Sapete ormai che quella della differenza tra i bambini americani e italiani e’ un argomento che mi preme particolarmente. Ne ho parlato qui e qui, dopo che Jeremy aveva cosi’ colpito la mia attenzione, ma attribuire la causa alla crisi dell’identita’ maschile, come ho proposto, non ha convinto nemmeno me, visto che ci sto ancora a pensa’.
Ieri per caso ho letto un commento decisamente fuori dagli schemi. In tanti anni, tra il lavoro e le amicizie, non avevo mai sentito nessuna mamma italiana dire nulla del genere e a trecentosessanta gradi, percio’ ho intuito di avere davanti una mamma controcorrente. Ho contattato Irina e le ho chiesto di spiegarmi un po’ meglio l’educazione che lei ha deciso di dare ai suoi figli, e credo di aver imparato qualcosa. Lascio la parola a lei.

ciao! mi chiamo Irina, ho 46 anni e due gemelli di tre anni. Sia io che mio marito lavoriamo come o.s.s. (operatore socio-sanitario) in una cooperativa che si occupa di disabili psichici, entrambi turnisti. Dall’alto della mia anzianità lavorativa presso questo ente ho uno stipendio netto in busta di ben 1050 euro (ancora cara grazia che c’è). Vista la mia non più giovanissima età ho genitori piuttosto anziani, entrambi ultra settantacinquenni. Mia madre è ipovedente in conseguenza ad una grave emorragia cerebrale che oltre alla vista le ha portato via anche parecchia lucidità, mio padre non ha motilità fine alla mano destra. i suoceri decisamente meno anziani sono comunque di non molto aiuto avendo diversi impegni, scarsa salute e poco feeling con la sottoscritta.

