Oggi ho fatto il mio primo esame di Ethics, che poi sarebbe tipo filosofia. La prof ci ha fatto comprare dei blue books, che altro non sono che dei fogli protocollo spillati con una copertina blu sulla quale indicare il proprio nome, la classe, la data eccetera. L’esame consisteva nello scegliere 4 domande da un elenco di 9 e discuterle scrivendo uno/due paragrafi per ciascuna. Uno dei pochi esami non a risposta multipla, insomma.
La particolarita’ e’ stata non dover mettere il proprio nome ma il numero di matricola, in modo tale che lei potesse valutare il tema in modo equo senza poter associare il foglio alla persona.
E lo stesso era accaduto qualche settimana fa nella classe di Hospitality: la prof ci ha riportato il test a risposta multipla fatto in classe qualche giorno prima e sopra al nome era stata apposta una pecetta bianca.

E’ stato inevitabile per me ripensare ai miei anni di liceo, quando ogni tema scritto mi veniva valutato mediocre o insufficiente. Ogni. Tema. Scritto. Per tre anni. Pesante, eh.
Siamo persone, e’ normale che un prof abbia delle simpatie, ed e’ proprio per questo motivo che qui negli Stati Uniti (ma non solo) si ricorre cosi tanto ai test a scelta multipla. Non per appiattire il livello dell’insegnamento, come di solito si dice, ma per standardizzare la procedura e dare a tutti le stesse opportunita’ (e vi assicuro che non e’ cosi semplice eliminare le alternative di risposta incongrue).  E sono del parere che quando un prof valuta alla cieca non ha nemmeno questo interesse a mettersi ad associare numero di matricola a nome o calligrafia a persona. Legge, corregge, valuta, stop.
A me piace questo metodo. E’ oggettivo.

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