Ci sono blog che leggo silenziosamente, per rispetto, per pudore, perche’ arrivo per ultima e mi sono persa un sacco di cose precedenti e commenterei scrivendo delle inesattezze o delle banalita’. Pero’ capitano cose, a voi, a me, che mi fanno capire quanto e’ sottile il confine tra la gioia e la disperazione, tra tutto e niente.
Ieri sono stata tormentata da crampetti tutto il giorno. Mi ci sono svegliata e sono andati avanti fino a sera. Ho scoperto che l’ansia riesco a tenerla ben lontana, nemmeno ho googlato, pensando che se non avevo perdite era tutto normale, ma se lo avessi fatto prima delle 21 quando My e’ tornato forse avrei evitato che l’ansia salisse a lui, povero, che osserva tutto dal di fuori e cerca di capire cercando di mettersi nel mio corpo. Ma e’ un uomo, e certe sensazioni non le puo’ nemmeno immaginare – come io per le sue, ovvio. Pero’ ero stata brava a non dirgli nemmeno nulla, ecco, se non al suo ritorno.
Il giorno della prima eco avevamo capito cosa significa non sentire nulla se non l’assenza del ciclo, e poi scoprire emozionati che c’e’ davvero una vita dentro di te. Da zero a tutto.
Poi un giorno, la settimana scorsa, ho trovato una macchiolina rosa. Li per li non mi sono allarmata ma dopo cinque minuti ho cominciato a pensare, e pensare, e pensare. Sono andata in bagno ogni tre minuti a controllare. Nulla. Non capivo cosa stesse succedendo, pero’ finche’ non sono riuscita a darmi una spiegazione logica ho temuto esattamente il contrario: da tutto a niente.
Credo che dovro’ convivere con questa possibilita’. Che poi e’ la vita. Ma altri hanno meno fortuna. Fa male, e tanto. Ed e’ ingiusta. E tanto.

 

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