Leggo un bel post sulla pagina facebook di The Queen Father (e niente, era mesi fa, da quanto e’ in bozze ‘sto post) e poi un commento di Mezzatazza ad uno dei miei ultimi post e mi torna in mente un periodo orribile trascorso quando ero tardoadolescente giovane adulta circa ventenne. La cosa in realta’ andava avanti da qualche anno, ora non riesco bene a collocarla nel tempo, comunque diciamo che potevo avere tra i 16 ed i 20 anni.
Sotto casa mia stazionava una nutrita comitiva di nullafacenti cannaroli ragazzi poco piu’ grandi di me, ed occupavano un buon lembo di strada, talvolta giocando a pallone, piu’ spesso parlando daaLazie. Nessuno filava ne’ me mia sorella, tra l’altro le donne erano bandite da ‘sta comitiva, erano regolarmente solo maschi ed eravamo cresciuti insieme, nella stessa strada, ignorandoci reciprocamente. Ma uno di loro aveva deciso che mi odiava. Te sai perche’? Sapevo a malapena come si chiamava, e che eravamo coetanei.

Ogni volta che passavo in strada era un insulto urlato ad alta voce. Altre volte si accontentava di farlo a voce bassa, ma non mancava mai, mai, mai. E’ durata anni, per l’appunto. Non ho idea del perche’ mi avesse presa di mira in quel modo. So solo che dopo poco tempo ho iniziato a star male ogni qual volta dovevo passare di li’, e non avevo scelte, l’uscita dal mio portone quella era. Passavo col cuore stretto ostentando sicurezza, ma dentro morivo. Non volevo dargli la soddisfazione di accelerare il passo ma sono certa che lo facevo. Attraversavo il tratto in apnea con la faccia tirata guardando fisso davanti a me. Ci fossero stati gli smartphone avrei saputo dove guardare. E per un’adolescente come me, sempre stata piena di amici e con discreto appeal sui ragazzi, quegli epiteti erano davvero dolorosi, oltre che inspiegabili. E no, non riuscivo a far finta di niente. Era proprio cattivo, e violento. Non ho la piu’ pallida idea di quanto la cosa si notasse dal di fuori, non ne ho nemmeno mai parlato con mia sorella, tanto mi vergognavo.

Avevo solo il ricordo di un precedente. Molti anni prima, al campetto della chiesa, credo fosse stato lui a far spaventare mia sorella con una miccetta scoppiata davanti agli occhi, lei si volto’ per proteggersi e sbatte’ la testa alla rete di recinzione. Capi’ di essersi ferita perche’ aveva del sangue che le gocciava sulla maglietta e mi chiese, Ho tanto sangue?

La faccia era ricoperta di sangue. Era una maschera rossa. Iniziai ad urlare fortissimo, ero spaventata, avevo forse 8 anni, 10, boh, e lei due di meno. Lei piangeva, io urlavo, arrivo’ gente e poi non ricordo piu’ niente. La medicarono e venne fuori un piccolo, minuscolo, insignificante buchino in fronte, ma che a causa della pelle cosi’ sottile e tirata aveva fiottato sangue a litri. Non mi scordero’ mai la faccia impaurita di mia sorella e completamente rossa di sangue. Uno shock.

‘Sto qua forse mi ha odiata da quel giorno. Ricordo pero’ perfettamente che era anche un bambino difficile, a scuola lo conoscevano tutti. Ricordo sua madre, che non ho mai visto sorridere, strattonarlo per strada perche’ lui si metteva a urlare, o cercava di picchiarla. Probabilmente oggi lo avrebbero diagnosticato Adhd o borderline, negli anni ’80 era un bambino vivace e cattivo.

Non voglio parlare di bullismo, e’ un discorso enorme. Voglio solo dire che ricordo come mi sentivo, ricordo che ero avvilita, spaventata, e che in quell’occasione ho fatto pippa, come diciamo a Roma. Ho sperato che G. la smettesse, ho sperato che ignorandolo si sarebbe stufato, e invece e’ durata qualche anno. Ma comunque ero gia’ grande, comunque ho un carattere forte, e comunque sono riuscita a non mettere in discussione me stessa in base a quello che lui vedeva di me.

E non l’ho fatto nemmeno la seconda volta che e’ successo, pochi mesi fa, con la famosa escalation di settimane di silenzio e ignoramento culminata in Ma tanto non sei mai stata determinante (carisssssssssssime, lo so che state leggendo, vediamo che riuscite a inventarvi stavolta). A quarant’anni non fai piu’ pippa, a quarant’anni hai modi per difenderti. A quattro, a quattordici, a volte a ventiquattro, non sei strutturato per farlo.

A voi e’ mai capitato qualcosa del genere, da bambini o adolescenti? Qualcosa che vi toglieva il respiro o il sonno?

Annunci