Troppi vuoti

L’estate non e’ sempre un periodo felice per tutti. Molte persone convivono con un disagio psicologico latente – di qualsiasi tipo – che durante l’estate peggiora. Vuoi perche’ partono tutti, vuoi perche’ il mondo l’Italia si ferma, vuoi perche’ i tempi rallentano, il caldo, per non parlare del caldo!, fatto sta che nelle ultime settimane ho ricevuto esplicite richieste o captato il bisogno che i propri pensieri senza via d’uscita venissero accolti da qualcuno, da sette persone. Sette.
Sette son tante.
Premetto che non so fino in fondo come funziona qui, molte notizie che ho sono riportate, ma sono sicura che la situazione sia molto diversa dall’Italia. Il post e’ un po’ polemico contro la mia categoria professionale, ma saro’ ben felice di accogliere punti di vista contrari e smentite. A quel che mi risulta, qui negli Stati Uniti non ci sono vacanze lunghe. In generale un qualsiasi lavoratore ha una/due settimane di ferie, e soprattutto l’America non si ferma durante l’estate o i festivi. So di persone che hanno trovato risposta e accoglienza in centri di psicologia in pieno agosto. So per certo che se un medico – di qualsiasi disciplina – fosse in vacanza e una persona avesse assoluto bisogno per un’urgenza, troverebbe immediatamente qualcun altro altrettanto valido.

In Italia le vacanze durano almeno un mese, anche se non si parte, e di solito chi lavora ad agosto e’ uno sfigato anche se si e’ fatto le ferie a luglio. Uno psicoterapeuta diciamo cosi’, affermato va in vacanza per circa due mesi. Ora possiamo raccontarci tutto quello che vogliamo, gestire l’angoscia di separazione (si inizia a marzo e tutto quello che accade in due mesi e’ relativo all’angoscia da separazione), tollerare l’assenza, autonomizzarsi nel periodo di vacanza… resta il fatto che il paziente e’ felice di saltare cosi’ tante sedute solo per il suo portafogli, non certo per la sua anima. Ma nel caso di una psicoterapia che va avanti da mesi, o anni, questo e’ un problema relativamente minore: basta aspettare, alcuni strumenti si possiedono gia’, e spesso si ritorna in terapia a settembre cambiati, cresciuti, e si fa un passo avanti. A volte. Molte volte si regredisce, poi dici che la gente sta in analisi per anni.
immagine da qui

