Educazione estera

Tra i miei contatti, reali e virtuali, ci sono tante insegnanti. Spero che nessuna se ne abbia a male se dico che in patria ho avuto non delle buone esperienze con le maestre, che ho trovato spesso approssimative e un po’ troppo impermeabili all’apprendimento e al confronto. Dovrei aprire un capitolo sulle modalita’ di reclutamento delle insegnanti di scuola materna e primaria, ma siccome ultimamente le cose sono cambiate gia’ grazie alla SISS, confido nelle nuove generazioni. Di certo quello che ammiro in loro e’ una capacita’ che a me mancava del tutto, quella di riuscire a gestire quotidianamente quel livello di energia inesauribile scatenato da classi di venti e piu’ piccoli diavoli. Quando andavo a lavorare alla scuola elementare, una volta a settimana per cinque interminabili ore, avevo il maldipancia da due giorni prima. Conoscere i propri limiti e le proprie risorse e’ importante, e quindi viva gli adolescenti tutta la vita.
Della scuola materna ed elementare in America non conosco ancora nulla, ma tante blogger che vivono qui sono delle insegnanti. Leggendo Nonsisamai, per esempio, ho capito che le maestre qui hanno una considerazione completamente diversa che nel nostro paese, non vivono sotto la costante critica dei genitori – personalmente assistevo a scenate ridicole verso i prof delle medie che notoriamente godono di un maggior rispetto – e soprattutto ho imparato che qui l’organizzazione scolastica, in orario e programmi, dipende dalla singola scuola e non dal M i n i s t e r o. Ma se mi sbaglio mi corigerete, vero?

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I bambini americani crescono abituati fin da piccoli, a casa, a collaborare, esattamente come descritto da Irina nel post di ieri. E prestissimo vengono resi indipendenti anche economicamente; se c’e’ la paghetta, e’ corrisposta dietro esecuzione di un lavoro domestico. Nel fine settimana si vedono sempre bimbi vendere la limonata come nelle strisce dei Peanuts, mentre i piu’ grandi si offrono di lavare la macchina o di raccogliere fondi per la loro squadra di football/baseball. Tutto questo avviene in strada, e siccome non conoscete Miami vi diro’ che spessissimo i capannelli di ragazzini sono anche lungo la US1 cittadina, ad altissimo traffico, con tantissime intersezioni, fiumi continui di macchine. In una parola: pericolosa.
Poi ho letto due bellissimi post. Il primo di Georgia Peach, della mamma che insegnava il valore del denaro ai figli, e che la dice lunga sulle differenze con la nostra cultura chioccesca; il secondo della mia ormai costante ispiratrice Nonsisamai, sul comportamento dei piccoli italiani avvezzi al turpiloquio. In questo post in particolare i tanti commenti erano diventati un meraviglioso confronto tra culture diverse sulla gestione del capriccio, che cerchero’ di riassumere.
Vale VK per esempio scriveva:

Contemporaneamente molte persone senza figli quando io vado in giro in italia con le mie pargole, appena mi vedono si spaventano e si allontanano, tipo che se mi siedo al bar cambiano tavolo dicendo a bassa voce ommioddiooooo, ma non puo’ lasciarli alla babysitter o ai nonni per farsi l’aperitivo?? […] penso che la grossa differenza con l italia derivi dal fatto che ormai da noi sono tanti anni che di bambini ce ne sono pochi: i bambini non sono abituati a giocare con fratelli piu piccoli e piu grandi, imparando a condividere spazi e oggetti e a essere protettivi dei piu piccoli, gli adulti o sono iperprotettivi e pieni di attenzioni fino ai vizi perche’ il bambino e’ il figlio unico e nipote unico di 4 nonni, oppure non avendo figli nipoti o cuginetti non hanno assolutamente comprensione per i piccoli.

La scuola ha senz’altro il suo peso. Chiedevo nei commenti come venisse gestito all’estero un bambino che fa i capricci a scuola. Cowdog mi risponde

nell’asilo tedesco del mio grande (ha 4 anni) la punizione e’ un “Klugesspiel”, ovverosia un gioco intelligente, tranquillo, come un puzzle o un rompicapo. il bambino viene allontanato dal gruppo, messo a sedere ad un tavolo da solo a fare il rompicapo. in questo modo il bambino viene distratto e si tranquillizza, poi tutto ricomincia come prima. In UK invece c’era una zona time-out, ovvero un’area della stanza dove il bambino veniva messo (lontano dal resto del gruppo) a tranquillizzarsi per qualche minuto. in entrambi i casi l’idea e’ di allontanare il bambino dal gruppo (cosa che non e’ in genere presa bene) e dargli tempo di calmarsi e ricominciare senza musi da parte di nessuno.

