Mammina cara #7 Mezzi uomini

Noi donne lo so come siamo, no? Ne abbiamo gia’ parlato. Di solito gia’ in adolescenza diventiamo indipendenti. Di solito.
E allora perche’ cresciamo mezzi uomini?
Mia sorella mi racconta che quando La Princi era all’ultimo anno di nido si organizzavano gite di un giorno, magari all’agriturismo a vedere gli animali, e la piccola tornava entusiasta di aver fatto una nuova esperienza, con odori e sapori nuovi, da sola. Anche Gummo lo portano in piscina, col nido. Pero’ non tutte le mamme sono come mia sorella. Alcune le dicevano Noooo io non ce lo mando, e se poi il pullman ha un incidente come quelli che si sentono? Noooo e le maestre non sanno guardare mio figlio come farei io. Nooooo io non mi fido, fino a che ha otto anni almeno non lo mando da nessuna parte.
Tanto per proseguire il discorso iniziato qui.

Un’amica ha una modalita’ leggermente overparenting. Dice fiera Io mio figlio non lo lascio MAI!! Ed e’ proprio cosi’ eh, non lo molla mezzo secondo, non si separa mai da lui, considera il padre un incapace e solo lei e’ in grado di accudire il suo piccolo principe. E lo so che molte di voi staranno scuotendo la testa ma poi faranno esattamente le stesse cose. Il punto e’ che il piccolo principe ne ha piene le scatole di questa oppressione materna, solo che a quattro anni come lo fa notare? Semplice: picchia tutti. Il nanetto e’ talmente pieno di rabbia che si sfoga sul primo malcapitato, piccolo o grande, perche’ non ha sviluppato alcuna competenza relazionale visto che passa i suoi pomeriggi sempre a casa con mammina, che non lo porta nemmeno al parco. La quale a sua volta ha un pessimo rapporto con la gestione della rabbia (sua). Chi viene cresciuto cosi’ o diventa Postiglione o diventa Psycho. Lui e’ (gia’) Psycho. Un giorno si e’ slacciato dal seggiolino e ha provato a strozzare la madre, che guidava, perche’ non lo faceva giocare. Giuro.

Quante volte ci lamentiamo che gli uomini non sanno fare le cose, sono mammoni, che sono incapaci di organizzarsi da soli… poi pero’ se andiamo a vedere siamo proprio noi donne che li rendiamo cosi’. E i padri di solito in queste costellazioni familiari sono assolutamente defilati, o incapaci di contrastare il potere materno, magari dietro la scusa dell’iperlavoro.

Io al momento mi sono salvata, nel senso che, a meno di non avere sorprese come e’ successo alla mia amica Gio, avro’ una picci girl, e quindi passo ancora un giro per diventare suocera stronza. Ups. Magari saro’ lo stesso una pessima madre, ma di figlia femmina, che comunque avra’ una marcia in piu’. L’ho detto. Magari potro’ raccontarvi di meravigliosi conflitti madre-figlia, come qualcuna mi ha scritto insieme alle congratulazioni per la mia pancia. Poi dici i passivo aggressivi.

Pero’ dico, no. Un ragazzo, diciamo sui 18 anni, sara’ piu’ o meno in grado di badare a se stesso. Piu’ o meno, dipende da cosa deve fare, certo. Pero’ ecco, l’impressione che ho e’ che si tende sempre a proteggere troppo gli uomini rispetto alle donne.
Un’amica mi scrive:

 Io sono preoccupata perché è una facoltà tosta e lui non è mai stato più di tanto sui libri 

Capisco le preoccupazioni, e i soldi, per esempio. Ma se sbaglia, se fallisce, che problema c’e’? Ha preso una toppa, dagli errori si impara e ci si fortifica. Se stiamo sempre li’ a prevenire le cose i ragazzi non ci sbattono mai il muso, e l’autostima cala, mica cresce. E’ la sensazione di farcela da soli che aumenta l’autostima, nel bene e nel male.

io gli ho detto di provare e che se vede che è troppo dura, non deve sentirsi in dovere di continuare e non deve vederlo come un insuccesso.[…] gliel ho detto solo per non fargli sentire il peso dell’università perchè ci vanno tutti, perchè è buona cosa andarci.. se sente che è troppo pesante, non deve esitare a dirci di non voler continuare.

