Una delle sedi della scuola dove lavoro è in piena campagna, eppure risulta in diciannovesima circoscrizione di Roma. Io abito in ventesima, la stessa di Ponte Milvio, anche se sono distanti circa 25 km. L’utenza è completamente differente da quella dei plessi della mia zona. Già nella nostra scuola, rispetto a Roma, gli adolescenti sono iperprotetti da un contesto sano, senza episodi di violenza nel quartiere e senza traffico, ma di contro vivono in periferia e sono piuttosto lontani da tutto, con poche opportunità culturali e di svago.

Quelli della campagna invece sono talmente isolati da tutto da vivere in un mondo a parte, sono proprio bamboccini, a volte sembrano storditi. Le classi si formano alla scuola materna e per otto, dieci anni stanno insieme. Sempre le stesse facce, fino alla terza media, a discapito ovviamente della vivacità intellettuale e del confronto.

Oggi esco dalla scuola di campagna e cado. Mi sono sentita un’idiota. La strada è in discesa, ho preso una storta non so come, la caviglia si è piegata e quello che solitamente riesco a fare, cioè riprendere subito l’equilibrio, stavolta non ha funzionato. Cadevo come al rallenti, cercavo di controbilanciare il peso ma invano, e mentre mi accasciavo mi rendevo conto che sarei caracollata a terra, incapace di arrestare la valanga; ho cercato di oppormi con una mano sull’asfalto, ma l’altro braccio, carico di libri e test, ha continuato a viaggiare in avanti trascinato dalla forza di gravità. Ho battuto la mano e il ginocchio, per fortuna non si sono rotti i pantaloni. Ma devo dirvelo, mi sono un pò preoccupata. Nun c’ho più il fisico.
Annunci