Credetemi, ci sono rimasta. Non ci vuole molto in effetti, la strategia mi sembra efficace. E Nonsisamai aggiungeva:

le maestre sono sempre a caccia di ‘teachable moments’, quel qualcosa che puo’ dare l’occasione al bambino di portarsi a casa un insegnamento nuovo e le scaramucce funzionano benissimo. Di solito si parla con il bambino e si fa dire a lui cosa e’ successo, anche se si e’ visto tutto. Poi gli si chiede perche’ lo ha fatto e gli si chiede di parlare con l’altro bambino, chiedergli scusa e ‘farlo sentire meglio’, magari dandogli un abbraccio o facendogli usare il gioco o qualunque cosa sia necessario. Se questa procedura si inceppa c’e’ il timeout. Esci dal gruppo a meditare e torna quando hai capito cosa hai fatto e sei pronto a parlarne. Poi certo dipende dalle eta’. Per i piu’ piccoli a scuola vedo molto anch’io quello che raccontava cowdog. Io stessa, se ho un bambino particolarmente molesto, gli chiedo di fare qualcosa di tranquillo come mettere a posto un’enorme scatola di pastelli, cose cosi’. 

Era la prima volta che sentivo parlare di qualcosa del genere. Roba che alla succitata elementare il bimbo meno collaborativo veniva mandato fuori dalla classe in punizione, o in altra classe in punizione, o dalla direttrice in punizione. Ho gia’ detto punizione?
Il timeout invece scopro essere usato in piu’ di una scuola, ma credo abbia il limite dell’eta’ del bambino. Per dire, nella mia esperienza molti alle medie ancora non erano in grado di gestire questo momento di metariflessione.
Ancora Cowdog:

io non so come siano gli asili italiani, ma qui in germania la disciplina e le regole sono un must negli asili, ci sono punizioni (adeguate) per chi disturba la quiete pubblica, si enfatizza la necessita’ di adeguarsi alla societa’. Non so nemmeno come siano i bambini italiani, a dire il vero, a me qui non sembrano particolarmente angelici, ma qualcuno mi ha fatto notare che il mio tappo si comporta bene quando e’ in giro con me, mi ascolta e ubbidisce (anche se e’ un teppista, intendiamoci) e cosi’ anche i bambini tedeschi in vacanza pare siano visti come educati. Non so dove stia il problema, ma sospetto che lo sforzo congiunto genitori-scuola sia necessario per crescere una persona educata. 

In italia, e questo lo vediamo soprattutto da lontano, si sbraita, ci si manda a vaffa, si e’ normalmente scortesi col cliente. E quello che mi colpisce e’ che lo si fa con gli sconosciuti, come se fosse scusabile, mentre poi con gli amici si e’ tutti sorrisi e cerimonie. 

Gia’. Dove nasce il problema? In famiglia? A scuola? Nella societa’? Dalla cultura?
Mi piacerebbe poter avere un confronto con le maestre, e ce ne sono tante che leggono spesso in silenzio, a proposito dell’educazione dei loro alunni. Come scrivevo ieri, qui il sistema di ricompensa del comportamento virtuoso e’ usato tantissimo, e credo che sia decisamente piu’ educativo rafforzare un comporamento positivo mettendo una stellina sul cartellone appeso in classe piuttosto che mettere in punizione mandando fuori dall’aula. Qualsiasi insegnante italiana di nuova generazione, che ha studiato psicologia dell’educazione, sa che l’inclusione dell’alunno difficile nel gruppo classe e’ lo strumento principe per promuoverne la cooperazione con i suoi pari. E quella del rinforzo positivo e’ una tecnica usata abbastanza universalmente, a partire dai cani pavloviani fino alle strategie di comunicazione.
Insomma, il confronto con altre culture potrebbe arricchire il sistema educativo italiano, partendo anche solo dal contributo personale. Perche’ di insegnanti motivati e appassionati ce ne sono tanti.
Per chi volesse un assaggio di scuola media in Wisconsin, c’e’ il post di Mamma Pinguino, e spero che le insegnanti italiane negli Stati Uniti, o le mamme di figli in eta’ scolare vorranno raccontarci com’e’ la scuola vista dal di dentro.

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0 pensieri su “Educazione estera