E invece forse rendersi conto di aver calcolato male, di non aver saputo considerare tutti gli aspetti, puo’ renderlo una persona migliore. E infatti le scrivo

Poraccio, gli si ricorda sempre che potrebbe non farcela, e invece no, lasciatelo fare, senza commentare. Lo proteggete troppo! Fatelo diventare uomo, fatelo sbagliare, fatelo fallire!! Se succede mica si ammazza, che paura avete? Sbagliando si cresce.

Perche’ si e’ cosi’ iperprotettivi con i maschi?

PdC ha scritto che suo figlio a 10 anni si fa la lavatrice da solo quando torna dal rugby. Assolutamente una mosca bianca e il merito va soprattutto a lei. La maggior parte degli uomini trenta-quarantenni che conosco a malapena sa farsi un toast. O porta il bucato a mammina, che non gli dice mai Ma vedi di imparare. No. Lava, stira e ammira. D’altronde, come poter fare a meno di questo meraviglioso senso di indispensabilita’?

La nostra e’ una cultura materna e matrocentrica. Come ho scritto in un commento all’altro post:

E ricordiamo che quella anglosassone (ma tutta quella nordeuropea, in generale) e’ una cultura in cui i figli a 18 anni vanno via di casa e sono indipendenti. Da noi – e al di la’ delle crisi economiche, e’ proprio cultura – stanno a casa fino a 30. E i cinquantenni sono “ragazzi”. Qualcosa vorra’ pur dire.

Nei commenti ad un vecchio post raccontavo che a lezione, qui, la prof aveva bocciato il ragazzo che aveva provato a fregarla entrando di soppiatto durante una lezione. Di recente ho scoperto che ha bocciato anche un’altra che e’ mancata all’esame finale adducendo una scusa ospedaliera ma senza riuscire a produrre una prova del ricovero. Cosi’ come l’attuale prof ha bocciato uno che ha fatto due assenze su un corso di diciotto giorni (nb.: non e’ che bocciano in assoluto per le assenze, ma solo per quelle arbitrarie e senza giustificazione). A me e’ stato tolto un punto perche’ sono arrivata tre volte in ritardo, ed il mio ritardo era sempre di 3-4 minuti. Esagerato? Io non penso. Io credo che sia rispettoso nei confronti di chi si alzava piu’ presto di me e alle 7.50 era gia’ seduto in classe in attesa che iniziasse la lezione.

E non mi fate sempre i confronti con l’America. Mia madre dice che in Finlandia era gia’ cosi’ quarant’anni fa. E infatti come sta messa la Scandinavia? Siccome tutti sputiamo sulla cultura Americana dalla quale importiamo solo il peggio, voglio dirvi che il problema e’ nostro. Perche’ non importiamo una cosa del genere? A scuola non si fanno mai queste cose: 

Quattro bulletti americani avevano preso in giro e umiliato Karen Klein, l’anziana signora sullo scuolabus che li portava a lezione. Il filmato, caricato su YouTube, ha però provocato un’onda di solidarietà: oltre 30.000 sono state le persone da più di 80 paesi che hanno donato complessivamente 703.833 dollari. […] Allo stesso tempo, i ragazzini protagonisti della vicenda, sono stati sospesi per un anno da scuola e dall’utilizzo del pullmino. Oltre a ciò dovranno frequentare un programma educativo alternativo e ognuno di loro dovrà prestare 50 ore di servizio sociale con gli anziani. Corriere della Sera, 29 luglio 2012

Da noi si usa fare ricorso al TAR quando il nostro piccolo cucciolino quindicenne che si sbomballa di canne viene ingiustamente bocciato. Certo. Perche’ lo scopri a meta’ giugno, che viene bocciato.

Quello che dovrei riuscire a spiegarvi senza diventare noiosa e’ come il complesso edipico agisce in modo diverso sui maschi e sulle femmine, ed e’ quello il motivo per cui i piccoli principi sono tutti maschi. Ma dovro’ farci un post a parte.

