Eh si eh, ce la posso fare. Stancante, tanto, ma ce la posso fare.
Per quattro materie ho due professori, e una prof che ancora non ho conosciuto. Il primo e’ paterno, quieto, rassicurante; il secondo esplosivo, divertente, sopra le righe. Forse dovrei consigliare loro di rivedere la scheda oraria e invertire il tranquillo del mattino con l’ipercinetico del pomeriggio, cosi’, giusto per prevenire quel fenomeno da testa cascante dovuto alle sveglie alle 6. Perche’ il secondo ieri, per farvi capire il tipo, ci ha portati in un’altra classe per fare lezione al regular college, cioe’ l’universita’ normale, non da sfigati che stanno ancora imparando l’inglese come noi. Cosa si inventano, lui e l’altro prof, per farci fare gruppo? Un simpatico gioco sul prato tipo acchiapparella. Ecco immaginatevi io con la mia panza che cerco di sfuggire ai sette che tentano di farci cadere nella rete. E ogni inizio di lezione questo prof ci fa mettere in cerchio, muovendoci un poco per sciogliere i muscoli delle spalle e della faccia e renderci ridicoli gli uni agli occhi degli altri (e lui con noi eh, per entrare tutti in confidenza e la cosa funziona alla grande) e poi con delle tecniche di dizione ci fa esercitare sulla pronuncia, che pero’ come vi ho gia’ raccontato mille volte si concentra prevalentemente sulla inversione di b e v, e di ch- e sc-, degli ispanici. Niente da fare per le rigidita’ italiche. Terminato il teatrino divertente ci fa sedere per fare una specie di meditazione, concentrandoci sul respiro, per cinque minuti ad occhi chiusi. Poi si inizia la lezione.
L’ipercinetico oltre agli obiettivi dei due suoi corsi ci ha assegnato anche una serie di cose tra cui leggere due libri – uno indicato da lui l’altro a scelta ma deve essere un romanzo di cui non e’ stata fatta trasposizione cinematografica, sorella grazie per quel tuo regalo!! -, fare l’abstract di un articolo scientifico a scelta, tenere un diario giornaliero, trovare almeno dieci parole nuove al giorno, fare l’elenco di attivita’ extrascolastiche su cui ci impegniamo per migliorare la lingua e la comprensione. E poi una cosa bizzarra: scegliere un corso sempre dal regular college, chiedere il permesso, scritto, al prof, seguirne una lezione, prendere appunti e farne un riassunto scritto e poi andare in libreria, verificare il libro di testo, prendere le pagine, dividere per il numero di giorni che mancano fino alla fine del corso e scrivere quante pagine al giorno dovremmo studiare. Mah. E sicuramente ho dimenticato di riportare qualche altro compito creativo dei suoi.
Al ritorno ho regolarmente i piedi da sora Lella. Nun me se po’ guarda’. Oggi poi tutta sgarzola mi ero messa una gonnellina e si’, un elefante cammina piu’ sinuoso.

me in the ces, posa disarmonica per far vedere la gonnina

No perche’ questo acquisto e’ fantastico. Trattasi di un vestitino (per le normoelevate) prendisole taglia xl, asimmetrico ai lati, con elastico alto sul seno e cordino per legarlo dietro al collo. Ecco per farvi capire come stanno messi qui, questa e’ una taglia regolare, non calibrata ne’ premaman; ore 7.03, peso 93 kg (azzoooooooooooooo!!!!), l’elastico mi e’ comodissimo e il cordino mi fa il giro della circonferenza fianchi. Bah. Ah. Cinque dollari, in clearance, da Walmart.

Lo so che non si mettono le gambe sulle sedie. Ma vorrei farvi provare ad essere incinta, in piedi da 6 ore e con temperatura esterna 100F. Abbiate pieta’. Ero qui durante la pausa pranzo – questi sono i tavolini con ombrellone che abbiamo in dotazione – quando mi viene incontro la mia prima amica conosciuta qui, la giapponese stralunata. La adoro, e’ troppo divertente, e mi ha fatto un sacco piacere scambiare quattro chiacchiere con lei ora che non ci vediamo piu’. Solo che mi sono squarata di caldo, e sono andata giu’ di sali, e insomma, alla ripresa delle lezioni ero davvero a pezzi. Mi devo portare dietro il Gatorade. E soprattutto devo risolvere la questione-borsa, quattro libri, tre quaderni, dizionario monolingua, astuccio contentente mezzo Office Depot – e non solo per la mia adorazione del materiale di cartolibreria! – acqua, pranzo, golfino, troppo, troppo pesante da portare in spalla per tutte quelle ore.
Apro parentesi. Una ragazza si siede accanto a me per pranzare, ciascuna delle due armeggia al cellulare mentre di sottofondo una musica sparata a palla ci allieta. Si’ non era male, Eurithmics, Lenny Kravitz, qualche scoattata disco, ma piacevole (scopriro’ poi che avevano montato un palco e fatto un paio di lezioni di non so cosa per pubblicizzare una palestra). Sto chattando con mia sorella e con La Saggia. Ad un certo punto alzo la testa e la tipa non c’e’ piu’, al suo posto e’ rimasto il giacchino di cotone appeso alla spalliera. Alle 13 vado via con la japo. Ripasso alle 16, era ancora li’. Nessuno lo aveva toccato.
Il College mi piace. Questa classe mi piace tanto, il livello e’ alto – ovviamente, frequentare un corso intensivo significa essere preparati e motivati – quasi tutti parlano un inglese discreto e sono piu’ amichevoli e comunicativi rispetto alle classi che ho frequentato fnora. Su una ventina ne conosco 4, erano in altre classi precedenti tra cui una colombiana che parla quasi esclusivamente inglese. Mia! Ah, e c’e’ pure una ragazza thailandese. Meraviglia! Siccome ha un nome impronunciabile si fa chiamare Ooh. So’ romana, me vie’ bene Ooh. 
Perdonate la sconclusionatezza. Sono stanca. Pero’ dai, ce la posso fare. 
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