Ma cosa ne e’ di chi ha bisogno di una consulenza in piena estate?
Ho provato a fare da intermediario per le richieste ricevute contattando dei colleghi, quasi tutti erano disponibili da settembre. I centri di ascolto sono chiusi anche loro. Rivolgersi alla Asl ha senso fino ad un certo punto, non ci sono terapeuti disponibili e ti mettono in lista d’attesa a due mesi (poi accade che la persona il giorno tot non si presenta proprio perche’ ha aspettato troppo o ha trovato altro e non ha disdetto, e la lista sempre quella rimane). E hai voglia a dire che si puo’ differire l’attesa. Mettiamo che una persona ha un lutto, perche’ mannaggia a loro ci sono morti inopportuni che se ne vanno durante l’estate. Se accadesse a gennaio, una persona avrebbe un appuntamento entro una settimana, al massimo due. Se si rimane vedovi a luglio, niente, aspetti settembre e ti gestisci la prima disperazione come puoi, che tanto se ti viene voglia di buttarti dalla finestra qualcuno che ti firma un trattamento sanitario obbligatorio per due settimane in ospedale lo trovi sempre. E ricordo che nel mese di agosto i quotidiani hanno le pagine della cronaca locale zeppi di pubblicita’ di telefono amico, psicologi, dentisti e idraulici che si fanno pagare a peso d’oro la prestazione extra.
Ho gia’ raccontato di quando mia madre passo’ un periodo di depressione. Mia sorella riusci’ a convincerla di prendere appuntamento con lo psicologo della Asl, fissato dopo qualche settimana. Mia madre ando’ li’, vomito’ parole su parole, cosa inedita per lei, e le diedero un secondo appuntamento al mese successivo. A pochi giorni dall’appuntamento la chiamano per spostare a dopo le vacanze di Natale. Tra frizzi e lazzi sarebbero passati quasi due mesi, e lei ovviamente perse motivazione e fiducia e non si presento’ piu’.
Qualcosa di simile accadde a me, una vita fa. Decisi di iniziare una analisi personale, non per un bisogno particolarmente pressante, ma ero studentessa in psicologia e volevo fare questa esperienza (credevo io, in realta’ c’era qualcosa che ancora non era arrivato alla consapevolezza). Non vivevo piu’ a casa con i miei, lavoravo part time in un call center e prendevo 500 mila lire al mese.
Mi consigliarono questa psicoterapeuta che mi piacque molto ma che mi chiese 100mila a seduta, una a settimana. Ci rimasi secca. Con i cento restanti non avrei potuto contribuire come prima in casa e avrei avuto bisogno di un aiuto economico dei miei. Purtroppo ero giovane e non avevo ancora conquistato la capacita’ di dire no, mettiamoci pure che mi sarei trovata in difficolta’ con chi me l’aveva consigliata, percio’ accettai. Era bravissima, eh; ma solo a posteriori avrei capito che lei toppo’ clamorosamente a rendermi di nuovo dipendente dai miei.
Era fine maggio, primi di giugno. Lei accolse la mia richiesta, mi fece pure un po’ sentire in colpa per averla chiamata a ridosso dell’estate, evidenzio’ la mia resistenza alla terapia – ovviamente in fatto che in estate c’era una sola sessione di esami passava in secondo piano -, facemmo 3 colloqui esplorativi, poi ci salutammo per le vacanze. Riprendemmo a settembre. Non mi ricordo assolutamente cosa accadde per Natale, mentre ho ben chiaro cosa accadde a Pasqua dell’anno dopo: lei mi annuncio’ le sue vacanze di un mese – agganciando pre, Pasqua, post, 25 aprile, primo maggio e un pezzetto. Ero in bollettissima e avevo delle sedute da saldare. Ero arrabbiata con lei e con me stessa. Dentro di me rimandai in continuazione il pensiero di dover tornare in terapia. Durante quel mese di vuoto accaddero cose, conobbi persone nuove e trovai un nuovo lavoro che mi impegnava per piu’ ore al pomeriggio. Il giorno prima di rivederci la chiamai per dirle che non sarei andata all’appuntamento perche’ lavoravo e che ci saremmo risentite, cosa che avvenne solo mesi dopo per poterle dare l’insoluto che le dovevo, ma non tornai piu’ in terapia. Mi sentivo un leone e il mio agito fu da applauso: in un colpo mi liberai di un impegno troppo oneroso e di una storia senza futuro. La terapia aveva funzionato.
Da psicoterapeuta ho sempre avuto ritmi legati ai cicli scolastici, con i pazienti che sparivano da meta’ giugno a meta’ ottobre, ma ho sempre dato disponibilita’ fino alla fine di luglio e dai primi di settembre. Un anno trascorsi una vacanza qui spendendo non so quanto in roaming per fissare tanti appuntamenti che piovvero benedetti e inaspettati. Una volta mi chiamo’ una donna intorno ferragosto, ero in Italia, nel pieno di una di quelle crisi che ho descritte all’inizio. Le diedi appuntamento dopo una decina di giorni, quando riapriva lo studio a cui mi appoggiavo per la stanza. Quando ci conoscemmo trovai una persona piegata dalla vita e da alcune circostanze in cui si era ficcata, era davvero in crisi, e iniziammo a vederci due volte a settimana. Lei era arrivata a me per puro caso dopo decine di telefonate a vuoto ad altri centri e messaggi in segreteria mai ascoltati da professionisti. E lo stesso mi accadde con un giovane uomo, mi chiamo’ alla fine di agosto ma aveva il numero da almeno tre settimane, non aveva chiamato perche’ sicuro che non avrebbe trovato risposta, mi disse poi. Entrambi si dissero grati per aver saputo e potuto accogliere la loro richiesta anche in piena estate.
Perche’ in Italia funziona cosi’? Ho un contatto di una pagina fb di ascolto psicologico, l’ho sempre apprezzata perche’ faceva colloqui di accoglimento postando disponiblita’ alla sera, perche’ come le vacanze, anche la notte mette angoscia o fa esplodere tensioni. Quest’anno hanno iniziato le ferie a meta’ giugno. Che poi c’e’ Skype, voglio dire, per gli Ordini regionali che lo consentono c’e’ la terapia a distanza, non e’ che devi stare nel tuo studiolo a schiumare sudore con l’agenda vuota. Davvero non lo riesco a capire. Pero’ se poi alcune persone hanno preconcetti contro la professione non e’ che abbiano proprio tutti i torti.

