Stamattina, colazione gratis al condominio per festeggiare St Patrick’s Day – che e’ domani. Questa mania del primato mi fa sorridere: da domenica scorsa, seconda di marzo, siamo entrati nell’ora solare, mentre in Italia si cambia l’ultima domenica di marzo; terminera’ la prima domenica di novembre, mentre in Italia l’ultima di ottobre. Questione di latitudine, ok. Ma il calendario appeso in cucina dice che il 20 marzo e’ il primo giorno di primavera: l’equinozio non e’ uguale per tutti? O oltre alle misure qui vogliono cambiare anche le stagioni? Forse e’ per questa tendenza all’entropia che un sito ha pubblicato una utilissima tabella per ricordare, ogni anno, in che giorno cade la festivita’ di S. Patrizio, semmai qualcuno non avesse fatto caso che ogni anno i giorni della settimana avanzano di uno, tranne nei bisestili, che slittano di due.
Insomma, mi chiedevo perche’ San Patrizio fosse cosi’ importante qui in America. In fondo, mi dicevo, se e’ il simbolo del cattolicesimo Irlandese, qui sono protestanti, perche’ festeggiarlo?
Wikipedia insegna che non e’ per motivi religiosi:

St. Patrick’s Day, although not a legal holiday anywhere in the United States, is nonetheless widely recognized and celebrated throughout the country. It is primarily celebrated as a celebration of Irish and Irish American culture; celebrations include prominent displays of the color green, feasting, copious consumption of alcohol, religious observances, and numerous parades. The holiday has been celebrated on the North American continent since the late eighteenth century, prior to the American Revolution.

Anche questo caso e’ un prodotto dell’emigrazione, qui chiamata la diaspora irlandese, determinata sia da un periodo di profonda poverta’ della nazione, sia dalle persecuzioni religiose in patria.
Anche in Italia San Patrizio comincia ad essere ricordato, anche se spesso e’ solo una scusa per una bevuta al pub; ma come ho letto oggi su Vanity Fair, si puo’ imparare ad accostare i vari tipi di birra alle pietanze. Dal momento che amo le patatine fritte con sopra il limone (come per qualsiasi altro fritto), sicuramente non disdegnero’ quelle annaffiate d’aceto.

E noi nella cattolicissima Italia cosa festeggiamo? Quanti sono a conoscenza che i santi patroni d’Italia sono due, San Francesco D’Assisi e Santa Caterina da Siena? Non osserviamo mezza festa nazionale per i nostri santi perche’ il nostro e’ uno Stato laico, eppure permettiamo (o chi per noi) che la religione invada le nostre sfere civili, ma lasciamo perdere questo discorso (a proposito, per l’iniziativa popolare sulle famiglie di fatto, ci trovate qui). Ho vissuto a Roma, la citta’ che ospita lo Stato della Citta’ del Vaticano, la citta’con piu’ chiese al mondo, per i santi patroni San Pietro e Paolo e per Santa Francesca Romana (ma pare che ci sia anche San Filippo Neri, non ci facciamo mancare niente noi romani) non c’e’ una festa per le strade se non in qualche borgata. E poi, perche’ diciamo Sant’Antonio da Padova quando invece veniva da Lisbona? E perche’ Padre Pio e’ il nostro santo piu’ controverso, intendo per la Chiesa stessa*? Perche’ la religione a scuola non puo’ essere materia di approfondimento culturale di una nazione, e invece facciamo come i vampiri quando vediamo un crocifisso appeso in classe?

Al liceo avevo un fantastico prof di religione, inascoltato e frustratissimo, che ci faceva leggere Hesse. Ora la chiamano Educazione all’affettivita’, ma la tengono, quando va bene, gli psicologi delle Asl. Assurdo, no? Eppure chi piu’ di un teologo potrebbe insegnare la tolleranza e il rispetto di punti di vista diversi dal proprio? Si pensa sempre, invece, che siano tentativi di evangelizzazione, come nei Testimoni di Geova, eppure le suorine della scuola dove ho lavorato non hanno mai tentato di cooptarmi per le messe o le recite dedicate a Maria. C’e’ chi si batte contro il Natale per non urtare la suscettibilita’ dei musulmani, e il Presepe e’ eversivo. C’e’ gente che protesta quando gli viene impedito l’ingresso in San Pietro con i pantaloncini corti, e sono gli stessi che non ci vedono nulla di strano a togliersi le scarpe in Marocco quando vanno a visitare le moschee. Per alcune persone i cattolici sono sfigati, sembra che abbiano una debolezza, qualcosa di cui dovrebbero vergognarsi. E invece qua santificano pure le pietre e ricordano sempre da dove vengono. Sara’ business, blasfemia, che volete; ma l’economia gira pure per questo.

*sono domande retoriche eh.

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