La curva gaussiana dell’opinione

Nel mio passaggio quotidiano sui vari gruppi a cui appartengo mi rendo conto che la comunicazione umana funziona secondo la curva gaussiana.

Nell’intervallo [ µ − σ, µ + σ ] cade circa il 68% delle misure. Qualsiasi dato che esca dall’intervallo di distribuzione normale e’ considerato fuori dalla norma e cioe’ deviante, e questo vale per il peso e l’altezza dei bambini, la probabilita’ statistica di un evento, l’espressione di opinioni.

Spesso la popolazione normale non accetta la devianza degli estremi perche’ fuori dagli schemi della sua normalita‘.

La comunicazione di massa funziona per semplificazioni, che spesso si traducono in opposizioni. Nette: i buoni contro i cattivi, o di qua o di là, o con me o contro di me. Così, senza sfumature, perché cogliere le sfumature implica approfondire, incontrare difficoltà, perdere tempo. Non sto dicendo che “la massa” non sia in grado di cogliere le sfumature: spesso, semplicemente, le persone non hanno né il tempo né l’attenzione sufficiente, ogni giorno, per star dietro ai mille distinguo che la complessità del mondo richiederebbe di fare. E spesso mancano anche le competenze, certo: mica possiamo essere tutti tuttologi. La comunicazione di massa funziona così, e questo non è né un bene né un male: semplicemente è. (Giovanna Cosenza, Il Fatto Quotidiano, 20 agosto 2012)

Se una persona in un gruppo si trova per un caso della vita ad uno dei due estremi della curva e lo comunica, la massa dei commenti si affretta a normalizzare, consolare, appiattire, banalizzare. La vita non e’ cosi’. La vita e’ fatta anche di cose strane, di dolore e di sofferenza vera. Normalizzare non aiuta. Normalizzare isola ancora di piu’ chi e’ agli estremi della curva. Normalizzare serve a tenere a bada le proprie ansie per non dover prendersi cura di quelle degli altri, oltre al semplice fatto che la stragrande maggioranza delle persone non riesce proprio a vederle, le ansie, ne’ le sue ne’ quelle degli altri. E invece in certi momenti c’e’ bisogno di avere una quercia accanto, non un giunco che si piega insieme a te. Magari una quercia che sappia dirti in modo chiaro, comunicando per estremi rispetto alla massa, che cosi’ proprio non va.

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24 pensieri su “La curva gaussiana dell’opinione

  1. Oddio quant’è vero. A volte quando uno esterna una preoccupazione tutte a dire: vedrai che andrà bene, non ti preoccupare. Ma che ne sai? Te lo auguri, ma non puoi saperlo. Oppure quando dovevo essere operata per quel fottuto carcinoma: ma si, tu col tuo sorriso, col tuo modo di fare superi tutto. E’ vero l’ho superato e non grazie al sorriso, ma alle cure, ma in quel momento avrei voluto sentirmi dire altro. Banalizzavano il problema. Certo, non era il loro.

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    1. oh quanto hai ragione! è proprio vero, quando sei immersa fino al collo in situazioni critiche mia suocera dice sempre:”Vedrai che andrà bene” e lo stesso mio marito. Lo dicono perchè loro sono di natura ottimisti e perchè mi vogliono bene,lo so. Pero’ a me non è quello che serve sentirmi dire in quei momenti e mi fa impazzire perchè mi sembra appunto che banalizzini il problema. Quest’inverno mio papà è stato malissimo e ho passato dei momenti orribili e tutti dicevano:”vedrai che si rimette, non puo’ andare sempre tutto male”. Perchè? chi lo dice che ci deve essere un limite al dolore?