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0 pensieri su “Troppi vuoti

  1. Il disagio mentale purtroppo non va in vacanza, ma si acuisce in questi periodi, quando tutto intorno a te sembra esplodere di energia e felicità, mentre tu ti senti una pila scarica…Il mio negozio chiude solo il giorno di Ferragosto e si che non mi ritengo così utile…..

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  2. Invece Moky ti ho detto tante volte quanto siete stati utili per me, tu e i tuoi colleghi, quando a Roma vivevo sola. Si offre un servizio, uno psicologo quanto un negoziante, e io lo trovo ugualmente importante.

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  3. l'italia in agosto é un paese morto, posti turistici permettendo. l'anno scorso lavoravo, tutto agosto, le strade vuote, stupendo andare al lavoro senza traffico, giuro che per me non era un problema, anzi, era abitudine, visto che agosto per me é un mese come un altro. peró se hai bisogno di qualcosa rimandi tutto a settembre, perché agosto non esiste…una lettera inviata i primi d'agosto da pordenone é arrivata a mallorca 3 settimane dopo…ti dico solo questo…altro che depressione che ti viene quando hai un mese cosí, che anche se non vai in ferie nei paesini piccoli non hai neanche un bar aperto, e te ne devi star a casa! e con immenso piacere son tornata in spagna, anche per altre ragioni ovvio, dove agosto é un mese come un'altro e la “depressione” da me arriverá verso dicembre quando ci saranno 4 gatti per strada ma i negozi e tutti gli altri servizi continueranno ad essere aperti, hehehe! besos

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  4. Sai cosa penso a riguardo? In Italia il disagio mentale non è visto come qualcosa di grave: non è una malattia, ma un capriccio e per questo motivo che vuoi che sia l'estate? C'è tempo per risolvere un capriccio.Quanta gente, ma QUANTA, avrebbe bisogno di aiuto psicologico e non lo chiede per vergogna o perchè altri dicono che “Che vuoi? Basta la salute” (eh no, quella mentale non è inclusa in questo campo). Il mio psicologo, quando ho perso la bimba, era a 1500 km da me. Perchè io mi sono trasferita. Ebbene, a parte la sua costante disponibilità (ricordo una telefonata – gratuita, ho solo pagato la telefonata – in pieno giugno per una crisi fortissima che mi stava prendendo) ricordo che mi aveva suggerito di fare terapia su skype, visto che io, dopo anni di terapia e di psicologi-psichiatri-dottori, non avevo certo voglia di ricominciare daccapo.Non so. Per me lo psicologo è comunque un dottore, nel senso più amplio del termine: SALVA DELLE VITE. (Io penso di essere stata salvata da questa persona, anche se magari che so, ce l'avrei fatta lo stesso…)E chi salva delle vite dovrebbe esserci sempre, o meglio, se non c'è personalmente, dovrebbe avere qualcuno che lo appoggia quando – giustamente – si mette in ferie.Un po' come fanno tutti gli altri medici… quelli importanti, come direbbero qui. Ma oddio, giusto oggi mia suocera cercava disperatamente un dentista… e non l'ha trovato. Mi raccomando, non andate in crisi ad agosto. (Sospiro.)Claudia

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  5. Quando qui racconto che in agosto l'Italia diventa un paese deserto e che ti puoi scordare di fare pratiche, documenti e altro, mi guardano straniti. Da una parte penso che gli americani siano fin troppo workaholic e che qualche giorno di riposo in più non farebbe male, ma dall'altra mi rassicura sapere che in qualuque momento io possa aver bisogn, troverò sempre un negozio aperto, un dottore disponbile e un impiegato solerte. Concordo pienamente con Claudia cmq, c'è ancora la percezione del disagio psicologico come un capriccio da persona viziata, che quindi non necessita certo di copertura H24. Il primo anno che ero in terapia e che la mia psicologa a fine novembre mi disse “vado in ferie, ci vediamo a metà gennaio”, credevo che sarei impazzita, perchè mi sentivo in balia della mia ansia, senza appoggi e nessuna opzione che non fosse andare al PS e farsi dare del Tranquirit (perchè è questo che fanno al massimo in ospedale). L'anno dopo in estate invece benedissi quei suoi due mesi in viaggio in India perchè potevo risparmiare 60 euro a settimana, ma solo perchè lì stavo già molto molto meglio!

