Lucy e le parole

Tanti giorni senza scrivere, non mi era mai capitato. Succede che la mia autonomia, se da una parte e’ aumentata grazie alla patente, d’altra parte si e’ ridotta a causa della necessita’ di dover condividere tempi, orari e mezzi con My. Il che significa che nell’impossibilita’ di prendere il motorino lui da’ un passaggio a me o io a lui e ci aspettiamo vicendevolmente a seconda degli impegni. Vivere in questa grande citta’ con una sola automobile e’ dura, ma al momento non abbiamo altre alternative. Che non e’ tanto il doverla comprare, un’altra macchina, quanto il pagare due assicurazioni, anche se qui funziona in maniera un po’ diversa che in Italia – non c’e’ un’assicurazione nominale per ciascuna persona su ciascuna automobile – ma al momento possiamo permetterci solo l’integrazione della mia responsabilita’ civile sulla sua polizza in attesa che calino altre spese. Tanto tra meno di un mese finiro’ i corsi e staro’ a casa, e da quel momento dovremo solo aspettare che le doglie facciano capolino 🙂 l’unico problema sara’ pensare a come, se accadra’ con troppo anticipo, fare in modo che il papa’ riesca a raggiungermi in ospedale o che possa venire a prendermi a casa, ma vabbe’, ci penseremo tra un po’. Ora ci sono troppe altre cose, non ho ancora la testa per pensare a quello che accadra’ tra due mesi.

Il College va alla grande tranne il corso con la prof odiosa che ieri mi ha riportato il test di grammatica e mi ha dato 81. Ottantuno??? A me??! Le ho contestato degli errori che mi aveva segnato. Non e’ cambiato nulla ma l’ho fatto e davanti a tutta la classe, in modo garbato, e’ chiaro. Qui il rapporto con i prof e’ diverso che in Italia e forse in Europa. A partire dal you, che rende tutto informale gia’ in partenza, e la prima volta che l’ho pronunciato mi ha fatto davvero una strana impressione, mi sembrava di mancare di rispetto. Qui il concetto e’ che l’ugualitarismo e’ presente anche tra i banchi in una relazione teoricamente sbilanciata tra discente e docente.

L’altroieri c’e’ stata una interessante discussione. Il prof aveva scritto

Because of the weather, we’ll leave tomorrow.

Una ragazza contesta la costruzione della frase, sostenendo un po’ duramente che il because eccetera andava messo dopo perche’ era la spiegazione al fatto che si sarebbe partiti il giorno dopo. Il prof non ha fatto una piega per il fatto di essere stato corretto, le da’ una spiegazione, ma a me appare evidente che non avesse affatto capito quello che lei intendeva davvero. Alzo la mano e faccio presente alla mia compagna che si tratta di una complex sentence, che because of e’ un subordinator blablabla. Non mi capisce, insiste a dire che la spiegazione va messa dopo e non prima. E non mi capisce nemmeno lui. E’ perso. E un po’ anche io, e’ difficile spiegare la grammatica a qualcuno quando non si ha una buona proprieta’ di linguaggio. Alla fine dico semplicemente che la frase non e’ una risposta ad una domanda, ma una affermazione. Lei allora si illumina e mi ringrazia per averle spiegato quello che gli altri 21 non avevano capito delle sue argomentazioni (si andava avanti da dieci minuti buoni tra risa e sbuffi di alcuni) e osserva che nel suo paese, Cuba, la costruzione della frase e’ diversa, che non userebbero mai Porque per spiegare qualcosa in quel contesto, che to leave e’ solo partire per andarsene, e non, ad esempio, lasciare che so, una stanza. Poi qualcuno, di lingua ispanica come lei, le fa notare che forse ha tradotto letteralmente dentro di se’, non facendo distinzione tra Porque e Por que, che sono due modi completamente diversi di introdurre una frase (ma scopriro’ poi che lo spagnolo ne ha quattro). E questa cosa l’ho trovata interessantissima. Le parole mi piacciono, mi piace usarle appropriatamente, ed oltre al costo e’ questo il vero motivo per cui non ho alcuna intenzione di riprendere la carriera di psicologa qui in US: mi ci vorrebbe troppo tempo, troppi anni, per acquistare dimestichezza su tutte le sfumature di questa bellissima lingua e riuscire davvero a comprendere un vissuto.