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0 pensieri su “Mammina cara #7 Mezzi uomini

  1. Nessuno mette a fuoco i problemi come fai tu. Senza peli sulla lingua e senza fare sconti a nessuno, neanche a te stessa, probabile. Potresti scrivere dei libri…Questo per dire che hai ragione su tutta la linea. Lo constato tutti i santi i giorni a scuola: bambini che non raccolgono le loro cose da terra, addirittura neanche le riconoscono. Lasciano le classi in condizioni pietose. Appena vedono la mamma, all'uscita le buttano lo zaino ai piedi. Tutti i santi giorni così. Ci credi che buona parte delle mie ore le trascorro a far notare certe cose? Terza elementare: un bambino ha sempre le scarpe slacciate. Legati le scarpe. Non ci riesco. Impara no? Entro una settimana devi aver imparato. Esercitati a casa. All'uscita vedo la madre e le racconto il fatto: non ci riesce! Vuol dire che alla lezione d'inglese gli metto le scarpe a strappo!Poi dicono che interferisco sulla vita delle famiglie! Questo è successo due anni fa e ancora al pensiero mi scendono le ovaie a terra!

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  2. Che coincidenza! Ho appena scritto quel che segue come commento ad un altro blog, ma vale la pena riportarlo qui: la maestra del mio terzo figlio, al colloquio di fine anno, mi ha detto testuali parole “si vede che è un bambino seguito”. Siccome conoscola la maestra da più di dieci anni, e abitiamo nello stesso cortile, non ho potuto dubitare che avesse sbagliato bambino. Però non sono riuscita a trattenermi: “ma come? Ma se metà delle mattine viene a scuola con i pantaloni bucati (si veste da solo, e quelle volte in cui esce con i pantaloni aggiustati, provvede a bucarli prima di entrare in classe). Fa i compiti da solo, e non sempre riesco a ricontrollarli. Dubito addirittura che li faccia sempre tutti. Sicuramente non ha nell'astuccio sempre le matite temperate, e a volte lo vedo disegnare con certi mozziconi che mi chiedo come faccia a tenerli in mano…”E lei: “appunto. Lo lasciate essere responsabile delle sue cose! Io preferirei che i bambini arrivassero a scuola coi calzini spaiati, perché se li sono messi loro. Qui invece in seconda elementare sono ancora tutti lavati e vestiti dalle loro mamme, i compiti sono perfetti perché li fanno insieme. Così non crescono responsabili di sè, c'è sempre qualcuno che pensa per loro. Seguire un bambino, secondo me, significa permettergli di essere se stesso, dandogli la sicurezza che ce la può fare. Anche perché, tuo figlio, se non riesce, non si scompone, ma semplicemente domanda.”Allora, io non sono psicologa, non ho “programmato” questo modello educativo: semplicemente i figli sono tanti e io non sono wonder woman!!Scusa per il papiro, ma mi sembrava attinente…

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  3. Come mi tocca questo post! Mille volte mi sono chiesta se sarò in grado di essere una buona madre, ancora di più quando ho scoperto di aspettare un maschio. Unica figura genitoriale per di più. Ce la farò? Riuscirò a crescere un figlio sveglio, indipendente, riuscirò a dargli profonde radici e grandi ali per poter volare da solo? E' quello che voglio, la mia linea di pensiero coincide paro paro con tutto ciò che hai scritto, sarà il mio obiettivo riuscirci, la mia “sfida”. Fortuna ho un bell'esempio davanti, mia sorella ha due bimbi svegli e autonomi, la bimba di 11 anni è partita giusto stamattina per l'Inghilterra (per il secondo anno), con la scuola. Lei mica è tranquilla e prende tutto a cuor leggero ovviamente, ma la lascia libera, è la vita, è giusto che facciano le loro esperienze, solo così si cresce. E voglio essere come lei.Per un periodo ho insegnato alla scuola elementare, non ti dico. Mamme che si lamentavano per i brutti voti, perchè il bambino era stato sgridato, per la nota…allucinante. Era più la paura dei genitori che ostacolavano il mio lavoro che la passione per esso. Ho smesso.E al ristorante? Bambini che corrono tra le gambe di noi camerieri con i vassoi colmi e caldi in mano, bambini che buttano per terra di tutto, bambini che giocano con il cibo consumandolo e chi più ne ha più ne metta. Io li prenderei a sberle. I genitori ovviamente.

