere. I dollari americani sono quelli che permettono alla gente di fare acquisti al mercato nero, di far girare, in qualche modo, un’economia altrimenti agonizzante. Di fatto emerge dal nero un’altra moneta, non ufficiale, chiamata peso convertibile, agognatissima e posseduta solo da chi ha parenti all’estero o ha a che fare con turisti sull’Isola. Il regime tollera e fa finta di non vedere, chissa’, magari per scongiurare una rivolta popolare.

Dall’incontro di domanda e offerta nascono nuove professioni. Gli esuli cubani a Miami, ai quali e’ stato reso impossibile rientrare fino allo scorso anno, ogni mese incaricano donne a cui affidano valigie cariche di roba da portare alle loro famiglie lontane. Vengono chiamate mule: hanno il permesso di viaggiare per e dall’isola non senza subire infiniti controlli (nessuno e’ incorruttibile) e dietro al pagamento di salate tasse di viaggio. Mio marito ha amici Cubani che aspettano da cinque anni che gli venga emesso un passaporto, altri che una volta pagato il viaggio per andare a trovare il genitore in punto di morte non sono stati fatti entrare.

Fino a pochi anni fa i cittadini non potevano lasciare la propria terra, cosi’ sono state quasi esclusivamente le Cubane ad andarsene per sposare uomini stranieri (e poi portarsi dietro qualche familiare. In Italia ci sono tanti Cubani, come in Spagna). Questa liberta’ personale verra’ concessa per la prima volta nel 2012, ma non tutti ottengono il visto e soprattutto non tutti hanno i soldi per comprarlo, perche’ costa caro.

A causa di tutte queste ingerenze nella vita privata, a pochi anni dall’insediamento del Castrismo Cuba diventa terra di malcontento. Per tenere sotto controllo eventuali rivolte, nei quartieri vennero istituite ronde di sorveglianza composte da cittadini volontari, che in cambio di concessioni da parte dal regime spiano gli altri e riferiscono se ci sono trame contro, ma piu’ spesso semplicemente riferiscono le normali lamentele del privato cittadino. Molti vengono incarcerati ed interrogati per futili illazioni, la delazione diventa endemica. Nessun Cubano che conoscerete si sbottonera’ piu’ di tanto: tendera’ a farvi molte domande ma a dire molto poco di se’. I Cubani a Miami vedono spie ovunque, mia suocera nove volte su dieci e’ convinta che chi le parla sia un infiltrato del regime all’estero – e magari ha pure ragione.

I veri dissidenti, le ufficiali voci contro il regime, vengono imprigionati per anni a morire di stenti e le famiglie non hanno piu’ loro notizie. Le damas de blanco sono madri, sorelle e mogli dei dissidenti che provano invano a portare la loro voce fuori dai confini nazionali, ma la repressione interna, il controllo della stampa e della rete rende tutto vago.
Come in Cina o in Corea del Nord, i cittadini non hanno avuto accesso ad internet per lungo tempo, poi e’ stato concesso ma le ricerche sono strettamente filtrate. Non si puo’ denigrare il regime, ne’ metterlo in discussione, ne’ essere sicuri di cosa accade. I telefoni cellulari vengono mandati da Miami.

Provate a pensare di vivere la vostra intera vita (sicuro avete meno di 50 anni) con un paio di scarpe all’anno, una saponetta ogni sei mesi, mezzo chilo di riso al mese a testa, nessuna notizia dal mondo esterno (ma voi non lo sapete), l’obbligo di andare in piazza ad applaudire i discorsi del Duce di Fidel e niente da fare tutto il giorno perche’ non c’e’ lavoro per tutti. Non puoi essere nemmeno Cattolico, se ti gira, perche’ il comunismo ha decretato che la religione e’ l’oppio dei popoli – per fortuna e’ arrivato Wojtila nel 1998.

Con la pancia e le tasche vuote la gente non pensa a fare la rivoluzione, pensa a sopravvivere. E dopo il mercato nero fiorisce la prostituzione, ufficialmente illegale ma di fatto tollerata anche quella. Le case cascano a pezzi perche’ il regime non ha soldi per la manutenzione, ma tanto, se ufficiosamente sono nazionalizzate, ufficialmente non sono di nessuno e a nessuno interessa ripararle. Le automobili che circolano sono vecchie glorie di fabbricazione cinese e russa, pezzi da museo. La gente comune diventa bravissima a riparare qualsiasi cosa, non potendo acquistarne di nuova.

Contemporaneamente i turisti che affollano Cuba vengono affascinati dall’idea retro’ e romantica di queste vecchie auto recuperate.

Alcuni grazie alle loro doti escogitano soluzioni che hanno dell’incredibile.

Questa non e’ una barca per andare a pescare, ma una balsa, una zattera, che molti Cubani usano per provare a fuggire.

In questi 50 anni, non tutti hanno accettato le condizioni imposte. Una mia compagna di college, che si definisce orgogliosamente balsera, e’ scampata agli squali e alla disidratazione, ed un collega di mio marito e’ stato messo su una balsa a dieci anni, da solo, dai suoi genitori che speravano potesse raggiungere gli Stati Uniti. Gli Stati Uniti applicano ai balseros la legge del piede asciutto/piede bagnato: chi di loro viene intercettato in mare viene rispedito al mittente; quelli che riescono ad arrivare sulla terraferma ottengono asilo politico come rifugiati. Lo stesso status di rifugiati viene chiesto da chi entra negli Stati Uniti dal confine terrestre, di solito e’ quello Messicano, posticino notoriamente tranquillo. Conosco tre Italiani, sposati a Cubani, che hanno scelto questa strada.

