Vi ricordate la bella storia, poi rivelatasi favola metropolitana, della coppia che si sfascia sull’altare?
Oggi dopo settimane ho ricomprato Vanity Fair e c’era in omaggio Myself, nuova rivista. Leggera, nel senso che le pagine scivolano via con articoli interessanti ma veloci e poco impegnativi. Bella fotografia, bellissima, molto curata. Bella impaginazione accattivante. Rubrica di cucina pulita e impegnata. Insomma, mi godo la lettura ma in due ore è finita (altro che Vanity, pfui!). In ultima pagina una rubrica di Gianrico Carofiglio:

<<Questa storia mi impressionò moltissimo. Mi dissi che se lei era stata capace di fare quello che aveva fatto, io dovevo essere capace di tirarmi fuori dalla trappola in cui ero finita. E’ stata dura, ma due settimane dopo ero fuori, libera.>> […] <<Qualche tempo dopo la separazione, leggendo un libro, ho scoperto che una storia del genere esiste, praticamente uguale, in decine di città. E’ una leggenda metropolitana. All’inizio ci sono rimasta male. Quella donna era diventata il mio mito personale e adesso scoprivo che era il personaggio di una storia inventata. Poi ho deciso che non me ne importava niente. Per me la storia era vera e lei era vera. Forse tu riesci a capirmi.>>

<<Conosci uno scrittore di nome Chesterton??>> le ho chiesto.

<<No, perchè?>>

<<Chesterton diceva che le fiabe non servono a spiegare ai bambini che i draghi esistono. Questo i bambini lo sanno già.>>

<<E a che servono?>> mi ha chiesto.

<<Le fiabe servono a spiegare ai bambini che i draghi possono essere sconfitti.>>

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