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  4. L'educazione infantile è oggi troppo complicata e troppe domande si fanno le mamme. Io dico sempre lasciate liberi i bambini perché prima o poi scappano.Oggi c'è la cultura nei paesi europei..di scandalizzarsi per il “nulla”.Ai miei tempi mio nonno se lo facevamo arrabbiare si tirava fuori la cinghia dei pantaloni, ma alla fine non ce li dava mai..ci faceva solo spaventar…e qualche buona sculacciata non mi ha fatto male anzi mi ha resa ciò che sono oggi:-) Ci si scandalizza di tutto, i padri sono messi di parte..e credimi si esagera nell'analizzare come devono essere i figli, e come educarli..Adesso se si boccia si va al Tar, ai miei tempi si pigliava una bella punizione, se oggi il figlio preferito è un disadattato È perché non l'abbiamo viziato bene e compriamoci la mercedes e se povero ha problemi di socializzare..nostro figlio ha problemi:-)) tutta colpa della modernizzazione e di diritti che non sono diritti:-))Ciao Van

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  5. Aspettando un maschio mi sono posta tutte queste domande, ovviamente. E' vero, sono le mamme a rendere i quarantenni degli invertebrati mammoni tetta-dipendenti, e già il fatto di sapere che esiste questo rischio e di essere consapevoli della propria responsabilità è un bel passo avanti.Per ora basta sapere che dare un esempio diverso è possibile, sul resto si lavorerà giorno per giorno.

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  6. grande Lucy!!!quoto intanto Cristina perchè è vero… lasciamoli fare!! io non sono mai stata aiutata da piccola a studiare, i miei genitori non avevano gli strumenti per farlo, ma a scuola andavo bene. Non ricordo che nessuno mi abbia mai controllato il quaderno a parte la maestra. Oggi invece sono tutti iperprotettivi e sento storie raccapriccianti di mamme che praticamente fanno i compiti ai loro figli. Poi si stupiscono se alle superiori vengono bocciati!E conosco donne (leggi mia suocera) che usano il proprio figlio ventenne come alibi per non fare un ca..o.. tipo: non posso venire, il principino (appunto) rientra e deve farsi la doccia… sai, come fa poi a trovare l'asciugamano, le mutande!? (giuro!!!)attendo il post sull'edipo…

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  7. Di carne al fuoco ne hai messa tanta in questo post, e ti ringrazio per lo spazio che metti a disposizione e che mi prendo per buttare lì qualche riflessione che mi hai stimoltato. Ho due bambine, con la maternità ho scoperto “Dalla Parte delle Bambine” e “Ancora dalla Parte delle Bambine” che di osservazioni sull'educazione di genere sono pieni, fa specie che il primo libro di oltre 30 anni fa sia ancore attuale.Mi ha colpito il fatto che associ all'indipendenza la capacità di svolgere faccende domestiche, ci pensavo qualche tempo fa e secondo me gli uomini non fanno le faccende domestiche non perchè non siano in grado, ma perchè nel nostro sistema culturale è un'occupazione inferiore, ripetitiva che non richiede sforzo intellettuale o fisico, è considerata roba da “stupidi”, dal loro punto di vista organizzare una lavatrice non è segno di capacità organizzativa ma tedio all'enensima potenza e spreco di tempo prezioso.Ecco perchè io non credo che usare le capacità domestiche come cartina di tornasole delle abilità e indipendenza femminili e delle presunte disabilità e dipendenza maschili sia un'operazione che vada a nostro vantaggio; il problema vero è che le donne si ostinano a fare il bucato del marito/figlio/padre/fratello perchè intimamente lo ritengono il loro compito e cosa ancor più grave il campo in cui primeggiare…dai, quante volte si sentono donne di tutte le età vantarsi di come stendono il bucato e ottimizzano i carrelli della spesa?

