Ieri si e’ concluso il cinquantesimo anniversario del Coconut Grove Art Festival. Complice una giornata di ferie di My, siamo andati a fare il nostro primo bagno di folla con la Picci, che a parte spesa o municipio non aveva fatto ancora nulla.
La giornata era fredda e il Festival si svolge vicino al mare, alla marina di Coconut Grove (dove c’e’ anche questo locale che ci era piaciuto tanto). Come e’ facile intuire, ci sono bancarelle di artisti che espongono le loro opere, e si trova un po’ di tutto, dai quadri alle sculture a borse e vestiti artigianali.

 

 

 

Pink Flamingo, uno dei simboli della Florida

Non tutti acconsentivano di poter fotografare le opere. Devo dire che pero’ il cliche’ dell’artista e’ uguale un po’ in tutto il mondo.

Per noi italiani o europei il concetto di arte ha dei confini ben precisi. Negli Stati Uniti, essendo forte l’influenza di tutte le popolazioni che vi hanno abitato nei secoli, ha dei contorni decisamente piu’ sfumati. Per il nostro gusto e’ sicuramente diversa, soprattutto la pittura e soprattutto quella che origina dai Caraibi. Ovviamente c’erano puzzonate molto dozzinali, ma in generale ho visto cose gran belle, molto particolari e con prezzi di tutto rispetto. E vendono, eh.
Tra tutte, ecco le opere che mi sono piu’ piaciute.
Al terzo posto Kimber Fiebiger, che realizza dei personaggi di bronzo fatti a forma di uovo. Ce n’e’ di tutte le dimensioni; i piu’ piccoli, come le uova vere, costavano intorno ai 500$. Per questi qui non ho osato chiedere.


William Kidd e’ un artista che realizza delle sculture che riproducono le succulente, come vedete, ma in ceramica. La foto non rende benissimo la bellezza di queste opere, sono davvero molto belle.
Al primo posto, a mio giudizio, le sculture di Tanya Tree (si’, le sculture mi hanno colpito piu’ di tutto!), ma non sono riuscita a fare foto, queste vengono dal suo sito. Ho trovato le sue opere molto belle e molto femminili.

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E ancora, Lou Michaels realizza 3D da fotografie originali. Questa la sua Lunchtime atop the Rockefeller Center.

C’erano anche opere affascinanti e cosi’ tanto verosimili da risultare un po’ inquietanti, come queste sculture di Woodrow Nash che riproducono le fattezze umane.

Come detto, le opere avevano prezzi decisamente non alla portata di tutte le tasche, e tutti gli stand erano muniti di pos o addirittura di piani di finanziamento. Per chi invece non voglia strisciare la carta nemmeno per le piccole spese, il bancomat e’ sempre utile.

E come nelle migliori tradizioni, accanto al sacro c’e’ il profano.
Pappa.

Mi ha colpito tanto che ci fosse la fila al banchetto che vendeva i cremini. Giuro. Gelato da passeggio con lo stecco, ricoperto al cioccolato e con praline. Chissa’ se vengono in Italia e trovano i frigo dell’Algida in ogni bar che pensano. Qui, i gelati sono pochissimi, in coppetta e prevalentemente Haagen Dazs. Vabbe’.

No ma noi dovevamo pranzare e ci siamo fermati qui.

Abbiamo preso polpetta di granchio (crab cake), buona,

e alligatore allo stecco. Qui in Florida e’ un piatto tipico. Non lo avevo mai mangiato, ed e’ buonissimo.

Anche se come dice mia sorella, fritta e’ bona pure la suola delle scarpe.

E poi non ho resistito. Non so quanti anni erano che non mangiavo lo zucchero filato, che qui vendono in busta. Enorme. Mmmmmmm che buono!

Insomma, il pomeriggio e’ stato magnifico e rilassante. Picci e’ stata un angioletto, ha dormito e poi si e’ goduta la passeggiata in braccio al papa’, tra gli sguardi ammirati delle altre donne. Non c’e’ niente da fa’, va sempre cosi’.

Il Coconut Grove Art Festival e’ stato bello proprio perche’ era pieno di bimbi e di famiglie.

Che solitamente hanno tre figli e almeno un cane, poi dici perche’ qui vanno tanto i suv.

Macche’ Lebron James. Picci, appena cresci mamma ti compra la maglietta di Wade!

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