Comunicazione reale vs. virtuale

Mi viene alla scrivania ‘sto vintino, uno che passa a salutarci ogni giorno e che ha deciso che mi chiamo Tisieeeen, rendendo il mio nome indiano come la sua provenienza. Ha i capelli lunghi e quotidianamente mi dice che gli piace come mi sono pettinata ma che se ci prova lui non gli riesce.

Eh ma tu sei riccio, gli dico.

È vero, riconosce. Poi dice Tu ti fai mai i ricci? Gli spiego di aver provato ma che reggono forse 1 ora, ho i capelli fini. (Thin, in inglese).

Thick, dice. Non chiede, afferma.

No, thin, dico. Ne ho tanti e fini. Aggiungo poi che anche mia figlia li ha così anche se ricci, e se provo a stirarglieli dopo un poco tornano boccoli.

Glieli hai mai rasati?, chiede.

Rasati?? No, mai!

E certo, dice lui. Quando sono neonati devono essere rasati almeno un paio di volte così i capelli diventano più spessi.

Guarda, gli dico, credo sia più una questione di DNA. Mia madre è finlandese.

No no, risponde lui sicurissimo, se li rasi si ispessiscono.

Hmmmm ok, dico, per me conta piu’ il DNA.

Tanto comunque se lo fai ora è troppo tardi, insiste lui.

L’handyman di casa e’ soprannominato il fidanzato di mio marito, tanto lui ha stima del signore ecuadoriano. Solitamente parlano tra loro fitto fitto e organizzano lavori e migliorie da fare a casa, ma qualche volta gli capita di non riuscire a trovare una soluzione per il problema. E’ capitato che io avanzassi la mia ipotesi ma che entrambi la bollassero con Naaaaaaaaa!, salvo poi rendersi conto che si’, avevo ragione io.

Ieri sera uguale: Scusate ma voi state continuando a mettere il liquido sturatutto nel lavandino grande: avete provato a metterlo in quello piu’ piccolo?

Naaaaaaa non dipende da li’, dobbiamo andare a controllare il tubo dall’altra parte fino alla fine.

Va be. Fate voi.

Giochiamo

Proviamo ad immaginare ora se le due conversazioni si fossero svolte online. Magari su facebook.

Si sta parlando tanto in questi giorni di comunicazione virtuale, di parole ostili e di netiquette, parola che si usava tanto ai miei tempi.

Nel primo caso il ragazzo avrebbe probabilmente insistito imponendo il proprio punto di vista, quello derivante dalla sua esperienza e dalla sua cultura. Nel secondo caso avrei probabilmente insistito io perche’ mi sarei sentita non presa in considerazione.

Io non sono d’accordo che la comunicazione virtuale e’ uguale a quella reale e che si comunica in rete come si comunica nella vita. Non e’ affatto cosi’. Nel virtuale mancano completamente il non verbale ed il paraverbale. Il silenzio nel virtuale non corrisponde affatto al silenzio nel reale.

Le risposte vengono filtrate, esattamente come nella realta’, dal proprio vissuto, quindi spessissimo quello che si comunica corrisponde solo in parte a quello che viene recepito. La differenza la fanno il contesto, il contatto visivo, la postura, la mimica facciale eccetera.

Tutto quello che manca in rete.

Non mi ricordo chi mi raccontava qualche giorno fa di aver letto che i ragazzini che parlano di se’ in rete non sperimentano la vergogna, non arrossiscono, mentre seppure siano abituati a parlare a grandi platee virtuali, una volta messi su un palco davanti un pubblico non sono in grado di dire le stesse cose. Vi stupite? No, vero?

Ma nella vita reale voi continuate a frequentare una persona, magari ci andate a prendere un caffe’ ogni mattina, solo per sentire cosa ha da dire contro qualcun’altra e per farglielo sapere?

Sono ormai consapevole di comunicare malissimo online. Ma so leggere benissimo tra le righe, e prima di tutti.

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4 pensieri su “Comunicazione reale vs. virtuale

  1. Completamente d’accordo con te, ma d’altronde io ho studiato lingue e quando dico certe cose di persona la gggente non ci crede 😀 mi capita spesso invece di vedere come certe persone vengono percepite come aggressive online mentre di fatto io non le percepisco così (mi capita con persone che sono polemiche o che cercano di far vedere l’altro lato della medaglia di un argomento, quelli come te che pongono il dubbio), non so se sia perché mi immagino che effettivamente è solo scritto e quindi cerco di distinguere le cose, se non ti vedo in viso non capisco ma interpreto come si fa con un libro, ma ragiono su ciò che c’è scritto, oppure perché adoro vedere l’altro lato della medaglia anche se frequento una persona vis a vis, e quindi adoro chi mette in discussione qualcosa

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  2. Sai anche che c’è? Che se tu hai davanti una persona o se magari questa persona la conosci dal vivo, se ti accorgi dell’incomprensione ti sforzi di farti capire meglio.
    Invece quello che succede nella vita virtuale è che tu le persone con cui stai interagendo non le conosci davvero e se capita un’incomprensione di qualunque tipo, è molto più semplice scrivere un post sulla tua bacheca contro questa persona oppure cancellarla dalle tue amicizie… tanto mica la conosci davvero: perché sbattersi a cercare di chiarirsi? Onestamente non ho ancora mai sentito di una telefonata voluta per un chiarimento dopo un’incomprensione virtuale purtroppo!
    Ecco perché Facebook mi piace relativamente: mi sembra uno strumento utile per trovare delle potenziali amicizie che possano sbocciare al di là della rete, ma di certo non conto su Fb per mantenere amicizie o per coltivarne di nuove… offre un modo di comunicare troppo superficiale, che non mi soddisfa affatto!

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    1. Non so, io sono una che accetta facilmente amicizie perché mi piace avere a che fare con le persone. Anche dal vero sono così, parlo con tutti.
      Spesso il malinteso su fb, parlo almeno per me, nasce con gente, donne, che conosco virtualmente da molto tempo. Gente con cui ci sono stati mille scambi, mille commenti, mille interazioni, e poi ad un certo punto qualcosa succede. Può capitare, chiaro. Ma almeno per l’ultima volta che è successo, io ho provato a telefonare (se state leggendo, conservo ancora tutte le prove per chi le vuole), dall’altra parte non c’è stata risposta perché una decisione era già stata presa. Avrebbe potuto succedere anche nella vita reale, chiaro, ma non sarebbe accaduto che lei avesse completamente frainteso quello che avevo scritto restando convinta del suo fino alla morte.

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