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  8. Se riuscissimo a liberare dai significati che gli abbiamo attribuito tutto il mondo delle faccende domestiche le si vedrebbe per ciò che sono: routine noiosissime che servono per mantenere decentemente pulito il luogo in cui viviamo, chi le vuol fare le fa, chi non le vuol fare vive nella lordura (il discorso si complica nella convivenza, le camere separate sono un buon modo per mantenere la propria autonomia e indipendenza, ma quando ne parlo faccio più scalpore che se inneggiassi all'omicidio libero).Ritornando alle capacità/incapacità mashili: gli uomni sono perfettamente in grado di organizzarsi da soli, basti vedere come si dividono fra lavoro, tempo sul divano, giochi al pc, uscite con amici e storie con le partner (una o più alla volta) semplicemente loro SCELGONO a cosa dedicare il loro tempo e a cosa no, e gli aspetti più noiosi e meno gratificanti della vita li lasciano a chi felicemente se li accolla (e anche qui che voragine si apre sul perchè e percome si perpetua questo mito dell'educazione al femminilie in cui la stramaledetta cura di se e del luogo in cui si vive diventa la missione della vita).Le madri di figlie femmine si ripetono costantemente fra loro che le femmine sono “avanti”, come dici tu “hanno una marcia in più”…ma nella vita 'sta marcia in più dove sta? com'è che le donne sono le più disoccupate, le meno pagate, le stalkerate e le mobbizzate? com' è che sono quelle che quando si occupano dei figli non se li godono perchè la loro idea di maternità comprende badare alla casa, alla spesa, al bucato, alla burocrazia familiare, al bucato dei piccoli, a preparare il cibo, a far fare bella figura ai figli, al marito, a se stesse e poi solo alla fine riescono (forse) a connettersi con i propri figli e vederli per quello che sono? cioè persone in crescita e non belle creature da “far figurare”? Com'è che le donne sono le più acerrime giudici di se stesse e delle rappresentanti dello stesso sesso? Cos'è questo subdolo pensiero latente che ci fa essere critiche fino alla malvagità e incapaci di cogliere i significati che stanno sotto le apparenze; io per prima da madre non lavoratrice perchè invidio la conoscente che ha fatto due figli in due anni, e affidandoli a nonni e zie continua la sua vita come niente fosse?

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  9. Lo sai che questa cosa de “la gita no, poi chissà cosa succede” l'ho sentita spesso anch'io? Non riesco a capirlo, voglio dire un incidente può accadere anche la mattina mentre portiamo i bambini a scuola, cosa ci fa pensare che la nostra presenza li preservi da ogni male possibile? Sul piccolo principe uomo … che dire, concordo! Io quando parlo di futuro con mio figlio cito sempre luoghi distanti, gli mostro la strada verso l'esterno, lo incito a saper fare per riuscire ad andare. Poi mi scontro contro la sua resistenza attiva su tutto il vivere quotidiano, dal lavarsi i denti come/quando vuole lui ai suoi eterni tentativi di farsi imboccare (!). Ma l'idea di “esserci sempre” a me ucciderebbe, io lavoro ogni giorno per il suo e il mio diritto a non esserci, perchè siamo due persone distinte e saperlo dipendente da me è la pena più grande che ancora mi porto.Queste tue riflessioni sono proprio utili, sai? Mi stimolano a non distrarre l'attenzione, perchè un conto è pensare “io non sono così” un conto è guardarsi proprio bene sotto le unghie di mamma rapace … 🙂

