Perche’ se tutti dicono nero io dico bianco.

Fine del post.
No vabbe’ parliamone.
Leggo qui e qui che la Fede Pellegrini e’ stata letteralmente fatta a pezzi su twitter dopo una scadente prestazione nei 400 SL. Ora a parte che twitter proprio lo odio, mi sembra l’esatto opposto dell’utilita’ di facebook, tanto sequenziale e da monologo il primo quanto circolare e disposto al dialogo il secondo. E infatti c’erano una sequela di insulti con hashtag #pellegrini. Ridicolo, e vi spiego il perche’, al di la’ del fatto che ognuno la pensa un po’ come vuole e che non su puo’ piacere a tutti.
Posso comprendere che la ragazza comunica male. Annunciare di non fare da portabandiera e’ stato inopportuno, e ha offeso persino me che sono Madre Teresa. Uh? Come, no?
Poi ha aggiunto che non lo avrebbe fatto causa gare il giorno successivo. Ho compreso e l’ho giustificata.
Poi i fatti sono stati che la Vezzali ha portato il nostro stendardo e ha gareggiato il giorno dopo, vincendo un bronzo; la Fede ha gareggiato e ha fallito. Ok, le polemiche ci potevano stare. Ma non esultare per una sconfitta, questo e’ davvero antisportivo e dimostra ancora una volta che dietro l’anonimato di un account tutti si sentono autorizzati a dire la qualunque, tanto si nascondono nel gregge. E a parte il fatto che poi per i 200 si e’ qualificata eccome, ma non e’ questo il punto.
Come ho scritto sul blog di Luca Bianchini

La Pellegrini non suscita grandi simpatie perche’ ha un carattere schivo e sorride poco, ma a me piacciono molto la sua serieta’ e i suoi occhi che tradiscono sempre l’impegno che mette nelle cose, fosse anche sponsorizzare i pavesini. Noi italiani siamo cosi’, demoliamo a prescindere, e non necessariamente chi scende dal carro del vincitore.Detto questo, resta il fatto che la super Vezzali ha fatto da portabandiera e il giorno dopo era bronzo. Forse Federica dalla sua giovane eta’ ha ancora qualcosa da imparare, ma glielo si perdona volentieri.

La Vezzali ha iniziato a collezionare vittorie da grande. Ha vissuto la fame del mancato risultato, della mancata visibilita’ in uno sport minore e minoritario, ha un’eta’ per cui gli sponsor non avevano ancora cercato gli atleti come testimonial. E anche questo commento

Per la Vezzali il discorso è  diverso perché in quell’indecoroso teatrino con Berlusconi a casa Vespa aveva l’aria  di mendicare un incarico extra-sportivo dichiarandosi disponibile ad atti – farsi “toccare” in tutti i sensi da quell’essere – che io definisco di abiezione. su Il Fatto Quotidiano

secondo me rende l’idea di un’atleta anagraficamente verso la fine della sua carriera e in cerca di nuovi incarichi dirigenziali. A me se la Vezzali e’ di destra o berluscones non me ne puo’ fregare di meno. Certo mi chiedo, facendo l’esempio di tanti ex atleti eletti in Parlamento, quale valore aggiunto possa portare al di la’ di un assessorato allo sport o alla salute, che so, ma non e’ un problema mio se non nel momento in cui entro nella cabina elettorale. Per il resto, se fa la dirigente Coni e lo fa bene io sono felicissima.

Com’e’ che Phelps lo idolatrano e noi non sappiamo valorizzare nulla che ci appartenga?

La mia migliore amica ai tempi del liceo aveva un talento, tanto che nell’88 partecipo’ alle Olimpiadi di Seul. Uno sport minore anche il suo, per il quale si allenava tutti i santi giorni. Ed era campionessa italiana, bravissima.
Poi e’ diventata una str, ma all’epoca era una ragazza divertentissima e alla mano. Finite le lezioni andava al Coni ad allenarsi, fino le 20, e quando tornava a casa cenava e faceva i compiti. Solitamente finiva a notte fonda. Cio’ vuol dire che quando io cazzeggiavo a vedermi I ragazzi della terza C lei si allenava; quando io uscivo con la nostra amica comune, lei si allenava; quando io magnavo schifezze lei praticamente digiunava e si allenava; quando io mi facevo la mia oretta di basket lei si allenava. E la sera mi chiamava per avere i compiti e stavamo un paio d’ore al telefono a ridere di idiozie, e poi faceva l’una per studiare mentre io dormivo da almeno due ore. E il fine settimana erano gare, in Italia o in Europa. E non c’erano feste cazzone, pomeriggi con le amiche, gite. Lei doveva allenarsi.

L’anno che facemmo la settimana bianca lei si fece portare a Passo del Tonale dal padre dopo aver sostenuto una gara credo a Milano. E quello che le pesava tantissimo era che il suo fosse proprio un talento speciale e innato: i risultati e le vittorie li otteneva senza alcuno sforzo ma senza una grande passione a sostenerla, al contrario della sorella che aveva tanta determinazione e tanta voglia di emergere, ma meno talento e minori risultati.

Ovviamente la mia amica guardava con bramosia e invidia la nostra spensieratezza e la nostra leggerezza di adolescenti cretine, e ovviamente il giorno in cui invento’ una scusa alla madre per stare con me e l’altra amica e la madre la scopri’ successe il finimondo, la madre accuso’ me di averla distratta dai suoi impegni, non considerando che anche io avevo sedici anni come sua figlia, ma vabbe’, la mia amica ne fece una dietro all’altra fino a lasciare la Nazionale e l’attivita’ sportiva.

Ed era il 1988, ma venne in classe un cronista del Messaggero ad intervistarla prima della partenza. E quando torno’ da Seoul mi racconto’ entusiasta delle nottate trasgressive con Juri Chechi e Boris Preti. Pero’ mi ricordo anche i racconti dei pranzi yogurt e cetriolo, per mesi, prima delle gare.

Nell’88 la Fede nasceva.
Ora trasferite tutto al 2008, quando Federica Pellegrini ha vinto alle Olimpiadi di Pechino. Pressione, visibilita’, sponsor, medagliere (perche’ al contrario della mia amica che arrivo’ decima o qualcosa cosi’, la Fede ha vinto eccome), soldi, interviste, Manadou, Marin, Magnini, allenatore che muore, e pare un travestito, ma i pavesini, e la erre, ma insomma, voi che facevate a ventidue anni?

Io la cazzona in facolta’. Magari ero simpaticissima, eh, (eeeh!), ma sicuramente una gran cazzona. E al massimo nella mia vita ho vinto una bambola al concorso di Topolino. Avrebbe dovuto essere un walkman, ma li avevano finiti.

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