Questa piccola premessa per spiegare i perchè nella nostra atipica gestione famigliare.
Sono rientrata al lavoro appena finita la maternità obbligatoria (e le ferie maturate e non godute durante la gravidanza) perchè col 30% del mio stipendio non ci avremmo pagato nemmeno il latte e i pannolini, per cui a 5 mesi scarsi di vita dei gemelli ho ripreso il lavoro.
Lavoro che mi porta ad uscire di casa alle 630 del mattino… il che vuol dire che in pratica a nemmeno 5 mesi di vita alle 530 del mattino svegliavo i gemelli per poterli preparare prima di uscire e andare al lavoro…ancora non lo sanno, ma vivono con il fuso orario di qualche paese esotico. Ad un anno, finito il periodo di allattamento, sono rientrata al lavoro ad orario pieno per cui i bambini hanno iniziato ad andare al nido (esperienza assolutamente fantastica) vivendo sempre un pò sfasati.
La nostra giornata tipo è:
530 in piedi, 615 arrivano i nonni che alle 830 li portano alla materna (prima al nido) alle 16 i nonni o il papà li vanno a riprendere…un giro al parco e alle 1730 tutti a casa,gioco, doccia, cena, film e nanna alle 2030 al massimo (ma più o meno fino ai due anni crollavano prima delle 19).
In mezzo a questi orari da caserma riusciamo a farci stare di tutto un pò.. il lavoro, le pulizie di casa, la spesa, il cucinare, i giochi, le coccole e pure un pò di sano spazio per noi stessi… ma in questa vita un pò sfasata, con mille cose da fare ho capito che ci sono delle caratteristiche assolutamente necessarie alla quotidianità: educazione, autonomia, rispetto per il prossimo.
Dette così sembrano ovvietà, ma nella mia vita ho conosciuto professionisti affermati che la domenica mattina partivano con la borsa della roba sporca e la portavano da mammà a farsela lavare e stirare, uomini di 40 anni che delegano alla moglie la gestione della loro borsa da calcio, compreso il mio amato marito a cui ho dovuto spiegare che i tempi in cui i vestiti sporchi abbandonati sul pavimento della camera da letto ricomparivano per magia lavati e stirati nei cassetti erano DEFINITIVAMENTE FINITI… ma anche donne mediamente intelligenti che si dichiarano incapaci di pagare un bollo auto, montare una mensola o dormire una notte in casa da sole. Tutto questo per me è assolutamente inaccettabile.
Sto cercando di crescere i gemelli nel modo più consapevole e autonomo possibile. Essendo ancora piccoli certo non è che si possa pretendere chissà cosa… ma intanto io getto “le basi”.
Ho modificato casa in modo che i loro giochi siano a portata di mano (per poi scoprire essere un metodo montessoriano di arredare) in modo che qualsiasi cosa vogliano se la possono prendere, ma anche rimettere a posto. Sono abituati a riporre il gioco che li ha stufati prima di prendere un altro. E’ iniziato come un gioco “vediamo chi ne mette via di più o chi fa prima”, certo io sono lì e li aiuto anche ma ormai è (quasi) automatico riporre i lego prima di tirar fuori le macchinine o rimettere i puzzle nella scatola sulla mensola prima di andare a dar mangiare alle bambole. E lo fanno da sempre, da quando sono stati i grado di prenderseli dalle ceste. Se sei capace a prenderli sei capace anche a metterli a posto. Poi ovvio a mettere i libri sulla libreria, i giochi ben divisi per tipo (una vaschetta di macchinine, una di pentolini etc) sarà dai due anni e mezzo. Se lo fanno volentieri o meno dipende dai giorni… come tutti a volte lo fanno senza nemmeno bisogno di dirlo, a volte sbuffando, a volte glielo devo ripetere due tre volte, ma lo fanno sempre.
Da circa un anno, appena rientrati da “scuola” ci si bacia, ci si abbraccia, ci si stropiccia un pò… poi si spogliano (Chiara ormai da sola, Nic ancora con un aiutino) e mettono i vestiti in lavatrice (in casa mia non esiste “stai attento a non sporcarti…” si gioca e si vive e la sera si lava tutto)
Per le scarpe ho preso a ciascuno un piccolo comodino in cui le ripongono la sera.
Quando lo usavano si toglievano il pannolino e lo buttavano nel secchio dell’immondizia.
La doccia (altro rito di tutte le sere…che pure l’igiene ha la sua bella importanza) è un altro momento di gioco e di crescita. Usiamo litri di bagnoschiuma e non vi dico l’ammontare delle bollette dell’acqua…..ma si impara lo schema corporeo e si impara a lavarsi da soli. Ovviamente c’è sempre qualcuno in super visione (io o mio marito) ma si lavano da soli e si sciacquano a vicenda.
L’inverno scorso, quando pioveva o era troppo freddo per stare in giro e dopo il nido rientravano subito a casa arrivavano prima di me, per cui quando rientravano si giocava a stendere…io mettevo sullo stendi biancheria e loro mettevano calzini e mutande sui caloriferi. Basta farlo per gioco “di chi è questo? di Nicolò! e dov’è l’altro calzino uguale a questo? eccolo!!!!!!!!!”
Da quest’estate aiutano anche ad apparecchiare, complici le vacanze e la fortuna di mangiare in giardino. Io in cucina a spignattare, la nonna “sbrinciolina” in giardino e loro a far da spola con la tovaglia, le posate, tovaglioli, pane, bicchieri di plastica, l’acqua… insomma con tutto quello che non poteva essere pericoloso. Si inizia per gioco e si finisce per diventare una consuetudine….
Oltre a tutto questo ci sono poi le cose “spicciole”.
Mai gettare cose a terra, ma solo nel bidone della spazzatura, compreso la differenziata. Ormai conoscono i colori per cui… bottiglietta d’acqua? GIALLO!!!!!!!!!! Carta del gelato? BIANCO!!!!!!! Lattina vuota? BLU!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
SALUTARE SEMPRE…un ciao non si nega a nessuno.
CHIEDERE PER FAVORE E RINGRAZIARE SEMPRE….la buona educazione è sempre un bel modo per iniziare.
Non dico sia facile, soprattutto quando di 4 nonni non ce n’è uno che ti dia una mano… ma io e mio marito ce la stiamo mettendo tutta e devo dire che i risultati iniziano ad arrivare.
La casa è quasi sempre vagamente in ordine, non devono urlare a squarciagola ogni volta che cercano qualcosa perchè sanno dove trovarla.
Non saprei dire se siano più ubbidienti degli altri… certo andando in giro ho il riscontro che sono educati e adeguati alle situazioni forse un pò più della media (nel senso che al parco si corre, salta, urla… al bar si sta seduti o si va via). Di belinate ne fanno tante, ripeto nmila volte al giorno le stesse cose ma dai e dai… un pò evidentemente restano!!!! Mio padre ha sentito dire alle ausiliarie della materna  che sono gli unici bambini di tutto l’asilo che le salutano prima di andar via, e per me sono grandissime soddisfazioni.

A mio parere Irina e’ una mamma autorevole, determinata e coerente, anche se il termine che ho in mente e’ consistent, nel senso di orientata al risultato senza deragliamenti. Crescere due gemelli immagino sia davvero dura e se non si vuole soccombere e’ necessario trovare una soluzione creativa, ma sono convinta che lei stia crescendo due figli con la testa sulle spalle. Soprattutto Nic, se posso permettermi. E voi, mamme di maschietti, cosa fate per farvi aiutare e per insegnare la collaborazione?
Qui negli Stati Uniti si usa molto il sistema di ricompensa per i comportamenti virtuosi, a casa come a scuola. Guardando questa immagine mi viene in mente che Pulire il poggiapiedi del seggiolone, beh, lo potra’ fare anche Franci a brevissimo. Grazie Irina, massima stima per te. Mi sei stata davvero utile.

preschool kids chore chart
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