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  10. In uno dei libri che ho citato si parla del maschio, di come egli abbia valore in se, per ciò che è mentre la femmina valga per ciò che fa (come è ovvio nel libro il concetto è molto ben spiegato e argomentato, io vado a braccio e anche male); ecco perchè secondo me si protegge il maschio, perchè “vale” e come tutte le cose ritenute preziose diventa fragile, tutte le sue energie vanno concentrate per la grande corsa della vita, sia che si tratti del muratore che del banchiere internazionale, il suo luogo di appartenenza è “fuori” e le sue energie sono veicolate verso la sua missione, spenderle per pulire una casa o lavare un pagliaccetto? non sia mai, lui ha cose più importanti da fare e quando poltrisce sul divano sta riposandosi dopo una giornata di duro lavoro, o preparandosi per una giornata di duro lavoro o semplicemente sta rispondendo alle aspettative della donna della sua vita (che sia la madre o la moglie)….e la donna? beh lei svolgerà il suo ruolo nelle mura domestiche, sia che si tratti della madre disoccupata che della presidente del fondo monetario internazionale, lei è prima di tutto donna/madre e se non vorrà figli sarà una madre mancata…un pezzo monco, qualcosa di perennemente non realizzato, se avrà figli vivrà il maledetto conflitto fra i due poli di attrazione, e comunque vada sarà un fallimento perchè il modello culturale è così radicato dentro di noi, così monolitico, così intransigente che ogni scelta rischia di portare all'insoddisfazione; quella meravigliosa sensazione di completezza, di pienezza raggiunta da alcune fortunate durante la gravidanza, svanisce e il tarlo del non “saper fare” vuoi la madre, vuoi la moglie, vuoi la lavoratrice avanza.Prendo anche spunto dalla tua osservazione sull'autostima, scrivi che farcela da soli aumenta l'autostima, qualche tempo fa lessi un libro “Il Bambino è Competente” di Jesper Juul, in cui viene fatto un distinguo che a me è risultato molto utile fra “autostima” e “fiducia in se stessi”; io mi ritrovo molto nella sua spiegazione, riuscire a far da se aumenta la fiducia in se stessi, la consapevolezza di poter fare qualcosa con il giusto impegno, l'autostima è per lui un concetto più astratto, legato all'investimento amoroso che i nostri genitori hanno avuto su di noi, essere amati per ciò che si è (a prescindere dai successi e dai fallimenti), essere “visti” come individui a 360 gradi è il primo livello dell'autostima che noi crescendo dobbiamo nutrire e accrescere…insomma da quel che ho capito e per quel che mi è servito l'autostima è legata al ciò che siamo, la fiducia al ciò che facciamo.Poi scrivi che la nostra è una cultura materna e matrocentrica, e mi vien da pensare che visto che l'unico luogo in cui la donna è (secondo il nostro modello culturale) superiore all'uomo è quello domestico ecco che essa si arroga il ruolo di nostra signora e padrona della domesticità (lo so, la parola non esiste); con questo non voglio dire che l'unica alternativa per la donna sia il lavoro fuori casa…andiamo, quante donne fanno lavori che non le fanno sentire gratificate? se il lavoro è gratificante per se stessi allora è un arricchimento della propria vita e della propria persona, ma quanti sono i lavori che si fanno di malavoglia? Quello che mi piacerebbe è che la donna si senta libera di trascorrere una giornata a leggere un libro, a riposare in poltrona, a camminare in giro per la città, a farsi una cultura sulle tecniche di costruzione edile senza sentirsi in colpa per non aver badato come si deve a se stessa o alla famiglia o alla casa…

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  11. Ciao Mariagrazia. Sono d'accordo in parte, d'altronde dipende sempre da noi insegnare la cooperazione domestica in tutti gli aspetti. Sono del parere che le nuove generazioni, gia' i ragazzi che hanno 20 anni, sono un po' piu' emancipati di quanto non lo siano i nostri coetanei, e questo perche' culturalmente e' sempre accaduto quello che dici tu. Ma d'altronde i nostri padri non collaboravano nemmeno nella gestione dei figli, molti nostri mariti invece si'. Io ho fiducia nel futuro 🙂 Grazie per il tuo bel commento.

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  12. Nei commenti leggo un accenno ai tetta dipendenti, su questo punto dissento; almeno nel senso letterale del termine allattare una bambina o un bambino e soddisfare il suo bisogno di contatto e vicininanza quando questo bisogno è, per l'età in cui compare, fisiologico. Ciò che mi suona male è educare all'indipendenza un infante e tenersi poi attaccatto e dipendente un adolescente o un adulto. Che poi è una gioia stare con un neonato attaccato addosso, i bambini sembrano disegnati apposta per spalmarsi sul corpo materno o paterno, semmai sono i bambini di 7 anni che “devono” o “vogliono” stare sempre e solo con i genitori o i nonni a darmi da pensare, e chissà quanti di loro sono stati allattati e quanti no (io un'idea ce l'ho).ps. ho usato la funzione rispondi per non far perdere continuità alla risposta

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  13. Credo che fosse una metafora. Ma sai che quando ero al Bambin Gesu' c'erano mamme che davano il biberon per addormentarsi al figlio undicenne? Ecco, per me quello e' essere tettadipendenti. L'incapacita' di accettare la separazione.