  1. Son una delle tue tantissime lettrici insegnanti. Premetto che ti leggo sempre con piacere e che, se anche non mi trovo sempre in accordo con te, offri tanti spunti interessanti, compreso questo, che riesce a smuovermi al punto da ritagliarmi 5 minuti per scrivere questo commento (sono una pigra lurker di norma).La scuola italiana vive un momento di grossa difficoltà dato, in primis, dal continuo taglio ai fondi che le vengono destinati e, in seconda istanza, allo scarso ricambio generazionale. Fino agli anni Ottanta l'aggiornamento dei docenti era promosso e incentivato e ciò ha portato ad una ricerca educativa che ha messo la scuole dell'infanzia e primaria italiana ai primi posti delle classifiche OCSE ( il modello Reggio è ancora una punta di diamante del nostro sistema educativo). Purtroppo una visione miope dell'educazione non premia un modello di scuola con insegnanti specializzati per area (i vecchi “moduli”), ore di compresenza da dedicare all'inclusione degli alunni con difficoltà, finanziamenti ai progetti esterni con esperti che facciano vivere esperienze preziose ai bimbi, fondi per le uscite didattiche…Queste, che sono aspetti cardine di una scuola funzionale e funzionante, sembravano vezzi per chi punta a proporre un modello di scuola facilmente pubblicizzabile all'utenza/elettorato: il maestro unico ha molto più appeal. Dico spesso che se chiunque venisse una mattina a scuola con noi, rivedrebbe le proprie posizioni sull'inadeguatezza degli insegnanti. Se la cornice in cui siamo collocati è drammatica, non possiamo fare altro che lavorare in emergenza, a discapito dei bambini. In Italia la scuola non interessa a nessuno, se non a chi ci lavora e a chi deve fare campagna elettorale: il dramma è che in tutto ciò chi guadagna e lucra sono le scuole private. Mi spiace che tu abbia avuto a che fare con una fetta delle mie colleghe che- ahimè- conosco molto bene: anni in cattedra senza contraddittorio rendono spesso ottuse e sprezzanti verso ogni “intrusione”. Non siamo tutte così: sono reduce dal concorsone e ho conosciuto tantissime persone competenti, preparate e formate per far eil lavoro più bello del mondo. Speriamo di riuscire a fare del nostro meglio senza ottenere l'effetto dell'orchestra che suona sul Titanic. Un abbraccio da un'altra mamma 2012 ( incolpo la creatura per non aver controllato lo stream of consciousness che m'ha preso)Petra

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  2. Dopo il tuo post di ieri, che mi aveva gettato nello sconforto (leggere tante altre mamme che raccontano che i loro figli mettono a posto i giochi, salutano e ringraziano sempre e si vestono da soli, mentre io passo le mie giornate lottando strenuamente per ottenere queste cose ma con scarsi risultati, mi ha fatto fortemente dubitare delle mie abilità di educatrice), il post di oggi mi rassicura un po'. Io credo molto nel sistema del rinforzo positivo, anche perchè è solo con questo che riesco ad ottenere dei risultati. L'anno scorso, ad esempio, disegnavamo una faccina sul calendario ogni sera, sorridente o triste in base al comportamento della bambina all'asilo; dopo una serie via via più lunga di faccine sorridenti, arrivava il premio. Nell'arco di un paio di mesi i problemi di comportamento si sono risolti e abbiamo interrotto questa abitudine, che purtroppo ora dovrò riprendere.Per quanto riguarda l'asilo, in quello che frequenta mia figlia c'è molta attenzione allo sviluppo dell'autonomia e al rispetto reciproco e i comportamenti molesti vengono interrotti allontanando temporaneamente il monello/a di turno dal gruppo, come in uno degli esempi che riporti.Grazie degli stimoli alla riflessione che proponi sempre!

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  3. io faccio la voce fuori dal coro, invece. ho 2 figli di 4 e 9 anni e aspetto il terzo, sono italiana ma vivo in grecia, e lavoro in una scuola elementare e in vari asili. il metodo del time out e' usatissimo, dovunque, anche in italia, ma non mi ha mai convinto. non mi piace isolare qualcuno perche' si e' comportato male, non credo che l'isolamento risolva nulla, se si crea una brutta situazione in un gruppo e' il gruppo che si incarica di risolverla, senza stare ad individuare “responsabili” e mollarli da soli a calmarsi o a pensare. il rinforzo positivo, poi, e' solo l'altra faccia della punizione e crea tantissimo stress e competizione. le stelline o i sorrisini in classe mi irritano come non mai! e' sempre il ricatto in corso, fai il bravo e ricevi il premio! sul perche' fare i bravi vogliamo spendere una spiegazione? e se le spiegazioni non bastano a noi basta che funzionino le stelline? parlare, spiegare e dare l'esempio, non c'e' altro modo, per me. e funziona, io i miei figli non li ho mai messi o minaciati di mettere, in punizione, ne' i miei allievi. credetemi, partendo dalla fiducia si ottiene molto di piu' anche come risultati in termini di ordine, rispetto, apprendimento, e di amore, che suona sdolcinato ma non e' poco. dall'italia sono andata via e non la rimpiango ma non e' che la situazione americana mi ispiri fiducia nei loro sistemi educativi (e certo le eccezioni ci saranno, nessun dubbio), quanti sono i bambini che crescono a rinforzi positivi e un giorno vanno a scuola con un fucile? scusa, mi e' scappata…anna

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  4. ci sono delle fasi, il mio fino ai 2 anni salutava tutti, grazie, prego, riordino e via dicendo, poi dai 2 ai 3 si girava dall'altra parte, non salutava, sembrava un maleducato!! ora ha ripreso ad essere piú socievole e saluta, ringrazia ma il riordino a volte é difficile. non ti preoccupare, ma tieni duro e non mollare, ricordagli sempre i principi dell'educazione 😉