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  2. L’opinione diversa crea fastidio, sempre sperimentato purtroppo, e purtroppo spesso ti ritrovi solo perché le poche volte che provi a chiedere sostegno si banalizza, o perché non si capisce o perché non si vuole affrontare una situazione che non è nostra. E chissà perché a me spesso capita di non esternare proprio perchè quando lo faccio la prima frase che sale su è ‘su su ce la farai, sei forte’ e allora meglio stare solo

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  3. Cioe’ fammi capire, tu ti svegli e pensi : ” oggi butto giu’ un bel post sulla curva Guassiana!” Sara’ che io di solito ti leggo al mattino ma mi ha fatto davvero sorridere questa cosa. Apparte questo pero’ e’ cosi vero che la non normalita’ fa paura, e infatti e’ difficile da gestire, molto difficile.
    Invece credo che la normalita’( semplificando il concetto di normalita’), aiuta a gestire le difficolta’ estreme della vita, quando perdi i riferimenti, quando sei sola o quando sei scioccata, cerchi la normalita’. Questo non significa banalita’ o ovvieta’ ma la norma che aiuta a sentirti parte di un qualcosa che ti contiene invece di vagare nelle pianure infinite e desolate di territori inesplorati e oscuri.

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  4. Proprio quando si viene banalizzati nelle idee, stati d’animo, dolore e quant’altro si impara a riconoscere chi ti sta di fronte. Ci si rende conto che oltre una pacca sulla spalla non vanno, perché magari non hanno ne il tempo ne la voglia ne la volontà di capire. A volta basta veramente poco per rimettersi in carreggiata, molto facciamo noi stessi ma gli stimoli dati da altri fanno il resto.
    Eh si, è vero, normalizzare non aiuta. Ognuno è un mondo a se.

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  5. mi sa che vado fuori tema con questo commento… io e il mio compagno stiamo all’estremo della normale (io biostatistica!), nel senso che non abbiamo il tipo di vita che la maggior parte dei nostri amici della stessa età ha. ma veniamo comunque giudicati in base ai parametri standard. esempio: l’anno scorso mi sono presentata a un pranzo di santo stefano con amici senza di lui e quando sono arrivata ho scoperto che TUTTI avevano dato per scontato che ci fossimo lasciati. ora, io sono italiana, lui è olandese e viviamo in belgio. non vi viene in mente che possa essere andato a casa sua in olanda? non vi viene in mente che magari non ha voglia di farsi un pranzo di 13 ore in una lingua che non capisce? possibile che l’UNICA spiegazione che vi venga in mente sia che ci siamo lasciati?
    scusa il fuori tema!
    ps: non credo cliccherai sul mio blog ma lo dico lo stesso per chiarezza, l’ho messo privato momentaneamente nell’attesa di capire il discorso dei cookies!

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    1. Francesca, se ti può consolare dopo tantissimi anni che mio marito fa un lavoro fatto di turni discontinuii e imprevedibili, c’è sempre qualcuno che pur sapendo questo, quando mi vede chiede “dov’è il Capitano?”. Come se io senza lui fossi una nullità o come se dovessi stare tappata in casa ad aspettarlo :-/

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  6. Ho molto pudore dei sentimenti “negativi” e piuttosto che beccarmi questo tipo di commenti condivido una canzone. Sono anche piuttosto infastidita da questo genere di condivisione, ma quelli credo dipenda dai miei contatti .

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  7. #modalità superbo on
    Allora, uno studia ingegneria pensando di essere poi tra l’elite dei depositari di codesti segreti, Come vi permettete voialtri umanisti di capire cos’è una gaussiana?
    #modalità superbo off
    no, non sono credibile, eh? rido troppo mentre scrivo ca**ate.
    Io sono praticamente sempre fuori dall’intervallo [ µ − σ, µ + σ ] e devo dire che è una cosa che stanca moltissimo. Sempre indeciso tra dire quel che penso e non farlo perché poi vengo preso per pazzo e le persone si allontanano. E spesso mi chiedo se essere così lontani da quel che pensano in molti è la cosa giusta o sono io che mi sbaglio tanto, i dubbi sono sempre forti.

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