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  14. bello questo post e pieno pieno di spunti. Ho visto che già qualcuno prima di me ha citato i libri “Dalla parte delle bambine” e “ancora dalla parte delle bambine”. Sono illuminanti. Il primo è un poco datato ma i bambini di cui parla sono gli uomini di oggi. Una differenza nell'educazione fra maschi e femmine che avviene da subito, anche inconsapevolmente. Mettiamoci poi che se un bambino cresce già in una famiglia dove la madre fa tutto e il padre sta in poltrona sicuramente non potrà imparare l'uguaglianza fra le due figure. So che negli altri paesi soprattutto nordici sono molto avanti da questo punto di vista, noi come al solito arriviamo tardi. Io predico sempre con mia suocera che praticamente soffoca il figlio (il fratello di mio marito) che a vent'anni non sa neanche fare un caffè figuriamoci una lavatrice o altro. povera chi se lo sposa. Lei lo fa come una forma di protezione, ma non capisce che così lo tratta come un incapace e lo fa diventare tale.Mamme di maschi mi raccomando.

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  15. Adoro leggerti! Cogli nel segno. Pensavo, gita di fine anno a scuola della piccola quattrenne, si va in fattoria ai Castelli (che saranno tipo 50km da Ostia, un pezzo di raccordo e la Via dei Laghi). La mamma di un bambino li ha seguiti in macchina, senza farsi vedere!!! Ma ti rendi conto? Poi ti chiedi come mai gli uomini (?!?) tipo il mio ex marito aveva (quando vive con l'adorabile madre!), al mattino, le cose da indossare pronte sul letto, ma nell'ordine in cui si indossano! Si dovessero scomodare i principini a trovare la mutanda piuttosto che i calzini (stirati!).Io ci ho provato almeno a dirglielo, bello andiamo a vivere insieme, ma tu fai la tua parte ed io la mia….ahimè non ha funzionato…e ancora adesso è lui la mamma-chioccia delle bambine, che quando sono con lui sono iperprotette e controllate e quando sono con me sono indipendenti e libere di esprimere la propria personalità e idee(non è mai morto nessuno di calzino spaiato o fuseaux con buchetto!)Oddio sono stata un pò prolissa e ci ho ficcato in mezzo un pò di privato.Mi stimoli un sacco di riflessioni e ti ringrazio tanto per questo!Baci a te e alla pancia ❤ (il rosso ti sta d'incanto!)Claudia

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  16. infatti, non ho aggiunto che ora che il figlio è partito per il militare lei è depressa perchè sto ragazzo adesso inizierà a crescere!!!! per fortuna le hanno appioppato una nipotina da accudire… senò erano cavoli nostri… su qualcuno poi devono pur sfogare le loro frustrazioni!

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  17. mio marito è una mosca bianca che fa tutto e talvolta meglio di me, ma mia suocera con tutti i suoi difetti è molto pro donne e l'ha svezzato bene, nonchè visto che ha sempre fatto 3 mesi in Grecia da quando mio marito ha cominciato a lavorare o viveva in un porcile o si prendeva la colf o imparava, ha imparato stop.L'italia è un paese mamma centrico ma nel senso peggiore.baci

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  18. Mi trovi d'accordo su tutto. Spesso è più facile fare, che insegnare a fare e soprattutto si pretende che gli altri facciano come noi, mentre per imparare bisogna anche sbagliare. Che si tratti della lavatrice o della vita.Mentirei se dicessi che mio figlio fa tutto volentieri e solo spontaneamente. O che fa tutto alla perfezione. Ma fa, e facendo capisce anche il valore di ciò che faccio per lui e per noi.Quanto all'indipendenza, per me non è sempre tutto così facile, se pensi alle allergie importanti che ha mio figlio. Significa responsabilizzare lui e chi si occupa di lui. Spaventarsi per una telefonata fuori orario o temere che succeda qualcosa, perché non ci sei tu.Poi per me, essendo sola, la responsabilità è doppia. Se sbaglio, il 100% del peso è tutto mio.Però, con PdC mi confronto sempre. E siccome gli ho insegnato che anche io sbaglio, magari a volte correggiamo il tiro insieme.Aggiungo che sono d'accordo con Cristina, a volte aiutano anche le circostanze. Ho solo un figlio, ma sono sola, lavoro molte ore al giorno, un paio d'anni fa, lui era più piccolo, mio padre stava male da tempo e dopo poco è mancato, facevo dei periodi che mi alzavo il giovedì ed andavo a letto il lunedì. L'ho trascurato parecchio, senza fargli mancare nulla di essenziale.Ma lui se l'è cavata, magari non sempre tutto è andato liscio, ma si è misurato con sè stesso, ha retto bene a scuola, si è sfogato con lo sport. E' cresciuto.Con buona pace di quelle che mi dicono che sono cattiva e che pretendo troppo. Lui è sereno e non si sognerebbe mai di spanzarsi sul divano e farsi servire e riverire come molti ragazzini suoi coetanei.Più facile che come stasera, facciamo ordine in casa insieme, per poterci poi concedere una passeggiata di mezz'ora nel verde.Certo ci vuole impegno quotidiano, ci sono alti e bassi, ma alla fine l'impegno, ripaga. E, ripeto, è più contento anche lui della sua autonomia.

