Come ogni psicoterapeuta sa, ci sono pazienti collaborativi e non, motivati e non, propositivi e non, ottimisti e non, e tanti tanti altri aggettivi. Ci sono sindromi che piu’ difficilmente si prestano alla collaborazione/ positivita’ eccetera, tipo la depressione. Avevo una paziente depressa e giuro che a volte mi veniva su una rabbia per la sua indolenza – e non sto qui a spiegare che per fortuna quella rabbia la sentivo io, almeno la potevamo usare per qualcosa.

Poi c’e’ l’ansia. Se Baby fosse stata una mia paziente, avrebbe avuto la mia stima professionale, l’avrei incoraggiata tantissimo e avrei fatto in modo che potesse fare leva sulla sua forza interiore.
Conosco Baby, boh, da un annetto? Ci siamo raccontate tanto. Ovviamente non ci scriviamo perche’ sono la sua terapeuta, ne ha una in carne ed ossa, ma perche’ nei suoi momenti peggiori si e’ un po’ appoggiata a me. Si e’ sempre descritta come una persona ansiosa, bloccata dal panico, insoddisfatta di se’. Ed e’ durata mesi, eh. Abbastanza impenetrabile al cambiamento, bravissima a boicottarsi – tipo che quando beccavo una possibile apertura alla comprensione del problema lei trovava subito un altro appiglio per tenersi aggrappata all’angoscia. E le dicevo sempre, So abbastanza come funzioni, tu sei come mia madre, ogni settimana ne ha una e vive angosciatissima per giorni, ma non puo’ stare senza questo tipo di attivazione interna; se non c’e’ un motivo reale, se lo crea dal nulla (tipo un periodo mia madre aveva deciso dal niente che mia sorella non aveva soldi per mangiare – con la variante Non ha soldi per mangiare la frutta – e oltre a mandarle soldi passava ore a pensare a quelle povere creature denutrite. Tutto inventato, ovviamente. Mia sorella per fortuna non sapeva nulla, ma sono sicura che ora accade lo stesso a parti invertite).
Dicevo, Baby.
Poi un giorno, poche settimane fa, pubblica questo post, e le dico, Scusa sai, ma pure io me la sarei fatta sotto al posto tuo! Voglio dire, allora a volte l’ansia e’ oggettiva!
A me quello che piace di Baby e’ che parla delle sue debolezze senza filtri. E’ raro trovare qualcuno che ammetta di essere divorato dall’ansia con la serenita’ con cui lo fa lei.
Poi arriva quest’altro post, qualche giorno fa, e scopro che quello che lei chiama panico non le ha mai impedito di viaggiare, ad esempio. Voglio dire, e’ un ossimoro, no? Le persone con attacchi di panico che ho conosciuto non prendevano nemmeno l’ascensore.
E allora ho pensato tanto a come ciascuno di noi si racconta agli altri e a se stesso, che spesso lo si puo’ capire scorrendo le bacheche facebook. Non sto dicendo che lei non abbia alcuna ansia. Posso solo provare ad immaginare l’attivazione interna che vive, tra cuore e cervello che se ne vanno all’impazzata. Quello che mi colpisce pero’ e’ sempre il concetto che si ha di se’, che a volte non coincide affatto con quello che si percepisce dall’esterno. E io lei non la percepisco affatto come una persona ansiosa. Non e’ il primo aggettivo che userei per definirla. Sceglierei invece Ironica.
Perche’ fa battute in continuazione, pure nel mezzo di uno schiatto di fifa.
http://www.latuamappa.com/blog/piu-autostima-con-una-mappa-mentale/

Baby e’ blogger da poco piu’ di un anno e ho assistito alla crescita del suo blog. I suoi post erano sempre commentati tantissimo anche se aveva cinque lettori fissi; le ho sempre detto che le persone percepivano la sua schiettezza e la sua energia.

Il punto e’ questo: Baby e’ carica di energia. Lei la chiama ansia, per me e’ insoddisfazione. Lei chiama ansia quello che io chiamo enorme anticipazione negativa degli eventi, che e’ un meccanismo di difesa. Lei chiama ansia quello che secondo me e’ un modo proattivo di agire sulla sua realta’. E le chiedevo, Qual e’ il vantaggio secondario della tua ansia? Cioe’, che vantaggi ti porta?
Nessuno diceva lei.
E no.
Quotes Picture: anxiety is the dizziness of freedom
da Inspirably.com

o per dirla con Jovanotti, La vertigine non e’ paura di cadere ma voglia di volare.

La mia paziente depressa si lamentava due volte a settimana per cinquanta minuti. Non voleva cambiare, non ne aveva la minima intenzione, perche’ aveva innumerevoli vantaggi secondari. Non si rendeva conto che le cose funzionassero in quel modo, ma era esattamente cosi’: innanzitutto, si trovava male con qualsiasi collega di lavoro e faceva in modo di potersi assentare spesso, e continuo’ a trovarsi male anche quando venne cambiata di ufficio; ma soprattutto, lamentarsi del marito e di quanto la vita coniugale fosse insoddisfacente le assicurava di essere in credito con la vita. E ne aveva di ragioni, eh. Solo che agire sul presente e sul rapporto coniugale le avrebbe sottratto una buona parte dell’identita’ che si era costruita: che ne sarebbe stato di lei senza un marito di cui potersi lamentare? Avrebbe dovuto correre il rischio di dirsi felice, solo che le sarebbe toccato assumersene la responsabilita’, ad esempio divorziando.
Ora, Baby avra’ le sue buone ragioni. Quello che io vedo e’ che la sua anticipazione negativa degli eventi la porta, ad esempio, ad angosciarsi si’, ma a pianificare tutto meticolosamente cercando di prevenire ogni esito possibile (cosa impossibile, e in qualche modo lo sa, percio’ si angoscia). E spesso ha ragione lei.
Una volta mi ha detto, La differenza tra me e le altre persone e’ che i pensieri catastrofici che abbiamo tutti, gli altri riescono a mandarli via dicendo “Non e’ possibile”, io ci credo.
fear of teaching

E quindi?

Una parte fondamentale del processo di cambiamento passa dalla modifica della considerazione di se’, e lei lo sta gia’ facendo. L’ansia ce l’abbiamo tutti, e tutti dobbiamo trovare il modo di venirne a patti. So bene che sentirsi dire Ce la puoi fare genera rabbia. Ma anche ripetersi in continuazione Sono ansiosa, ecco l’attacco di panico non migliora la situazione.

Al corso di arte mi hanno detto che il mio quadro era solare come me, e io ho pensato, ma se sono la morte nera depressa! Come quando mi dicono al lavoro che sono brava, io penso si sbaglino. Mi dicono che sono divertente, e penso che si sbaglino. C’e’ un bug nel sistema.
Sono io.

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