In questi cinquant’anni di repressione gli unici a poter lasciare ufficialmente Cuba per motivi professionali sono stati medici e atleti sportivi, ma molti di loro una volta giunti in Europa o Canada si sono rifugiati in Ambasciata chiedendo asilo – esattamente quello che fece la ginnasta Nadia Comaneci negli anni ’80, fuggita dalla Romania per gli Usa.
E nonostante tutto questo, a nessun italiano e’ mai venuto il dubbio di chiedersi come mai tutta sta gente volesse tanto andarsene invece di restare nel rinomato paradiso Cubano fatto di gnocca, sigaro e vero comunismo.

Il regime castrista da sempre perseguita chi viene sorpreso a fuggire, imprigionandolo, come la signora A., cugina di mia suocera, arrestata otto volte, ma al nono tentativo ci e’ riuscita ad arrivare a Miami. In cinquant’anni il governo ha concesso solo tre aperture ufficiali a chi voleva andare via: i grandi esodi sono passati alla storia con il nome di Peter Pan (solo bambini non accompagnati, tra cui il signor E., adottato da una famiglia Navajo) e El Mariel (i cui primi liberati da Castro furono detenuti e pazienti psichiatrici, poi esteso ad altri cittadini per un totale di 125mila cubani in Usa).

L’America che impone l’embargo e affama la popolazione, come recita la propaganda, dopo un anno di asilo politico concede ai rifugiati Cubani la Green Card. Miami e’ di fatto diventata una enclave Cubana e qui ogni hermano, “fratello”, che arriva viene aiutato dai connazionali trovandogli lavoro (o permettendogli di lavorare in nero pagandogli prestazioni come giardiniere, medico, idraulico eccetera).

E’ cosi’ che frotte di cubani arrivano ogni settimana a Miami con visto di ricongiungimento familiare o semplicemente richiedenti asilo. I piu’ giovani, che non hanno conosciuto altro che il regime e le sue restrizioni, sono estremamente diversi dalla vecchia guardia cubana orgogliosa e fiera della propria fermezza, che mai ha trattato in alcun modo col regime. Come gia’ accennato, mia suocera ha impiegato venticinque anni per ottenere la residenza Americana pur di non dover pagare la tassa di richiesta al regime Castrista, ma questo orgoglio le e’ costato il prezzo di non poter mai piu’ rivedere la sorella, morta di cancro non curato nonostante la propaganda reciti che Cuba abbia i migliori medici ed i migliori ospedali del mondo. Chiara, Ma che Davvero, ci sbatte’ la faccia.

Se i vecchi Cubani come mia suocera sono fieri ed orgogliosi di non essersi fatti piegare, i giovani sono disincantati, prepotenti, provano a fregarti, e non si fidano di nessuno. Il sospetto di essere controllati e denunciati e’ ormai nel loro DNA. Molti di coloro che al giorno d’oggi ottengono la Green Card continuano poi a fare avanti e indietro da Cuba, principalmente per affari, e soprattutto godendo dei benefici che gli Stati Uniti gli hanno concesso, tra cui l’assistenza medica: tutte cose che il vecchio Cubano non ha mai fatto.

Questo e’ il motivo principale per cui oggi tantissimi Cubani vogliono ottenere la revoca di questi privilegi concessi ai connazionali, primo fra tutti il Senatore Marco Rubio: dopo la revoca dell’embargo e la concessione ai viaggi per i Cubani, non esistono piu’ le condizioni per mantenere in piedi queste norme che hanno un costo per l’economia Americana. Inoltre, nella piu’ classica guerra tra poveri, l’immigrato Cubano non e’ molto ben visto dagli altri emigranti di origine latina, nessuno dei quali gode di simili vantaggi. Se la si guarda da questa prospettiva e’ facile capire perche’ molti Cubani intendono votare per Trump alle prossime elezioni politiche, senza contare il fatto che raramente un Cubano Americano vota a sinistra, con i suoi precedenti.

Il post e’ stato lungo e magari noioso, ma davvero non c’era altro modo per raccontare l’altra faccia di una realta’ mistificata, e tanto altro ci sarebbe ancora da dire. Ma ecco, se per caso qualcuno di voi ha incrociato il mio post su fb che diceva che non tutti i cubani sono felici della trattativa di Obama con Castro e dell’annullamento dell’embargo, e non l’avesse capito, ora forse potra’ comprenderlo un po’ meglio. La comunita’ cubana e’ spaccata all’interno per tutto quello che ho cercato di raccontarvi.

Lascio anche il link ad un post che mi ha segnalato Moky e quello ad un articolo condiviso da Valentina Stella, di cui condivido completamente l’opinione sull’embargo. Mi dispiace che i link siano in llingue straniere, purtroppo l’Italia e’ faziosa in merito. Chi vorra’ leggerli potra’ tradurre la pagina da google. Grazie per essere arrivati fino qui in fondo.

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