La discussione poi prende una piega inaspettata e si inizia a parlare, dapprima come una battuta, del fatto che i Cubani non abbiano molti concetti di partenza perche’ non possono lasciare il loro paese liberamente, e che lo spagnolo cubano e’ diverso dallo spagnolo del resto del sudamerica, e che una lingua riflette davvero, profondamente, la cultura di un paese. Beh, il prof e’ stato li’ ad ascoltare attentamente, poi durante la pausa e’ venuto a ringraziarmi perche’ per la sua cultura, per il suo modo lineare ed anglosassone di pensare, non aveva considerato una sfumatura diversa a quella domanda, che per lui aveva invece un’unica spiegazione.

A me questa umilta’ piace tanto. Mica come mi e’ successo in Italia.

Esame scritto di Fisiologia, uno dei piu’ difficili, venni bocciata. Sicura delle mie ragioni andai dal prof e gli dissi, con l’insicurezza aggressiva dei vent’anni, che c’era stato un errore. “Puo’ darsi bambolina, controlliamo”.

Bambolina.

Ventisette, ecco come aveva corretto il test della bambolina: usando una griglia di correzione sbagliata. Ma mica ha chiesto scusa o cosa. Niente, se non insistevo ritornavo la volta dopo e ciao.

Che poi quello della relativita’ dei punti di vista e’ il motivo per cui ce l’ho tanto con un certo tipo di attitudine latina a tirare a campare, ad essere approssimativi o presuntuosi, a non scegliere le parole giuste per parlare ed accontentarsi dei senkiu e dei gesterdei. Tipo che ieri ho incrociato una donna delle pulizie al college, le ho detto the last bathroom is very dirty, non ha capito perche’ non sapeva l’inglese. Come si fa a vivere in una citta’ e non parlarne la lingua? Per me e’ un mistero. E tralasciamo sulla zozzeria di certa gente, perche’ una davanti a me ha avuto la faccia di uscire dal cesso senza tirare l’acqua continuando a parlare con la sua amica, zozza come lei, e quando gliel’ho fatto notare ha fatto spallucce e se n’e’ andata. Questi sono i latinos che non voglio far frequentare a mia figlia, ecco il razzismo di cui parlo da mesi. Chiusa parentesi.

Ma se tu, prof odiosa, mi scrivi che

Seurat used to paint his canvases with a little paintbrush for the little dots, and a bigger one for the larger shapes

non mi puoi segnare errore il the prima di larger shapes, perche’ stiamo parlando di una cosa specifica, i suoi dipinti, un contesto particolare; e cosi’ se mi chiedi se man e child sono sostantivi countable o non countable, devi considerare il mio punto di vista, perche’ per me e’ una domanda a trabocchetto, visto che per il plurale (=countable) ci sono men e children. Non me lo puoi segnare errore. A me 😀 E se ti dico che il programma che ci fai usare mi ha confuso le idee scoprendo che alcune parole che iniziano per vocale non vogliono an davanti ma a, come university e ultrasound, ed io ho sbagliato a mettere l’articolo davanti ad unusual, non puoi bollare la discussione dicendo che anche anche alcuni english speakers hanno idee diverse in fatto di grammatica e si potrebbe disquisire sulla correttezza delle risposte. Come le ho risposto, loro non mi danno punti al test. Piuttosto spiegami perche’ ho sbagliato, non che devo andare su wordreference e sentire che university, ultrasound e unusual si pronunciano con tre u diverse e solo perche’ mi e’ venuto il sospetto che il mio errore fosse dipeso dalla pronuncia sbagliata. E capiscimi, quando ti dico che nella mia lingua e’ corretto dire Appena svolti ti trovi davanti un supermercato e quello e’ k-mart. A supermarket e’ corretto, nella mia testa e nella mia lingua, ma fammi capire perche’ non lo e’ nella tua.
Ma nonostante tutto e’ meraviglioso scoprire la complessita’ di una lingua.

