Zero formalità

Ieri sera siamo stati ad una festa di compleanno, che come molti eventi qui in America si celebra sulla base di tre elementi fondamentali: il proprio giardino di casa, un tavolo con sedie, il barbeque.
Mi era già capitato di andare a delle feste, ma in tutti i precedenti la dimensione sociale degli invitati era la stessa che conoscevo dall’Italia, con membri della famiglia o amici, più o meno stretti, come tre anni fa.
Ieri sera no.
Ieri sera la festeggiata aveva invitato noi, il suo capo con il marito, e tre suoi studenti o ex studenti. Al tavolo in giardino sedevano quindi tre italiani, due indiani, tre americani – due dei quali rispettivamente di origine cubana e giamaicana -, ed un cinese. Nove persone in tutto di età variabile (ad occhio) tra i 24 ed i 60. Oh, e tre piccole principessine bionde.

Era una festa di compleanno, occasione informale non intaccata dal fatto che i tre studenti si trovassero gomito a gomito con il capo del dipartimento in cui studiavano. O che stessero conoscendo la vita privata di uno dei loro prof. In Italia non mi era mai capitato niente del genere. Nella mia esperienza passata la distanza sociale teneva separate le classi o gli status. Qui il melting pot riguarda razze, ma anche età, status socioeconomico e scala gerarchica.

Che si tratti di una cena col proprio capo o con i cugini, le bevande non si tengono al tavolo, si mettono in un contenitore frigo pieno di ghiaccio in cui restano gelide e da cui ognuno si serve. Il padrone di casa si occupa del barbeque, sua moglie delle insalate e degli altri piatti. Lode agli indiani che avevano portato samosas e chutney, sono andati ad accompagnare prosciutti crudo e cotto, hamburger, filetto e wurstel, vini italiani e birre di origine messicana e locale (birra della Florida!!), e per finire c’era una buonissima torta al mango. Tutto sul tavolo perché ciascuno facesse da sé.

Il cinese ad un certo punto ha deciso di fare talmente tanto da sé che si è allontanato dal tavolo per mettersi su una sdraio, da solo, lontano dalle chiacchiere dagli accenti disparati. Atmosfera super rilassata sotto tutti i punti di vista.

TMBBQ

E comunque dite quello che volete, ma carne e verdure al barbecue hanno tutto un altro sapore.

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18 pensieri su “Zero formalità

  1. Ma lo sai che qualche mese fa sono andata a una festa con degli australiani e ognuno stava per fatti suoi? Gli australiani intendo, in coppia o massimo tre. Io sbigottita, della serie “dai ma che maleducati, la festeggiata è Roberta e questi stanno in disparte?”. Ogni tanto due chiacchiere ma per il resto erano molto rilassati. Ho ancora molto da imparare 😉

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        1. Lei è peruviana ma parla perfettamente inglese, eppure ha snobbato me e altre (loro parlanti un perfetto inglese) senza interagire con nessuno e poi si è lamentata col marito (il capo di mio marito) che parlavamo tutti italiano. Sorvolo sul fatto che alle sue feste c’erano solo peruviani, evidentemente la reciprocità non è contemplata.

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  2. L’importante e’ divertirsi e stare bene con gli invitati in ogni caso, casa e in ogni dove!
    Detto questo, la mia simpatia va tutta agli indiani perche’mi piace la loro cucina e poi io il barbeque non ce l’ho molto simpatico perche’ ho sempre troppa fame per aspettare che la carne sia pronta e non mi piace mangiare con il piatto in bilico sulle ginocchia o a tavola dove pero’ mi devo alzare ogni secondo perche’ mi manca da bere e poi qualcuno mi ha preso l’unica forchetta di plastica super pieghevole che ero riuscita a trovare sepolta fra le 200 lattine di birra nella borsa frigo!
    Queste sono le mie situazioni solite da barbeque dove la compagnia e’ l’unica cosa che mi piace davvero perche’ il resto per me e’ tristissimo, soprattutto qui in Australia dove si portano pure le cibarie da casa e ognuno si cucina il suo…ne ho viste di ogni !
    Noi abbiamo invitato amici per un barbeque e surprise, surprise li abbiamo fatti sedere tutti intorno ad una bella tavola apparecchiata dove abbiamo iniziato a passarci i vassoi e versare vino in bicchieri veri e ti diro’ alcuni erano un po’ legnosi ma alla fine secondo me hanno apprezzato anche perche’ eravamo stati tassativi: ” siete nostri ospiti, non portate niente” …naturalmente l’hanno presa alla lettera e neanche un fiore ma che ci vuoi fare, so australiani!

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  3. Bello veramente! Magari qui in Francia succedesse la stessa cosa! Mio marito lavora qui da otto anni e la sua capo, che è gentilissima e con cui va d’accordo senza problemi, non ci ha mai invitato a cena e neanche gli altri colleghi! Qui a Parigi sei un collega di lavoro e punto, le relazioni nascono e finiscono sul lavoro, basta! E’ cosi triste questa cosa, non capisco perchè! Avrei voluto vedere la scena che descrivi!

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    1. Che peccato che non ti sia capitato, io invece ho scoperto in Francia questo tipo di rapporti. Praticamente una volta al mese c’è una festa a casa di un collega o picnic in spiaggia e ci sono sempre anche gli studenti di dottorato. Ognuno porta qualcosa da mangiare o da bere e chi resta fino alla fine aiuta a sistemare un po’.

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