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Ambasciata degli Stati Uniti di Roma: Visto F1 non (ancora) pervenuto

Tra le varie, tantissime cose da fare quando si richiede un visto studentesco, o F1, c’e’ il colloquio con il Console. Appuntamento all’Ambasciata degli Stati Uniti d’America, Roma, 7 dicembre 2011, 9.35 del mattino. Ero nei pressi già un’ora prima. Non avevo ansia, noooooo.

Alle 9.10 sono davanti al cancello insieme ad altre persone. Mi metto in fila mentre ascolto Fabio Volo. Poco dopo il vigilante si avvicina alla coda della fila per chiederci se ci sono ritardatari degli appuntamenti fino le 9.20, poi decide di far passare avanti me e un’altra. Entro, lascio il cellulare al l’ingresso, passo il metal detector, suona, tolgo la cinta, passo, ok; la borsa la passano al nastro, dentro c’è di tutto, frugano un po’, poi mi danno l’ok ed entro nella sala d’aspetto.

L’appuntamento all’Ambasciata degli Stati Uniti d’America

Attendo che chiamino il mio nome. La tipa cerca tra i documenti che ho portato ma non trova il pagamento della tassa consolare. E certo che non lo trova. Se sul sito avessero scritto “vai alla BNL e paga la tassa consolare” non avrei avuto dubbi, ma a noi piace essere verbosi e perfino una con laurea e master ha difficolta’ di comprensione. Esci, avverti il vigilante che vai in banca, attraversa la strada, vai dall’impiegato più rincoglionito che c’è, paga ‘sti 112 euro, ariattraversa la strada, salta la fila, aritogli la cinta, aripassa il metal detector, aripassa la borsa, arimetti la cinta, arientra, la tipa si ricorda, mi accomodo in attesa.

Dopo 5 minuti mi richiama, controlla i documenti. “Hai qualcosa che attesti il tuo legame con la persona da cui vai a vivere?” “Beh no… solo una foto!” rido. Non siamo ancora sposati, no, perche’ fino a poco fa avevo un vincolo legale con una buonanima.

Hai qualcosa che attesta il tuo legame con l’Italia?” Le dò il cambio di residenza appena ottenuto a Torino. Hai un lavoro qui? “Sì, ho portato l’ultimo contratto.” Legge. “Insegnante?” “No, psicologa, ho contratti annuali con le scuole.” Stavolta ride lei.

Riordina i fogli, mi dà il numero 71 e mi fa accomodare. Aspetto una decina di minuti, c’è veramente di tutto. Future mogli, un prete, una famiglia dominicana, padre e figlio iracheni, una famiglia sikh, una donna ispanica molto bella e distinta, un asiatico completamente disorientato.

Mi chiamano allo sportello, la tipa è romanissima e mi piace molto. Prende i documenti, poi le solite impronte digitali: mano sinistra quattro dita, mano destra quattro dita, i due pollici. Mi dà informazioni per il ritiro del visto (venerdì pomeriggio, causa festività) e mi fa accomodare nella sala attigua. Dopo pochi minuti il console (?) mi chiama allo sportello.

Intervista col Console all’Ambasciata degli Stati Uniti d’America per il visto F1

Come mai vuoi andare a studiare negli Stati Uniti? Cosa vai a studiare? Cosa fai qui? Lui ti sponsorizza per le spese, ho bisogno di un documento che attesti la sua disponibilità economica.
Che ovviamente non ho.

“Ma lo abbiamo già presentato al College, è quello che è indicato lì sotto.”
Ho bisogno di vederlo, qui vedo solo la cifra da versare al College.

Non ti sto negando il visto” mi rassicura “ma se mi fai avere questo documento potrai ricevere il visto venerdì dopo le 17.

Ovviamente in questo momento in Florida sono le 4 del mattino. Se il mio promesso fosse stato in California avrei dovuto aspettare molte più ore. Ottimismo, ottimismo.

E allora eccomi qui, a casa, incimurrita da un raffreddore esploso appena rientrata. Il mio promesso è in questo momento da Office Depot a mandare il fax al console. Spero di avere conferma dall’Ambasciata entro le 16.30. To be continued.


Scopri di più da Lucy in Florida

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7 commenti

  1. beh oddio fossero queste le difficolta'! Lucy comunque fai prima ad informarti nei siti ufficiali del governo americano su come si ottengono i visti, il sito dell'ambasciata in italiano non mi sembra che riporti i passi burocratici, pero' ormai hai fatto! :-PMa te perche' sei una persona distinta, quando sono entrato per la prima volta negli USA col Visa Waiver ho dovuto convincere l'ufficiale alla dogana che non ero li' per sposarmi con un'americana. E in borsa avevo estratti conto per ogni carta di credito (due piu' postepay, si' mi ha poi chiesto quanti soldi avevo), libretto universitario (sapevo che con molta probabilita' mi avrebbero chiesto i legami con l'Italia e cosa facevo li' ed infatti questo e' stato :-P), e la prenotazione del volo per il ritorno (colpa mia, in italiano di expedia, non c'ha capito niente). Tutto questo per entrare senza visto e farsi una vacanza di due settimane. Dopo mezz'ora sono riuscito a passare il primo check-point, quindi pensa sempre che ti manca qualcosa prima di entrare in qualche ufficio governativo perche' tanto e' quasi sempre cosi' 😛

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  2. Ancora no! Ora vado subito, si' anche io ogni volta che ci passo mi tremano un po' le mani e la voce, ed ognisantissimavolta “sei nervoso? perche'?” e quindi giu' ogni volta a spiegare dell'essere svegli da piu' di 24 ore, del volo da 10 ore tutte di fila, dell'inglese non proprio ottimo, del pensiero che col visa waiver mi basta solo guardar male l'ufficiale per essere rispedito a casa e non poter nemmeno denunciarlo o chiedere spiegazioni.Thank you Bin Laden! 😛

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