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  5. Da quel che ho capito, anche qui in spagna usano lo stesso metodo, ma non posso assicurarlo perché non coinvolgono molto i genitori. del tipo che mio figlio ha iniziato la scuola a 3 anni e non ho idea di cosa faccia li dentro per 5 ore!! e non é che te lo raccontano, se hai un problema parli rapido con la maestra prima di entrare o quando esce, davanti a tutti ovviamente, che qui la privacy é un'utopia…comunque posso dire che di buono vedo dei progressi in mio figlio che apprende rapido a contare, cantare, e parlare la lingua, con 1 maestra e 20 bambini di 3 anni. ha merito sta donna! anche se ripeto vorrei saper di piú quel che succede. la maestra dell'altra classe la vedo metter faccine tristi e sorridenti in fronte ai bimbi, la nostra no. peró son d'accordo, le punizioni non funzionano, e in casa se mio figlio si comporta male lo mando nella sua stanza, basta urla (da brava italiana!), basta ti tolgo questo e quello, non vuoi mangiare? vai nella tua stanza, o spegniamo la tv, dopo un pó si tranquillizza e capisce….poi vanno a fasi, per ora siamo in questa!

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  6. Ciao Petra, il tuo commento mi fa enormemente piacere. Ho conosciuto molte maestre grazie al mio lavoro, e devo dire che il livello generale – oh beh, poi parlo di Roma eh – e' decisamente piu' basso rispetto alle insegnanti di secondaria di primo grado. Nel tempo mi sono convinta che questo accade anche per l'utenza, come ho scritto lavorare coi bambini e' piu' usurante che favere a che fare con adolescenti. Ma ho riscontrato che le tue colleghe piu' giovani, immagino tue coetanee, sono solitamente preparate il triplo, attente e informate. Ho frequentato anche qualche privata, e credimi, anche loro lavorano in emergenza, anche se non tutte, anche se potrebbe non sembrare. E ti chiedo, se avrai tempo/voglia di tornare a leggere: come gestisci tu i bimbi piu' irrequieti?

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  7. Quello che dici e' vero Anna, grazie per il tuo commento. L'altra faccia della medaglia delle stelline e' la competizione, ma vedi, anche questo aspetto culturale appartiene agli Stati Uniti ed e' talmente intriso nella societa' che noi da fuori ne vediamo solo gli aspetti negativi, ma non c'e' ben altro. La competizione serve anche a migliorarsi, proprio osservando i comportamenti virtuosi, premiati, negli altri. Questo anche da adulti.Seguendo poi la tua iperbole dovrei dire: e allora chi sono quegli italiani che imbracciano il fucile/coltello/quel che sia pur non avendo ricevuto alcuna stellina? Voglio dire, non confondiamo il disagio mentale col sistema educativo.

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  8. Ora sono di frettissima, ma volevo dirti che spero in molti leggano questo tuo post.Son sempre stata contraria al metodo delle punizioni, che a me è sempre parso come un modo facile per l'adulto per sentirsi “a posto”. Il secondo quote di Nonsisamai è il cosidetto “Time together” me ne parlò per la prima volta una mia amica americana con figli dai 6 ai 20quacosa, quindi molto molto esperta. In realtà è un modo di gestire i conflitti tra piccoli che viene proposto come il time out, che come viene fatto qui – ben diverso da cosa hai trascritto – è in pratica un “vai nell'angolo e ripensa alle tue malefatte!” che detto così fa ridere, ma per un bimbo non è affatto un buon modo di elaborare, né tantomeno di sbollire per poi risolvere csotruttivamente con la mediazione di un adulto la sitauzione. Certamente i rinforzi positivi funzionano in alcuni casi, ma non sempre: anche qui, mi spiace dirlo, ma una interpretazione fuorviata ha fatto sì che spesso dietro un rinforzo si nasconda un ricatto. Da “ti lodo perchè voglio festeggiare con te il raggiungimento degli obiettivi” si è passati a un nemmeno celato ricatto “vuoi un premio? se ti impegnerai potrai ottenere oggetti/lodi/attenzione” è tanto più grave quadno un bimbo associa che le attenzioni dei genitori sono merce di scambio, ma qui andiamo fuori strada. Vi segnalo questa autrice che ha approfondito questi temi. Qui uno stralcio del suo libro dedicato ad essi http://www.naturalchild.org/guest/inbal_kashtan.htmlBella domanda se sia culturale o …? Leggerò che ne esce. Devo scappare. ciao!

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  9. non avevo riletto circa a metà, era: “come ALTERNATIVA al time out”, perchè chi lo propone pensa che non basti sbollire, ma sia più importante aiutare i piccoli a, nell'ordine: far uscire le emozioni distruttive, riconoscerle, dare un nome e una voce ai propri bisogni – ascoltarsi – quindi empatizzare con l'altro piccolo coinvolto, e vicendevolemnte comprendersi, parola quanto mai appropriata qui. La frase che ho scritto è poco chiara, ma il senso è che magari qui si applicassero dei time out così costruttivi come quelli citati!!! Comunque posso segnalare anche alcuni insegnanti italiani molto attenti che vanno in questa direzione ed è un'ottimo segnale. ciao

