Gli Italiani che vanno alla guerra

Qualcuno mi ha chiesto come mai abbia virato cosi’ tanto la tipologia del mio blog, qualcuno mi ha chiesto come mai non scriva piu’ su fb. Per il blog e’ presto detto, lo sapete, non ero piu’ credibile con i miei post psico dopo 5 anni di lontananza dalla professione, mentre i post piu’ privati erano continuamente soggetti a critiche. Io non ho niente contro le critiche, se hanno senso. E facebook trabocca di critiche senza alcun senso. Il punto e’ che gli italiani vanno in puzza. Per qualsiasi cosa. Scrivo che a Roma abbiamo i gladiatori abusivi, i topi … Continua a leggere Gli Italiani che vanno alla guerra

La mamma che volevo

Era la sorella maggiore di mio padre ed e’ andata via in una notte di agosto, in fretta, ed in fretta e’ stata portata via. Vivere dall’altra parte del mondo e’ frustrante. Sai che non potrai prendere un aereo, sai che le comunicazioni saranno complicate, sai che dovrai aspettare ore, forse giorni, per dire ai tuoi cugini che sei affranta. Mia zia era la mamma che avrei voluto quando ero adolescente e litigavo con la mia. Viveva lontano da noi che eravamo a Roma ma c’era sempre. C’era anche quando erano loro a vivere in America. Uno dei più bei … Continua a leggere La mamma che volevo

What’s your name again? Come hai detto che ti chiami?

Avere un nome impronunciabile e’ una condanna qui negli Stati Uniti. Premesso che anche la mia amica Rita ha avuto problemi, voi capite bene che un nome di 7 lettere di cui ogni singola vocale e’ pronunciata in modo diverso in America fa una differenza enorme. Se mi va bene sono Tatiana. Ma per la maggior parte delle persone sono Tasiani. Ma la domanda e’ sempre What’s your name, again? Come hai detto che ti chiami? C’e’ qualcuno, davvero apprezzatissimo, che mi chiama Ti esattamente come in Italia, qualcuno Lady T, qualcuno mi chiama direttamente per cognome che e’ facile … Continua a leggere What’s your name again? Come hai detto che ti chiami?

Il Generale – il nonno che altrimenti non avrei avuto

Vedi che le casualita’ ti fanno riflettere, avevo programmato un vecchio post sui quasi nonni di Picci e mi ritrovo a scrivere del mio quasi nonno, mancato giusto ieri, dopo aver vissuto 97 anni di una vita lunga e ricca. E questa non vuole essere una celebrazione triste, ma un inno alla vita, come si usa qui o nel paese di mia mamma quando qualcuno muore. Il Generale era il mio prozio, fratello di mia nonna paterna. Ultimo dei tre figli, si sposo’ e poi parti’ per la seconda guerra mondiale, e scomparve. Le sue due sorelle nel frattempo si sposarono, … Continua a leggere Il Generale – il nonno che altrimenti non avrei avuto

Quando pure Princess Sophia ti fa la morale

Leggo su un articolo che il finlandese, lingua che dovrei conoscere ma affatto, non usa il genere maschile e femminile per riferirsi alle persone. Penso che dunque in quella zona del mondo, se anche in Svezia e’ lo stesso chissa’, la decisione di educare i bambini senza dargli un attributo di genere sia una conseguenza naturale della loro cultura, piu’ che un evento straordinario a cui la societa’ ha deciso di arrivare per favorire la crescita “naturale” dei bambini. Il linguaggio in uso in un paese ne determina fortemente non solo la cultura (o e’ il contrario?), ma anche la … Continua a leggere Quando pure Princess Sophia ti fa la morale

50 sfumature di pelle

L’altra sera siamo andati a mangiare una pizza (orrenda, tra l’altro. È incredibile che si riesca a fare una pizza orrenda) e ci ha serviti un ragazzo di colore. Qui fare il cameriere rende molto e raramente il server è un afroamericano. E non per scelta di chi assume, credo. A Miami ci sono 50 sfumature di pelle, e solo dopo un po’ che si vive qui si impara a distinguerle. Tra gli stessi Cubani i mulatti sono più o meno scuri, dal prodotto tra i discendenti dagli schiavi portati dagli Spagnoli sull’isola e quelli degli Spagnoli stessi. I Peruviani … Continua a leggere 50 sfumature di pelle