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  19. Avercelo qualcuno a cui lasciare il nano! Ogni tanto lo lascio un'oretta col papa' e mi faccio un giro per non sclerare, ma piu' di tanto non mi va, mica perche' lui e' incapace (e' bravissimo!), ma perche' anche noi due abbiamo solo il weekend per stare insieme. Meno male che fra un annetto cominciamo con la pre-school!Per quanto riguarda gli uomini italiani, devo dire che mio marito sa fare tutto e mi aiuta quanto puo'. Adesso che non lavoro il grosso lo faccio io, ma per 5 anni buoni abbiamo fatto 50-50 di tutto.

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  20. Io sono fiera di avere un fidanzato formidabile, e in casa sua capisci subito perchè. Il mio Davide sa fare tutto, lava, pulisce, cucina (molto bene), e tante altre cose. Io lo invidio parecchio, perchè a me non hanno mai insegnato nulla di tutto questo, insomma mi ci sono sempre messa da sola, e sai senza qualche base è dura andare avanti.Ma io la penso diversamente, credo che siano gli uomini ad avere una marcia in più, almeno gli uomini della mia vita, mi hanno sempre dimostrato di essere delle persone fantastiche.L'unico problema degli uomini, è che si, un po' lo sono, dei coccoloni. 🙂

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  21. mamme che si arrampicano sugli alberi e sui pali della luce per spiare a scuola “cosa fa senza di me”. Mamme che con la scusa di essere rappresentanti di classe si uniscono alla prima gita di tre giorni del figlio quattordicenne (quanto sarà perculato per questo non te lo chiedi, mammina). Le maestre che conosco me ne raccontano di ogni.Ad una amica che si lagnava del marito incapace, le ho detto “e perchè non gli insegni a farsi un piatto di pasta? Non è complicato acqua+pentola+sale+pasta.” mi ha aggredita dicendomi “GUARDA CHE È COLPA DI SUA MADRE. NON POSSO CERTO ARRIVARE IO A QUARANT'ANNI A ROMPERGLI LE PALLE.” E tientelo così, allora.È molto interessante lo spunto di mariagrazia sulla rivalsa delle donne che ostentano il proprio riscatto di potere nell'unico ambito (..) a loro relegato, casa/gestione figli. Provo anch'io a lanciare uno spunto di riflessione, facendo notare come gli uomini capi d'azienda abbiano sempre bisogno di una solerte segretaria donna che gli ricordi cosa devono fare e quando.

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  22. A casa mia si è verificato proprio come dici tu.. Tra me e mio fratello ci sono 4 anni tondi tondi, ma lui oltre ad avere sempre la strada spianata al grido di “lui sa come e quando chiedere le cose, tu non sai scegliere il momento giusto” (c'è mai stato il momento giusto?), ora lui vive i vantaggi del fuori casa unito ai vantaggi dello stare in casa con i miei. Venticinque anni, decide di comprare casa a 70km da casa vicino a dove lavora, ma.. il sabato pomeriggio (non il sabato mattina, perchè deve dormire) sale in macchina con la biancheria da lavare, la porta a mammina che ENTRO LE 17 della domenica deve aver lavato – asciugato – stirato tutto. Non di poca incidenza, il bambino in ufficio indossa SOLO camicie. Perchè non ha posto a casa per la lavatrice e per stendere. Le lavanderie in città non esistono? Vedremo come farà quest'inverno.. quando per asciugare i panni non basterà un'ora ma ci vorranno 2 giorni.. Se dieci anni fa mi avessero detto che mia madre sarebbe finita a fare la colf per mio fratello, gli avrei riso in faccia..

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