Torino o quasi. Ottanta gradi all’ombra. Finestre chiuse perché altrimenti escono i gatti. Casa invasa da giocattoli e peli di gatto. Sono allergica. Sono allergica ma non si passa l’aspirapolvere né si lavano i pavimenti perché Aaaaaah e ciai sta fissazione de pulire… Sono sicura che l’ultima volta l’ho fatto io. Era pasqua.
Tra un mese bisognerà lasciare questa casa, ero venuta anche per dare una mano a fare scatoloni e invece vedo che qui il tempo scorre come sempre. Mia sorella è un’accumulatrice, compra, compra, stipa e accatasta. Non butta mai niente, tutt’al più prende da chi dismette le cose, che non si sa mai. Ma lei non era così, gliel’ha insegnato il Marchese secondo me, il suo ex. Per dire, nel frigo ci sono delle salse americane che le ho portato due anni fa, a lei fanno schifo ma sono lì, intonse. Fare gli scatoloni sarà un incubo. Lei è un’artista, anche se non lo è più di professione, ma la testa è quella. Completamente incapace di organizzazione e di razionalità.
Sono sicura che nella sua testa ci vorranno due settimane. Non si rende conto che siamo già stretti con i tempi.

Sono arrivata ieri e il primo saluto caloroso di mia madre è stato: “Pensavo di trovarti ingrassata trenta chili” “No, per quello aspetto di essere in America” le ho risposto. Stanotte ho dormito si è no quattro ore, mandavo messaggi al mio promesso mentre i tre gatti saltavano da un mobile all’altro facendo un fracasso infernale. Io, abituata al silenzio della mia casetta di campagna che se apro le finestre sento le cicale e qui sotto invece c’è il circuito di Indianapolis. Ero fuori di me. Alle sei riesco a riaddormentarmi, due ore dopo mia nipote era stufa di vedermi con gli occhi chiusi e comincia a sbattere due automobiline del fratello finché non apro gli occhi: Eeeeeh, zia, basta dormire! Arriva mia madre e mi fa: Oggi vai con la piccola a fare la spesa? (La domanda è assolutamente retorica, e comunque sottintende: al super che dico io). Vuoi il caffè? Mi stupisco di questo atto di pietà verso di me, e infatti si riprende subito, bruscamente: E’ pronto e ti conviene alzarti, si fa tardi. E’ finlandese, spiccia, pratica. Teutonica insomma. Russa. Sì, kgb o gestapo cambia poco.
Non ho voglia di discutere di prima mattina. Recupero quel poco di forze che mi sono avanzate dalla notte e vado in cucina. Trovo mio nipote davanti alla tazza che mia madre mi aveva preparato, piena all’orlo di succo d’arancia, e il resto della confezione da un litro giaceva sul tavolo e gocciolava sul pavimento.
Ma chi me l’ha fatto fare?

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