La doppia cultura miamense

Quando sono arrivata qui per la prima volta non sapevo cosa aspettarmi. Ero in vacanza per una settimana e non mi ero informata di nulla, ne’ avevo mai visto qualcosa di Miami. Niente. Nemmeno una foto. Non era una destinazione che mi aveva mai attratta, essendo nota per la vita notturna ed i locali. Non avevo idea di come fosse la citta’, se avrei trovato case o palazzi, a malapena la sapevo collocare geograficamente. Ricordo il tragitto dall’aeroporto verso l’albergo, un misto di curiosita’ e delusione: sebbene qui la natura sia rigogliosa e dia alla citta’ ombre e colori particolari, i negozi, o … Continua a leggere La doppia cultura miamense

Half American – Green Card

Appuntamento alle 13.30, arriviamo una mezz’ora prima. C’e’ un bel po’ di gente e, come ci confermera’ l’addetta, oggi le pratiche per le Green Card vanno piu’ a rilento del solito. Eppure il nostro funzionario si affaccia alla porta con solo quattro minuti di ritardo. E’ amichevole, come sempre qui negli Stati Uniti, ma ormai sappiamo che dietro la sua pseudo confidenza c’e’ altro. La sua stanza parla per lui, d’altronde, si sente la presenza dello Stato. Ci fa alzare la mano destra e chiedere di giurare che tutto quello che sara’ detto e’ vero. Ci chiede i documenti di … Continua a leggere Half American – Green Card

Quanto contano cinque minuti

A meta’ dicembre sono finalmente andata a fare la mia prima mammografia. Ho quasi 43 anni e fino ai 39, finche’ ero in Italia, sono stata regolarissima: pap-test ogni anno e eco mammaria ogni due. Poi sono arrivata qui, sono rimasta incinta e ho saltato un giro; poi accade che il College mi costringe a cambiare assicurazione, la nuova mi ciuccia 1000$ per essere andata al pronto soccorso per una brutta congiuntivite, poi non mi voleva coprire le analisi del sangue di controllo annuale, al che mi dico figurati che succede se vado a fare una mammografia. Salto un altro giro, … Continua a leggere Quanto contano cinque minuti

Traversata oceanica

Una sera di tre mesi fa. Il volo e’ alle 22, circa un’ora oltre l’orario in cui la bimba solitamente si addormenta. Lasciamo il papa’ al controllo passaporti, sfilo le scarpe, tolgo lo zaino da cui estraggo l’ipad e metto tutto nei cestini perche’ venga controllato. “You should keep your passport with you”, dice l’addetto quando appoggio il passaporto nel cestino e faccio tutto tenendo laPicci per mano. “I have only two hands, sorry“. “I understand“. I understand. Mi colpisce questa frase. Passo il metal detector e raccolgo velocemente le mie cose, per fortuna non c’e’ molta gente a quest’ora. Reinfilo l’ipad nello … Continua a leggere Traversata oceanica

Distanza sociale

Durante i miei corsi di Psychology e di Human Resources Management avevo studiato la power distance, ovvero la distanza sociale che esiste tra la base ed il vertice di una scala gerarchica. Ne ho accennato la scorsa settimana quando ho parlato del mio primo colloquio di lavoro che ho sostenuto e ne avevo parlato gia’ in questo post di qualche mese fa, ma l’argomento merita una ulteriore riflessione. Quello della power distance e’ un indice studiato da Geert Hofstede che spiega non solo in che modo la distanza sociale sia culturalmente determinata, ma anche mantenuta e rispettata dalla base piu’ che dai … Continua a leggere Distanza sociale

(Perverse) dinamiche di gruppo

Ero in una relazione perversa. Ero in una relazione che mi faceva star male quasi ogni giorno. Ero in una relazione nella quale credevo di essere me stessa ma per qualche strano motivo risultavo essere me stessa alla decima. E quel fattore esponenziale, sul quale non avevo potere, mi faceva star male. Si trattava di una relazione di gruppo, e come tutte le relazioni di gruppo risponde a delle caratteristiche. In quel gruppo avevo assunto un ruolo, inizialmente necessario per il funzionamento del gruppo stesso e infatti di successo; ma col passare del tempo mi ero avvitata su di esso, … Continua a leggere (Perverse) dinamiche di gruppo

First job interview in the US

Torno ora ora dal mio primo colloquio di lavoro in Usa. Non avevo aggiornato su tutti gli aspetti del conseguimento della green card iniziata lo scorso giugno, ma insomma, ora I’m in the process. Lo scorso settembre ho ricevuto travel and work permit, grazie al primo dei quali ho viaggiato in Italia a fine ottobre, e grazie al secondo oggi ho appunto avuto la mia prima job interview. Avevo risposto a due annunci di lavoro. Il primo, ad ottobre, per una posizione per la quale non avevo assolutamente qualifiche (assistente amministrativa) ma la descrizione del lavoro mi sembrava facile. Palle. Una … Continua a leggere First job interview in the US

Maanchismo

Vivere dall’altra parte del mondo significa ricevere notizie ed aggiornamenti dall’Europa svuotati dal pathos che, giustamente, coinvolge gli Italiani. Quando poi per altre circostanze sei fuori casa quasi tutto il giorno, e leggi i primi due status di fb al volo, e quando rientri vedi Frozen per la terza volta in una giornata, lo scollamento dalla realta’ e’ totale. Poi invece riesci a leggere un po’ meglio i fatti, non capisci proprio tutto, non capisci perche’ chiamino colpo di grazia un atto di crudelta’ estrema, certo comprensibile nell’ottica di terroristi in fuga ma non in quella di un giornalista che … Continua a leggere Maanchismo

De suoceritute #6

In questi giorni di revisionismo storico sul mio conto, ci si mette pure lei, la suocera. La quale arriva a casa e osservando laPicci cenare dice con gli occhi a cuoricino, Ma vi ricordate quando per mangiare voleva che io le tenessi la mano? Quello che in realta’ succedeva e’ che siccome la nonna compariva ogni morte di papa, bimba si innervosiva e non voleva mangiare piu’, e lei pensando di migliorare le cose apriva la porta e se ne andava. Ma vabbe’, ognuno modifica i ricordi un po’ come conviene alla conferma della propria perfetta identita’. Continua a leggere De suoceritute #6