Hundred percent gringa

Tre anni meno novanta (piu’ o meno) giorni dopo aver ottenuto la green card ho potuto fare richiesta di naturalizzazione. Stavolta siccome era un semplice caso di petition da matrimonio con cittadino statunitense, ho deciso di fare da sola e risparmiare i soldi dell’avvocato. Per chi non conosca o non ricordi l’intera storia, arrivavo alla Green Card da adjustment of status con visto F-1, solo dopo che mio marito era diventato cittadino a sua volta.

Era poco prima di Natale, prima di partire per l’Italia. Costo della domanda, 725$ di tasse governative. Chiamata subito dopo il mio ritorno per le biometrics, pensavo che, come fu per mio marito, per marzo al massimo mi avrebbero chiamata per l’intervista, e invece si e’ fatto aprile e non si sentiva nessuno. Vado sul sito a controllare i tempi di attesa e scopro di essere in un range infinito datato tra 18 e 24 mesi. Ciao proprio. Mi metto l’anima in pace che avro’ la cittadinanza nel 2019, forse addirittura 2020.

E invece poi a sorpresa a fine giugno trovo la lettera nella posta, mi convocano per il 17 luglio! Fortuna vuole che il viaggio in South Carolina non ne verra’ influenzato. Studio le 100 domande dal libretto, alcune le imparo a memoria, altre sono di cultura generale davvero facili.

Il giorno dell’intervista mi accompagna lo Chef, avevo la convocazione all’ufficio di Kendall all’1.30 ma aspetto piu’ di un’ora prima di essere chiamata. Attorno a noi tante persone con avvocato al seguito, i giovani per lo piu’ da soli, qualche famiglia.
Finalmente arriva il mio turno. L’ufficiale mi porta nella sua stanza, gia’ durante il percorso lungo i corridoi facciamo quelle chiacchiere superficiali che un po’ servono a rompere il ghiaccio, una delle caratteristiche che piu’ apprezzo della cultura degli Stati Uniti e in cui mi trovo perfettamente a mio agio. Una volta chiusa la porta del suo ufficio, inizia il rispetto dei ruoli.

Mano destra alzata, giuro che tutto quello che diro’ corrisponde a verita’.

Per prima cosa la ufficiale rivede le risposte alla mia domanda di naturalizzazione, mi chiede conferma di dove vivo, dove lavoro, di che cosa mi occupo nello specifico. Mi chiede del mio divorzio. Mi fa notare che l’altezza che ho indicato sulla domanda e quella che c’e’ sulla patente non corrispondono, e non me ne ero mai accorta! Mi chiede quanti viaggi ho fatto fuori dagli Stati Uniti, controlla le date sul passaporto (manca un timbro, l’ultimo!), mi chiede se quella volta che rientrai dall’Italia l’intervista di secondo grado fu dura o meno. Rispondo serenamente a tutto, come sempre e’ una chiacchierata e non un interrogatorio. Poi di nuovo chiede conferma se abbia mai fatto parte del partito comunista, se abbia mai venduto armi illegalmente, se sia mai stata in carcere o abbia mai favorito la prostituzione. Domande forse assurde per chi viene da un paese ricco come l’Italia, piu’ ovvie per cittadini di altri paesi.

Mi chiede di testare la conoscenza dell’inglese, anche se avevamo parlato fino a quel momento. Mi chiede di leggere una frase che non ricordo da un foglio prestampato, e poi di scrivere quello che lei mi dice: “We pay taxes“.
Infine le domande dal libretto: prende un altro foglio precompilato e mi chiede:

  • Quale Oceano bagna la costa Ovest degli Stati Uniti?
  • Qual e’ uno degli Stati che confina con il Canada?
  • In che anno e’ stata scritta la Costituzione?
  • Quanti sono i Senatori?

Complimenti, hai passato l’esame! Mi dice ancora che probabilmente verro’ chiamata per la cerimonia tre giorni dopo, che ricevero’ una lettera o una telefonata, vista la data cosi’ ravvicinata. E invece ricevero’ una lettera per la cerimonia della settimana successiva, venerdi’ scorso, 7.30 del mattino.

Appena entro nella grande sala vengo avvicinata da un funzionario, Daniel. Scopriro’ da lui che l’ufficiale che mi ha intervistata l’altro giorno mi ha nominata per essere sul palco e rappresentare i 175 nuovi cittadini Americani che verranno celebrati durante la cerimonia. Accetto!

Il mio compito sara’ alzarmi in piedi quando Daniel, che celebrera’ la cerimonia, chiamera’ il mio nome, e poi poco oltre andare al microfono a recitare il Pledge of Allegiance chiedendo a tutti di ripetere dopo di me. Questa qui sopra e’ l’unica foto di quella cerimonia cosi’ importante e solenne: mio marito e mia figlia non sono arrivati in tempo. Il tutto e’ durato un paio d’ore, e tecnicamente si diventa cittadini americani solo quando si recita the Oath of Allegiance, nel quale si dichiara di rinunciare alla propria cittadinanza di nascita e di prestare fedelta’ alle leggi degli Stati Uniti. Il resto e’ una bella cerimonia solenne, col benvenuto del Presidente e God Bless the USA.

E’ stato bello, e’ stata un’emozione grande ed un grandissimo onore essere scelta per rappresentare gli immigrati che da tutto il mondo chiedono e scelgono di diventare cittadini Americani. Di 175 ero l’unica italiana (e tipo 165 cubani :D) Quest’anno poi inizio la mia cittadinanza col botto, chiamata a votare per il sindaco della mia citta’, il Governatore della Florida, il Senato e le elezioni di mid-term a novembre. Sono davvero felice di essere stata pescata per il rotto della cuffia e aver fatto in tempo a registrarmi per il voto, che scadeva… oggi!

Sono 100% gringa adesso! Ma resto 150% italiana 🙂

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14 pensieri su “Hundred percent gringa

  1. Be’ congratulazioni, deve essere stata un’emozione davvero forte e mi piace il fatto che questo passaggio si celebri anche a livello istituzionale.
    Mi chiedevo: il fatto di “rinunciare alla cittadinanza” precedente non è letterale, cioè si possono mantenere entrambe, giusto?

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      1. Ah ok grazie. Te lo chiedevo perché ho un’amica, nata e cresciuta in Italia, che ha anche la cittadinanza statunitense per via paterna e so che, oltre a votare in Italia, vota anche via posta per le presidenziali USA. Per cui credevo si potessero avere entrambe.

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  2. Questo post Lucy, e la chiusa, mi hanno emozionata tanto perché ci leggo un sacco di cose, il tuo passato, tutta la strada fatta, la grandezza di un paese come l’America che rappresenta ancora il sogno di molti e la possibilità concreta di realizzarlo. Bellissimo, grazie per averlo condiviso.

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  3. Auguri! Ricordo il post della Green card, ma questo mi ha emozionato ancora di più! È il premio per una lunga strada percorsa, fatta di tante prove che avete affrontato. E che bello avvertire l’orgoglio di diventare parte della nazione che vi accolti 🙂

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  4. Sorrido…
    Penso a quando ho raccontato la tua storia e al tempo che è passato.
    Quanta strada nei tuoi sandali!
    Mi hai fatto venire in mente un racconto che ho scritto…
    Quando puoi vai sulla mia pagina fb!

    Ah, complimenti!
    E’ un piccolo tassello aggiunto alla tua vita, già piena di tasselli.
    Dai, che bella, la vita!

    d.

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