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  10. certo, era un'iperbole, e comunque anche in italia le stelline negli asili e alle elementari piovono a pacchi, ma anche rigirandola funziona… gli italiani o gli americani cresciuti a pane e competizione o pane e punizioni hanno piu' possibilita' di far sfociare un disagio in violenza verso gli altri, tu che ne dici? non credo che la competizione serva a migliorarsi, forse a spronarsi, ma verso quali obiettivi? un bambino dislessico non prendera' mai la stellina in lettura, uno che non ha abilita' manuali non la prenderebbe in falegnameria, solo che a scuola la luce e' puntata sulla lettura, col risultato che la competizione non e' mai “giusta”. il sistema scolastico, anche quando incoraggia le doti personali, si rifa' (quasi) sempre ad uno spettro di capacita' e di livelli molto limitato. un timido si sentira' spronato a fare di piu' per guadagnarsi quella benedetta stellina o si scoraggera' perche' il suo compagno estroverso ne ha cinque? e se si scoraggera' e provera' sempre meno la sconfitta non e', soprattutto, dell'insegnante? e possiamo rischiare di lasciare indietro, a scoraggiarsi, quel timido, anche se fose uno solo? rimango convinta che si debba premiare l'impegno, non il risultato, e sempre considerando i parametri personali dell'allievo. e mai lasciare soli, sempre che non lo richieda lo stesso bambino, certo, nemmeno se si tratta di pochissimo (spesso si fa un minuto per ogni anno di eta'), non e' il messaggio che, come madre ed educatrice, voglio passare.anna

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  11. Scusami Anna, non per alimentare la polemica, ma perche' in Italia viene valutato l'impegno anziche' il risultato?? “Si applica ma potrebbe fare di piu'” e' stato il mio mantra per tipo dieci anni. Ed io ero una brava a scuola (fino alle medie). Qui non conosco la realta' fino in fondo, ma per esempio i dislessici non seguono le stesse lezioni, credo abbiano classi separate. Ma potrei sbagliarmi. Giusto e sbagliato, secondo me: si creano le classi ghetto ma si mette il bambino in condizione di non essere frustrato dal paragone con altri lettori migliori.

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  12. Il metodo dei “teachable moments” descritto da Nonsisamai è quello che ho sempre visto usare nella scuola dell'infanzia dove ho fatto tirocinio e non mi risulta essere così raro… In teoria sarebbe quello che ci viene insegnato durante le formazione, poi magari dalla teoria alla pratica qualcuna si perde per strada…

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  13. Non ho letto tutti i commenti, perdonami. Non sono nemmeno insegnante.Però aggiungo una cosa: la scuola ha sicuramente colpe e mancanze (di fondi, o di voglia a seconda) ma anche noi genitori dobbiamo riguardarci un po'. Io faccio un piccolo modesto paragone tra la mia esperienza siciliana e quella milanese: in Sicilia i bambini erano quasi tutti senza controllo perchè i genitori giustificano tutto con “Ma sono bambini!” mentre a Milano vedo genitori più severi, che però spesso sono tacciati come freddi.In poche parole: siamo tutti molto bravi a criticare gli altri – le insegnanti sono troppo rigide o troppo menefreghiste, i genitori sono troppo rigidi o troppo protettivi, i bambini hanno bisogno di più coccole o no! i bambini hanno bisogno di più regole…E in tutto questo, c'è chi sceglie il nero e c'è chi sceglie il bianco. Di mezzo un'infinità di grigi che pare ci facciano schifo.Io ti parlo da mamma che prova a insegnare qualcosa ai propri figli (perchè finora nonostante la frequenza del nido, l'educazione è spettata solo e soltanto a me e mio marito): amore, coccole, gioco, regole, educazione e vivere civile. Possono disfarmi casa, per intenderci, mentre giocano, ma poi si mette tutto a posto. Sia la grande, sia il piccolo che ha solo un anno e mezzo. E toh! Mi dicono tutti “Oh Claudia ma è troppo piccolo per le regole!”… ma lui capisce, e sistema. Ovvio, non sa impilare i libri o mettere a posto come un adulto, ma se gli dici “Ora si mette a posto”, lui prende e mette via. Così come butta via da solo i pannolini o altro.E in pizzeria si sta seduti, non si corre come dei pazzi in giro. Non è che ho fatto fatica a insegnarglielo, semplicemente è SEMPRE stato così, sin da neonati. Certo, non sto fuori fino a mezzanotte con loro perchè è giusto che anche noi in certe occasioni ci regoliamo secondo i loro bisogni.Però io le regole le insegno prima come gioco. Man mano che crescono cerco poi di spiegargliele. Sarò ingenua e semplicistica, ma a volte penso che ci pariamo dietro a un dito. Come se amore e regole non potessero convivere. Mah.Un abbraccio,Claudia

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  14. PS. Il time-out con la grande funziona benissimo. Ma dev'essere imposto come farebbe un insegnante, non con la rabbia che magari da mamma ci esce più facilmente. Mi spiego, se io le grido addosso mentre la metto nell'angolino, lei impazzisce. Se io con calma la prendo e la faccio sedere e le dico, ora ti calmi un attimo, lei riesce a ricomporsi. Un po' come noi, quando andiamo nel panico, o ci arrabbiamo a dismisura, che chiudiamo gli occhi un attimo e ci diciamo “Ok, respira”.

