E quindi dicevamo che l’assertivita’ e l’autodisvelamento sono due ingredienti di una sana autostima che si nutre della relazione con gli altri.
Ma non sempre e’ facile avere relazioni con gli altri.

Piramide maslow
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Un concetto che ci stanno ripetendo fino allo sfinimento in tutte le lezioni del College e’ quello della gerarchia di bisogni di Maslow. Praticamente quello che diceva Maslow e’ che una volta soddisfatti i bisogni primari fisiologici e di sicurezza, il successivo gradino per un essere umano e’ quello di essere accettato dalla comunita’ sociale, dagli altri esseri umani. Solo una volta soddisfatto questo bisogno si prosegue la crescita personale con la conquista dell’autostima e della stima reciproca. I due aspetti sono intimamente interconnessi, perche’ una sana autostima consente uno scambio paritario ed empatico con l’altro, e questa capacita’ messa alla prova rinforza il proprio senso di autoefficacia nelle relazioni. Perche’ anche se diciamo il contrario, una parte della nostra identita’ dipende da come gli altri ci percepiscono e da come ci relazioniamo col mondo.

Quando lavoravo spesso le mamme mi chiedevano come fare per migliorare l’autostima dei propri figli. E io chiedevo, Fa uno sport? Oh si, fa tennis.
O equitazione.
No.
Cioe’, va benissimo eh, ma in infanzia e adolescenza il senso di efficacia personale cresce all’interno di un contesto sociale: la scuola, il campo sportivo o la palestra, la chiesa, la ludoteca. Fare tennis e’ fighissimo, ma raramente ci si misura in una dimensione gruppale; o almeno, non come quando si gioca a pallanuoto. Sapersi difendere, rispettare le regole del gioco, relazionarsi in modo costruttivo, sono tutti aspetti che si autoalimentano con la pratica. Certo che se si ha un figlio aggressivo e lo si tiene in disparte dagli altri perche’ si teme che possa picchiare qualcuno, l’unico obiettivo che si ottiene e’ convincerlo della propria incapacita’ a relazionarsi e renderlo ancora piu’ aggressivo.
Digressione. Il calcio.
L’altro giorno eravamo al parco, dove si allenano due squadre di calcio, una mista maschi-femmine e una solo maschi. Il soccer non e’ proprio sport nazionale, lo sapete. I ragazzini erano piu’ di ventidue, percio’ cosa avevano organizzato gli allenatori? Che i sovrannumero aspettassero ai lati del bordo campo. Ogni volta che la palla usciva lateralmente, e succede spessissimo, c’era un cambio dei giocatori. In questo modo tutti giocavano sempre e non stavano ‘na vita in panchina ad aspettare che il del tutto relativo De Rossi di turno si infortunasse.

Il figlio di una nostra amica ha quindici anni e zero amici. No, forse uno, il vicino di casa. Fa delle manovre assurde ogni giorno per evitare di “contaminarsi” coi coetanei. Va e torna da scuola in macchina con la madre – che asseconda questa misantropia, magari effetto di bullismo – in orari assurdi, oppure se la fa a piedi. Tipo tre km per tratta. Avrebbe il pulmino della scuola, ma non vuole andarci; non sa andare in bicicletta perche’ non gli e’ mai stato insegnato. Non fa nessuno sport, il suo hobby e’ il computer, vorrebbe diventare un astronauta. Il suo isolamento sociale e’ rinforzato da ogni singola scelta che fa (aiutato) nella vita. Poi ci sarebbero le aspettative. Se un bambino o un adolescente viene sempre denigrato dal contesto dei coetanei (cosa che secondo me e’ accaduta al figlio della nostra amica), in breve tempo iniziera’ a perdere la fiducia in se stesso e non sapra’ piu’ come fare ad avvicinare un coetaneo da conoscere. La soluzione e’ diversificare i contesti, cosa certo difficile in un piccolo centro con pochi abitanti, ma non impossibile, in modo tale da fargli sperimentare l’accettazione da un gruppo diverso (non completamente diverso, basta qualche elemento nuovo).
Le cose non funzionano cosi’ diversamente in eta’ adulta. Se una persona evita di andare alle feste, guarda tutti dall’alto in basso, non pratica nessuno sport, si muove in macchina e va a fare la spesa di lunedi’ mattina, fa le scale anziche’ prendere l’ascensore, mi pare evidente che non trovera’ mai il modo di relazionarsi con qualcuno. E piu’ stara’ lontano dalle persone, piu’ pensera’ che sta bene da solo perche’ non cerchera’ mai di mettere alla prova le sue (scarse) capacita’ relazionali. Un adulto che riceve rifiuti al suo bisogno di affiliazione soffre esattamente allo stesso modo di un adolescente, ma quello che piu’ probabilmente fa e’ continuare a relazionarsi con tutte le nuove conoscenze esattamente nello stesso modo, ricevendo lo stesso rifiuto e rinforzando l’idea di se’ di non meritare l’amicizia di nessuno che nessuno merita la sua amicizia. Perche’ sulla sua vita hanno pesato tante esperienze, tante aspettative disilluse, tante delusioni. Come in amore, no?
Insomma, tutto sto pippone per dire che il modo per accrescere la propria autostima passa anche per gli altri. Cambiare contesto, mettersi alla prova, interagire con estranei, anche virtualmente, frequentare posti nuovi, persone nuove (se ne era parlato gia’ qui!), fa sentire meglio e restituisce un senso di se’ piu’ ampio. E soprattutto, mette al riparo da eventuali critiche fatte e ricevute ed e’ alla base della autorealizzazione del proprio potenziale, il gradino successivo e ultimo della gerarchia dei bisogni. Qui un link interessante sul rapporto tra bisogni e meditazione. Qui un bel link in inglese su un modello gerarchico ulteriormente rivisto da Maslow. Leggermente diverso e a mio parere maggiore espressione dei tempi (visto che la prima stesura di Maslow fu nel dopoguerra).
Che ne pensate?

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