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  6. sento sempre gli psicologi sottolineare a ragione la propria professionalita' e la propria utilita'. forse a molti, pero' questa importanza sembra qualcosa da tirare fuori all'occorrenza, preferibilmente dopo le meritate ferie d'agosto. che tristezza, poveri pazienti.

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  7. Dico la verità, è un argomento che conosco poco, a parte qualche seduta dalle psicologhe del consultorio quando sono rimasta incinta e abbandonata (due persone splendide, con le quali però ho vissuto più un rapporto da “persona giovane che parla con una più esperta da cui ha da imparare” piuttosto che da paziente-dottoressa) non ho mai pensato seriamente di intraprendere una terapia, costi veramente inaffrontabili per me, dovessi averne seriamente bisogno sarebbe davvero dura. Il discorso di agosto è vero,triste e incomprensibile, per me. Io lavoro da quando ho 15 anni, di agosto, quando ero a scuola facevo la stagione e ora non mi interessano le ferie nel clou dell'estate, quando ogni cosa costa il doppio e diventa difficile avvicinarsi a qualsiasi luogo d'interesse, circondato da un mare di gente. Sì, un mucchio di persone mi considerano sfigata abbestia (specialmente quando dico che domani sono a lavoro), ma mi importa il giusto e l'onesto. Anche nulla, direi!

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  8. Essendo una psicologa ma non esercitando non posso dirti cosa faccio io durante l'estate, ma posso dirti cosa fa mio marito. Lui non si è preso un giorno di ferie. Però posso assicurarti che i nostri conoscenti e amici psicoterapeuti sono andati in ferie al massimo per due settimane. Quest'anno abbiamo notato un incremento della richiesta d'aiuto durante l'estate, sarà la dispersione dell'identità in mezzo la giungla mediatica, ma devo dire che rispetto agli anni passati, sembra che effettivamente quest'anno ce ne sia più bisogno. E questo non puo' farmi che piacere, non solo perchè così noi lavoriamo, ma anche perchè cercarsi nel marasma collettivo, non puo' che fare bene al paziente e chi gli sta intorno. Come se l'”individuazione” diventasse contagiosa, io me lo auspico.Per quanto riguarda Skype, per l'amore del cielo…io non mi so figurare una relazione terapeutica fatta di sguardi, posizioni, gesti, silenzi, celati o intermediati da un freddo schermo.E' già difficile creare alleanza vis a vis, come si potrebbe trarre vantaggio da una relazione a distanza? Soprattutto io credo che sia molto funzionale il fatto che il paziente si alzi dalla propria seggiolina, che si vesta, che cammini per arrivare allo studio del terapeuta. Già questa azione crea un motus psichico. Troppo più facile accendere un pc.Comunque i tuoi post sono sempre molto interessanti, complimenti!!

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  9. Le tue sono domande a cui non so dare risposte, ma il post è pieno di spunti. Forse, e non è la prima volta che lo penso, in Italia non si dà al disagio mentale il peso e l'importanza che dovrebbe avere. Una depressione, un esaurimento nervoso, in fondo, non sono nulla di urgente, no? Possono aspettare settembre…Mi è bastato vedere quale attenzione viene dedicata al momento del post partum per le donne…

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  10. Sono d'accordo con le considerazioni di Claudia.Dopo la metà di maggio chiamo la psicologa della scuola, per un consulto su come gestire una situazione famigliare. La prima cosa che mi disse fu “ma ormai la scuola è finita!”.Alla mia risposta “guardi, io la contatto tramite la scuola ma se il suo contratto è finito possiamo regolarci come preferisce lei, inoltre la questione è urgente e non possiamo aspettare settembre” ha accettato di fissare il consulto.Poi si è rivelata una brava professionista, e ci ha dato consigli utili, ma quella risposta mi ha lasciato l'amaro in bocca.R.

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  11. Quanto hai ragione, Cla… che poi vedi, quando un rapporto e' consolidato non ci sono difficolta', il tuo psic e' stato bravissimo. Ma una nuova consulenza in piena estate e' pressoche' impossibile.

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  12. Sono d'accordo con te, Mad. Ma se la nostra collega vorra' commentare anonimamente, che deve fa' un'anima in pena che si e' trasferita a Hong Kong e cerca uno psicoterapeuta italiano? Inoltre penso che I “giovani”, come lo ero anche io, diano maggiore disponibilita'.