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  15. Ovvio che da maestra curiosa sono tornata nei commenti per vedere le risposte 😉 Io lavoro sul sostegno (per scelta, ci tengo a precisare) quindi i bambini irrequieti sono la norma. Ricorro alla token economy(gettoni-stelline ecc.) solo come ultima risorsa perché secondo me la prima grande leva su cui fare forza è la motivazione e la stima di sé. Mi spiego: il bambino dovrebbe voler far bene non per una causa esterna alla sua persona (un premio-un timeout- un castigo- il piacere dei genitori o dell'insegnante) ma perché ciò che fa è importante per lui, perché é il frutto della sua fatica e del suo impegno, anche se è un compito apparentemente risibile. La stima di sé è molto difficile da sollecitare se non viene supportata in ambito familiare, ma penso che aspettarsi molto dagli alunni ripaghi. I bambini hanno bisogno di sapere che un adulto pensa che loro siano in grado di capire e fare anche le cose più complesse; “se ci crede la maestra, forse lo posso fare davvero!”. Non sempre questo è possibile, specie se la famiglia viaggia in direzione ostinata e contraria (esistono anche le famiglie oppositive ahinoi) e allora si cercano soluzioni che coinvolgano il più possibile l'intero gruppo: circle time, scatola dei pensieri, incontri coi genitori. I bambini sono già bravissimi di loro ad etichettarsi in modo spietato, spero di dar loro una mano a sfuggire, almeno per qualche anno, ad alcuni meccanismi.

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  16. certo che no! in italia la situazione e' tragica, solo non mi sembra che le soluzioni americane che hai esposto siano buone, neanche un po'. i dislessici in classi a parte (soluzione che a me metterebbe i brividi) mi sembra improbabile, tra l'altro l'approccio americano alla dislessia e' molto piu' aperto alle interpretazioni di diversita'/genialita' degli stessi, almeno a livello teorico, e certo e' cosi' alle universita', non so alle elementari ma credo non ci sia nemmeno paragone con le difficolta' italiane. nessuna polemica, nessuno piu' di me e' esasperato dalla realta' genitoriale e scolastica italiana, volevo solo ribattere agli usi di time out e di premi, ma una critica non cancella l'altra. (lo so, non mi va bene niente!)anna

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  17. io non sono maestra (anche se poi il mio lavoro diciamo che ci va vicino) ma vorrei lo stesso dire la mia. abbiamo appena finito un interminabile inserimento alla scuola dell'infanzia. durato 5 settimane. un incubo, lavorando.quando abbiamo chiesto di velocizzare i tempi ci hanno trattato come sciagurati, insensibili e non sufficientemente attenti ai bisogni dei nostri figli (che boh, sarà pur vero…ma inserirsi dolcemente in un ambiente nuovo ma avere una madre e un padre completamente sclerati non so quanto sia buono). ma la chicca è che le maestre per rassicurarci delle loro capacità ci hanno assicurato di essere “tutte mamme”…..altro che metodo montessori, steineriano, gordon…..sono mamme….che vuoi di più dalla vita?

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  18. Questo tuo post è super interessante, anche per tutti i commenti che ha generato. Purtroppo sono super di fretta, ma quel che posso dire è che, perchè il sistema delle premiazioni funzioni, secondo me, si dovrebbero premiare i progressi del singolo, piuttosto che un risultato che emerge all'interno di un gruppo. Solo così le premiazoni possono servire a spronare, senza far sentire in difficoltà chi non riuscirà mai ad eccellere. E per quanto riguarda il time out, credo possa funzionare solo con bambini particolarmente riflessivi e capaci di essere introspettivi, ma se un bambino è introverso, e magari con una personalità un po' complicata, il fatto di trovarsi da solo, in esclusione, potrebbe portarlo a chiudersi ancora di più, a covare maggiore rabbia anzichè buttarla fuori…non è detto che tutti sappiano riflettere e poi riuscire a liberarsi delle emozioni negative, specialmente da bambini!