Ah. Scusa, prof. Ho notato che nonostante tu parli un ottimo inglese, dici Bervs anziche’ Verbs, anche se sostieni di non sapere piu’ parlare spagnolo perche’ non lo pratichi da molti, molti anni. Seeeeee. Prima o poi dovro’ parlare del senso di inadeguatezza degli immigrati.

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0 pensieri su “Lucy e le parole

  1. Purtroppo gli anglosassoni non hanno idea di cosa sia la grammatica che studiamo noi. Pero' sulla frase del pittore sono d'accordo con la tua prof, anche secondo me quel the e' sbagliato.Invece non ho capito perché unusual vorrebbe a invece di an. Io ho sempre usato an, tipo: it's not an unusual thing to… Adesso sono confusa :-/

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  2. Fantastico, le lingue sono meravigliose e scoprirle in loco è ancora più bello! Forse la prof nasconde una non approfondita conoscenza della lingua se blocca il discorso in quel modo? Anch'io non capisco chi va in un posto e in impara la lingua del posto, nemmeno se ci lavora e deve viverci per comprare il pane in quel posto, ribaltando la questione al mondo anglosassone, tu vedi latini li, ma io ho visto e conosciuto americani/ canadesi che venivano a stare qui per poco tempo e no facevano il minimo sforzo per imparare una parola di italiano, poi credo dipenda da quello che uno deve fare, dalle persone che incontra e dal tempo che deve passare in un posto. Per il discorso della maleducazione nei cessi e robe del genere fidati che anche qui ne trovi di persone così, solo che se te lo fanno notare ti vergogni 😦

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  3. Bambolina??? :/Mi fai morire! ;-)Per mia esperienza: “hanno comunque ragione loro” ( = pensano di averne…) se sono madrelingua, MA ci sono tanti inglesi diversi! Quando mio marito vuole divertirsi butta dei piccoli ami e chiede ai suoi colleghi (il giochino viene meglio se ci sono almeno un inglese, un americano e magari un australiano) come si traducono certe cose, come si pronunciano, e via così, poi osserva divertito, non sono mai d'accordo!Comunque io ho discusso all'esame di Inglese due con la prof., inglese. Mi ha corretto all'orale un condizionale e aveva torto lei (sosteneva ci volesse un congiuntivo), io forte della consecutio temporum (che ho studiato a fare latino 5 anni, se no?) le ho dimostrato che sbagliava. Niente: “suona male”. 25 e filare, principalmente perchè si era offesa. Almeno voi potete argomentare e vi ringraziano per lo scambio e l'arricchimento reciproco. Odio quando ti dicono “si dice così perchè suona male / bene” senza darti una regola per capire.Le lingue, comunque, o proprio per tutte queste sfumature, sono assolutamente affascinanti, e raccontano tanto di chi le parla 🙂

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  4. Ah ok, adesso ho capito. Meno male!Comunque anche a me danno enormemente fastidio gli stranieri che non fanno almeno un piccolo sforzo per imparare la lingua. Ce ne sono anche qui, anzi, spesso trovare un imbianchino o un carpentiere o un idraulico che parlino un inglese intellegibile e' l'eccezione.

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  5. Io sono rimasta colpita dal fatto che per fare bene il tuo lavoro sia necessario comprendere anche le piccole sfumature del linguaggio. È ovvio ma non ci avevo mai pensato, le parole curano ma occorrono filtri condivisi.Per il resto, direi che hai tutti gli strumenti per vivere da protagonista i tuoi corsi, e lì li puoi finalmente usare.

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  6. questo è uno dei tuoi post a raffica che in genere inizio a commentare e poi lascio perdere perché verrebbe fuori un altro post e non un commento. ti dico solo che mi piacerebbe poter dare del tu ai prof (a volte mi scappa! quando sono più piccoli. so che non dovrei…). e poi parlerei anche del razzismo e altre cose assolutamente politicamente scorrette che solo tu e pochi altri riuscite a scrivere. ecco, vedi, già è troppo lungo. e non ho menzionato il bambolina.

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