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  13. Anche per me il discorso skype, quando mi è stato proposto, mi sembrava allucinante, ma a posteriori penso che nel bisogno (come sarebbe stato per me) meglio skype che ha un video che un telefono dove non si può interpretare il silenzio… Iniziare e finire una terapia su skype ecco… forse non siamo ancora pronti e forse è davvero troppo fantascientifico…

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  14. Una mia amica che vive a Roma s'è finalmente convinta un mesetto fa ad andare dallo psicologo per tanti problemi (anche gravi) che si porta dietro da anni. C'è voluto del tempo per farle accettare l'idea che avesse bisogno di uno specialista, io potevo esserle amica, starle vicino, consigliarla ed ascoltarla ma oltre non potevo andare. Il suo ex aveva sempre denigrato il ruolo della psicologia (“se uno vuole davvero una cosa, la fa”, osservazione terra terra e che non merita commenti) e lei stessa era diffidentissima, considerava gli psicologi alla stregua degli stregoni.Insomma, alla fine ha deciso che era giunto il momento anche perché adesso sta attraversando una fase molto acuta dei disturbi, ha trovato una dott.ssa che le ispira fiducia -anche se quando esce da lì spesso sta messa peggio di quando entra, ma è normale-…e zac, arriva Agosto e la tipa prende un mese abbondante di ferie.La mia amica è un po' preoccupata per questo, un mese le sembra un'eternità, è davvero assurdo che si possano interrompere terapie per tanto tempo, specie coi pazienti nel pieno della crisi. La dott.ssa anche si dice preoccupata perché l'ha vista molto giù, ma intanto il suo mese di ferie resta sacro (non so, non c'è un codice deontologico che parla a proposito di questi casi?)E comunque sinceramente un mese continuo di ferie per un Paese (e una professione) che si dice in difficoltà economiche a me sembra ancora più assurdo, permettetemi.

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  15. Non so se anche per lei vale quello che era per me, ma quando lavoravo i genitori dei miei pazientini interrompevano la terapia poco dopo la chiusura della scuola e si facevano risentire a ottobre. Hai voglia a dirgli che oltre tre mesi di stop era un tempo infinito.

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  16. Assolutamente si'. Inoltre un terapeuta che ha in cura un paziente DEVE essere reperibile, sempre. Trovo allucinante quello che avete scritto tu e Georgia Peach. Se vuoi sapere come la pensa “laggente” in merito al mese di ferie, leggi i commenti a questo post http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/08/12/beati-voi-italiani-in-ferie-per-mese-ma-ve-potete-permettere/682948/Ovviamente se l'autore avesse scritto che si era trasferito in Svezia non sarebbero stati di quel tenore.

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  17. Mi inserisco in questa risposta anche se aggiungo un'esperienza diversa (sono una logopedista e lavoro in età evolutiva). Anche nel mio caso tanti tanti genitori (sia in privato che in pubblico) interrompono la terapia da giugno a settembre per i loro figli! Vi lascio immaginare gli strascichi! Essendo poi una disciplina in cui (come in molti altri casi) la presa in carico precoce è fondamentale! Forse nel mio caso una delle cause sta nell'erronea sovrapposizione di concetti “scuola” e “logopedia”. Non sempre si riesce a far passare il concetto in maniera adeguata! 😦

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  18. Ti racconto questa cosa che è successa ad una ragazza. Era incinta al secondo mese e ha avuto un aborto spontaneo e ritenuto, è andata al ps e le hanno detto che per il raschiamento o pagava e glielo facevano subito, oppure avrebbe dovuto attendere una settimana.Io non sono un medico e non so se questa sia una cosa potenzialmente pericolosa per la salute, ma già che se paghi te lo fanno subito altrimenti devi aspettare con tutti i rischi e le complicazioni, boh. Ripeto non sono un medico e quindi le mie sono illazioni, eh.La motivazione dell'attesa era che essendo agosto c'erano pochi medici e bisognava attendere.Quindi ad agosto meglio essere in buona salute, ché la sanità va in vacanza.

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  19. Non so se sono piu' sbalordita per il primo o per il secondo commento. I miei pazienti avevano il mio cellulare perche' preferivo che mi chiamassero su quello piuttosto che indiscriminatamente su quello di casa. Nessuno mi ha mai chiamata fuori visite se non per disdire/spostare, insomma, nessuno ha mai abusato della mia disponibilita'. Solo una persona una volta mi chiamo' dalla strada ed era in preda ad una crisi di pianto, e la aiutai a sentirsi meglio. Una volta in? dieci anni? Non sono d'accordo coi colleghi, affatto.

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