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  19. Rimangono, dopo questo post e i commenti che ne sono seguiti, le mia perplessità su premi, faccine e stelline.Interpretarli come rinforzi positivi alla Pavlov mi fa pensare appunto ad un addestramento, e non ad un percorso di crescita , apprendimento ed educazione.Anzi, sono sempre più convinta che no, non li condivido, se non , come diceva l'insegnante del primo commento, in casi rari.Non come nella scuola inglese dove ho lavorato: ogni venerdì ci si riuniva nel salone e via di riconoscimenti, stelline, best of the week di qua, best of the class di là, passerelle e sfilate di bambini vincenti e tronfi…Anche quell'approccio “monetizzato” al riconoscimento dell'impegno non mi piace.Troverei più consono ed educativo proporre una sorta di banca del tempo: uno scambio di “servizi”, di competenze e collaborazioni, per spronare il bambino a misurarsi anche con cose nuove, a non ciondolare annoiato, ad imparare ad usare il suo tempo non solo in gioco e studio e a vederlo come una risorsa.Ultima cosa, a parer mio l'allontanare è valido solo per quella manciata di istanti in cui c'è la necessità di sedare animi particolarmente accesi ed irrequieti, in quei momenti in cui anche volendo mettersi a parlare spiegare ed ascoltare, la tensione del momento di collutazione/dispetto/provocazione/etc lo impedisce.Si fa sbollire un attimo, un bel respiro profondo, insegnanti inclusi quando ce la fanno…,e poi si passa a parlarne, a buttar fuori, a spiegare etc.Prima di una certa età, che poi ovvio varia da bambino a bambino, credo sia assolutamente prematuro e pretenzioso aspettarsi che “adesso ci rifletti su”.Anche se da mamma, lo ammetto, ci sono i momenti di caos stress e fatica in cui l'ennesimo no, l'ennesima birbonata, l'ennesimo capriccio o dispetto, ti mandano in tilt e la spedisci nell'altra stanza, perché senti che in quel momento non ce la fai ad affrontare la cosa nel modo giusto. è un tuo limite, ma sei annebbiata e fatichi ad ammetterlo, e quindi via tutti, e sì, le dici anche ” e adesso ci pensi su”….e intanto sbollisci, ritrovi la calma, quella che ci pensa su sei tu, e poi vi ritrovate e parlate e chiarite e vi chiedete scusa.Tanto lei nel frattempo s'era messa a giocare con le bambole in camera e tu pettinavi i tuoi sensi di colpa…

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  20. @Serena sono una delle mamme che ha commentato ieri. Guarda che non è sempre facile. Come dice Selena si passano fasi e bisogna tenere duro. Qualche sera fa alla mia richiesta di mettere in ordine D ha risposto “me ne frega!”. Pensi che non mi sia partito l'embolo? ;-)Grazie Lucy per questi tuoi post che invitano alla condivisione. Appena mi capita sottomano una tastiera scrivo della noatra esperienza.

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  21. si, le faccine sulla fronte, il che non é che mi sembri tanto bello perché vedi le mammine con ohh mio figlio ha la faccina felice, il tuo triste (ossia, mio figlio un genio, il tuo una ciofecca!), che qui son abituate a vedere chi ha il figlio migliore, e se ne vengono fuori con ahhh ma il tuo quando fa 3 anni?? a maggio? e ma il mio li fa a ottobre, vuoi mettere é piú piccolo! uff, si capisce che non socializzo molto…secondo me un pó di scuola anche ai genitori farebbe bene 😉

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  22. ahahahah, anche a me la stessa risposta, ohh son la maestra e son mamma. e allora? se hai momenti di sclero come i miei siamo messi bene! l'inserimento in spagna é: 3 anni, scuola, prima settimana dalle 12 alle 14 (e se ha fame? cavoli suoi!), seconda settimana 11-14, infine 3ª settimana si aggiunge un'ora, finché alla 4ª si arriva alle famose 9-14. Alla seconda ho detto alla maestra lui fa orario normale (si puó scegliere dal primo giorno), se ha problemi mi chiami e lo vengo a riprendere. per fortuna mio figlio si adatta a quasi tutto.

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  23. Io sono un'insegnante (filosofia e scienze umane alle superiori).La scuola pubblica italiana sta attraversando un periodo di gravissima crisi. L'estensione dell'età dell'obbligo scolastico ha provocato un enorme allargamento dell'utenza ma non sono state programmate misure compensantive adeguate. Se ricordo la scuola dei miei tempi devo dire che questa è la differenza che mi salta agli occhi, una volta c'era “un minimo sindacale”. L'essere arrivato alle superiori implicava che fossero presenti un minimo di competenze, ora non è così. Postassi alcuni temi dei miei allievi , vi garantisco che l'effetto depressione/cabaret sarebbe assicurato. Talvolta, non sapessi a priori l'argomento di cui si discetta, giuro che avrei enormi difficoltà a decodificare le linee generali del pensiero dei miei alunni.Un altro punto di criticità è il ruolo genitoriale odierno. Ormai i genitori sono i principali avvocati dei figli, giustificano ogni mancanza e rifiutano completamente il binomio studio-sacrificio. Una volta (in una quarta superiore!) annunciai che non avrei più dato la sufficienza ai temi in presenza di errori ortografici. Le mamme al consiglio di classe mi misero praticamente in croce.A fronte di tutti questi cambiamenti sociali ci chiedono oltretutto di diventare sempre più burocrati ed esecutori. Guai se non produciamo piani di lavoro, relazioni e cartacce varie. Quest'anno è entrato in uso il registro elettronico che, vi garantisco, sta esaurendo gli ultimi barlumi di entusiasmo che qualche vecchio idealista poteva ancora avere.Se qualcuno fosse interessato descrivo l'infernale strumento nel mio piccolo blog.

