Oggi due blogger, Nonsisamai e Valeria scrive, hanno pubblicato un post su quanto la distanza complichi le comunicazioni emotive. Cioe’, per dirla come ha sintetizzato Nonsi, Non ti ho detto nulla per non farti preoccupare genera una serie di mostri successivi, della serie che quando ti senti al telefono stai sempre li’ a soppesare ogni sospiro Ma c’e’ qualcosa? E’ successo qualcosa che non mi vuoi dire? No perche’ stai sospirando. No se c’e’ qualcosa me lo devi dire, non fare come l’altra volta e via cosi’.

Avevo scritto un commento a Nonsi raccontandole che i miei genitori facevano cosi’ anche quando abitavo a duecento km da loro, col risultato che nove su dieci ero in macchina per andare a controllare di persona, e di solito ci prendevo, qualcosa era successo. Certo, da qui mi e’ un po’ difficile andare a controllare, ma c’e’ mia sorella.
Ieri chiamo casa, risponde mia madre: “Ma stai bene? – le dico – hai il fiatone”.
Mia madre soffre di fibrillazioni. Oltre che di nevrosi ossessiva, va be’, ma questo e’ un altro discorso. Qualche volta e’ finita in ospedale, per questo; qualche volta ci si e’ portata da sola, Per non darvi disturbo. A piedi. Con la fibrillazione. Si’, mia madre ha una pessima gestione dell’ansia.
Quando ha le fibrillazioni ha il fiato corto, ovviamente.
“No no, sto bene, stavo guardando il Giro d’Italia.” In effetti poco dopo le passa e mi tranquillizzo.
In serata – mia – mi manda un messaggio mia sorella scrivendomi che mia madre, in sua assenza, ha dato di matto e ha spostato tutti i mobili in casa. Questa e’ una delle sue manie: spostare mobili. Ma tutto eh, armadi compresi. Da sola. Ecco cos’era il fiatone, che fetente.
Intermezzo: mia madre, come avete gia’ appreso, e’ una DIM mother. Do It Myself.

Avro’ avuto 25 anni, tipo, era ricoverata in ospedale, aveva deciso di operare entrambi gli alluci valgi. Una mattina chiama a casa (si’, l’epoca precellulari e’ esistita davvero), saranno state le 7: “Mi dimettono, vieni a prendermi?
Ok, realizzo di essere al mondo, faccio un caffe’ e vado. Arrivo in ospedale – vicino casa -, parcheggio, salgo al piano, non la trovo. Cerco ovunque, chiedo, mi dicono che ha firmato le dimissioni, giu’ non c’e’, insomma, ad un certo punto non so piu’ che pensare e torno a casa preoccupata.
La trovo, coi piedi fasciati, che passa lo straccio. Ma non perche’ era sporco: perche’ col pavimento bagnato e’ piu’ facile spostare i mobili.
Aveva girato il salotto.
Ed era incazzata con me. Lei.
Mi ero stufata di aspettare e me ne sono andata“.
A piedi.
Due chilometri, appena operata.

E non riguarda solo i genitori, eh.
Mia madre era in ospedale per una delle sue solite fibrillazioni. Io ero qui in vacanza, era agosto dello scorso anno. Una cosa simile era gia’ accaduta l’anno prima: mia madre fini’ all’ospedale per un attacco di cuore (abbiamo l’abbonamento estivo, noi) e non mi disse niente nemmeno mia sorella, sempre “per non farti preoccupare inutilmente“.
Chiamo mia madre, stava molto meglio, e le chiedo se mia sorella fosse li’. No, non si e’ vista.
Richiamo dopo un’ora, nemmeno. Saranno state le 16 in Italia.
Strano.
Chiamo il suo cell da skype, non prende.
Un’ora. Due. Tre. Mi sale un’ansia che non vi dico. Chiamo i suoceri di mia sorella, non ne sanno niente nemmeno loro, Ma vedrai che non sara’ nulla, ora proviamo noi, richiamaci tra un po’.
No, in effetti e’ strano, hanno tutti e due i telefoni staccati.” “Lo so che e’ sera, ma potete andare a casa a vedere cosa e’ successo?” dico, sono allarmata, mia sorella non sparisce mai per tutto questo tempo senza avvertire. E con mia madre in ospedale. Alla quale, ovviamente, stavo risparmiando tutto questo strazio.
Io nel frattempo avevo fatto la valigia.
Ri-sento i suoceri, li’ saranno state le 22: “Ero quasi arrivata li’ quando mi ha chiamata mio figlio… erano in montagna e li’ i telefoni non prendono, hanno trovato le chiamate“.
Penso che avevo mandato settantuno messaggi a mia sorella.
Ovviamente quando poi ho sentito mia sorella mi si e’ magnata, ma io ero davvero nel

Stavo preparandomi per uscire, stamattina, quando squilla il cel americano: mia sorella. Dal suo cellulare.
Cazzo.
Cazzo
Cazzo.
Ecco. E’ in ospedale, le e’ preso un coccolone, l’ha trovata morta in salotto che la tv le e’ cascata addosso.
Ha una voce sconvolta, “Ti richiamo io” le dico quasi urlando.
Chiamo da skype col cuore in mano, non ce la posso fare, sono confusa, sbaglio pure a cliccare il tasto, sono nel panico.
Scusa se ti disturbo, dovevo dirti una cosa urgentemente“.
Per fortuna non era successo niente. Ma che spavento, diosanto.

La distanza complica, si’. E tanto.

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