Inception. Un appassionante viaggio nella mente

Vorrei consigliare un bel film appena uscito nelle sale.

Inception racconta la storia di Dom Cobb (Leonardo DiCaprio), un professionista capace di entrare nei sogni delle persone e guidarne lo svolgimento. Incaricato da un committente interessato al predominio sul mercato energetico, deve penetrare nella mente dell’unico erede del presidente di una potente multinazionale e convincerlo, alla morte del padre, a venderne la società.
Non starò qui a svelare l’intricata trama, è un film che si deve seguire attentamente nel suo avvincente svolgimento e lo si gusta veramente solo se si segue con fiducia il viaggio offerto dal regista Christopher Nolan.  Dirò solo che la storia narra anche una grande storia d’amore, che è il vero filo conduttore dell’intero film.
Ma non è un film per tutti, a mio parere.
 La possibilità di accedere ai sogni e al subconscio rimanda al percorso che viene realizzato durante la regressione ipnotica o, se vogliamo, più in generale, durante una psicoterapia. Da questo punto di vista il film sembrerebbe rinforzare lo stereotipo secondo il quale lo psicologo “entra” nella testa delle persone e le “manipola”. Questo non accade nella realtà, sebbene si potrebbe discutere sul sottile confine esistente tra fiducia nel terapeuta (il cosiddetto transfert, necessario al cambiamento terapeutico, ma che presuppone il rispetto dell’individualità) e il ricorso ad una deprecabile manipolazione psicologica da parte di qualche profittatore senza scrupoli.
Il vero punto di contatto con la terapia è invece rappresentato dalla dimensione del tempo. 
Il film spiega come i sogni abbiano una brevissima durata, sebbene la percezione individuale al risveglio sia molto diversa, e si ha l’impressione di aver sognato per ore. Una psicoterapia rappresenta una sospensione del tempo, una pausa di riflessione personale nella quale si esplorano altri significati della propria vita, presente e passata. Il tempo in terapia è anche un importante indicatore dell’energia e della mobilità interna di una persona. A volte ad esempio sia paziente che terapeuta hanno la sensazione che l’ora sia volata in un attimo, in altre occasioni invece diventa interminabile.
Nel film il tempo si suddivide in vari livelli, sia nella dimensione del presente/passato che in quello della durata, e soprattutto nella parte finale ci si perde completamente in attesa che si verifichi l’evento risolutivo. La regia è davvero molto abile a tenere col fiato sospeso senza mai perdere di vista il tema. Soprattutto, al termine ci si rende conto che sono volate via più di 2 ore, e personalmente ci ho messo un po’ ad “uscire” dal film.Lo consiglio vivamente a tutti coloro che hanno interesse per le dinamiche psicologiche, e per chi ama le trame d’azione e suggestive alla Matrix.


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