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  24. Nella risposta precedente ho sbagliato profilo. Vorrei aggiungere poi che, a differenza di Lucy , ho sempre conosciuto insegnanti elementari molto capaci e motivate mentre non sempre posso dire altrettanto dei colleghi delle superiori e delle medie. I risultati Invalsi ahimè confermano questo mio sntire: per la scuola primaria ci collochiamo in media europea mentre le prestazioni dei nostri ragazzi calano drasticamente all'aumentare dell'età .

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  25. Saro' felicissima di leggere, anche perche' i migliori consigli sui capricci li avevo letti da te, me ne sto ricordando ora! Se ti va posta qui sotto il link a quel tuo post, sara' utile a tutti.

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  26. Pazzesco. Jenisha in Germania lo stesso, inserimento di sei settimane, due ore al giorno. Qua il primo giorno ho lasciato bimba quattro ore – non potevo fare altrimenti – e le maestre: gia' te la porti via? Ora non so se e' carattere o il metodo, ma in due settimane si e' abituata alla grande e ha i ritmi del nido.Sul resto consolatevi: i genitori venivano a colloquio da me e quando gli dicevo dove e come avrebbero dovuto aggiustare il tiro mi chiedevano Ma lei ha figli? E io: perche', un medico per guarire una persona deve aver avuto quella malattia?

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  27. Quello che dici e' vero. Ma ribadisco che il concetto che avete in mente voi e' di un gruppo che schiaccia il singolo, mentre qui la competizione e' vista in senso positivo, come un traino per i piu' deboli.Che poi e' la stessa cosa che si fa abitualmente anche in italia con i gruppi di studio, la peer education, o anche solo per la composizione delle classi.

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  28. Grazie Lu. Conosco bene la questione dei professori di scuola superiore, la situazione che tu descrivi e' assolutamente deprimente. Sui colleghi che strano, io davvero raramente ho trovato professori demotivati o non preparati. Certo, quelli che lo erano gli si leggeva in faccia. Mi permetto di linkare qui sotto il tuo blog cosi' qualcuno passa a trovarti http://unaprofcheblogga.blogspot.com/

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  29. Guarda io ho avuto dei colleghi ai confini della realtà: quello che suonava il piffero e chiedeva l'elemosina in tram, quella che ha portato a scuola un volantino di protesta su una questione locale in cui il padre di un allievo veniva definito “mafioso”, quella che scriveva relazioni esordendo con “Se l'alunna sarebbe…”. Insomma ad onor del vero non posso dire che la scuola sia popolata solo da personale motivato e preparato…Purtroppo anche il sistema di reclutamento non ha sempre premiato i migliori.

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  30. Oh mamma, che campioni!! Sai Lu, non so dove tu stia e sicuramente in provincia non e' cosi', ma avessi vissuto a Roma con il lavoro che facevo, gli insegnanti di mia figlia non li avrei mai incontrati.

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  31. Oh grazie di cuore, il link è questo http://dovehovistote.blogspot.it/2012/10/attraversando-il-mare-tempestoso.htmlPer quanto riguarda la disciplina a scuola ti racconto questo episodio.D. quando mangia (sia a casa che a scuola) non riesce a star fermo sulla sedia. Mangia come un drago seduto su una sedia di spilli. L'anno scorso al secondo giorno che stava là a mangiare è cascato all'indietro dalla sedia. L'insegnante me l'ha detto chiedendo collaborazione anche a casa e le ho detto che anche noi stavamo cercando di insegnargli a stare più composto. Di comune accordo le ho fotocopiato il foglio con le regole a tavola che abbiamo a casa e l'ha appeso in sezione, per tutti non solo per D. Poi è capitato un episodio in cui proprio non riusciva a trattenersi ed è stato spostato a mangiare in un tavolino da solo: da allora si è sempre comportato bene!E comunque nell'ultima riunione l'insegnante ha marcato molto sulla collaborazione tra scuola e famiglia, perché se a scuola gli insegnano una cosa e poi a casa gli permettiamo di fare il contrario va tutto a ramengo.Hanno fatto l'esercitazione per il terremoto e quando tutto è finito ne è uscita una discussione spontanea tra i bambini che le maestre hanno agevolato e di cui sono state contente. Certo che se quando tornano a casa, magari perché si pensa di tenerli tranquilli, gli si dice che il terremoto “non deve far paura”….Scusa per il commento fiume, mi sa che appena posso scrivo un post sulla scuola di D.Grazia ancora per la condivisione!

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  32. come al solito arrivo tardissimo a farmi la scorpacciata di tutti i post lasciati indietro, ma che bella sorpresa sapere che un post di un bel po' di tempo fa, ha continuato a frullarti nella testa e ha prodotto quest'altro approfondimento. ti ringrazio moltissimo per la stima e per lo scambio, qualche volta anche privato, sempre molto proficuo. un abbraccio dal texas 🙂

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  33. arriva tardissimo anch'io (e chiedo venia perche' non conoscevo il tuo blog). post molto interessante, bello che sia nato ispirato da una discussione nata tempo fa. ti ringrazio molto per avermi citato, e' bello sapere di essere letti e ascoltati 🙂

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