Da quando si e’ ricominciato a parlare di matrimoni omosessuali ho sempre avuto un certo punto di vista, che avevo gia’ espresso qui. Ero convinta che le unioni di fatto andassero salvaguardate tutte, omo ed etero, e anzi che forse solo passando per una battaglia etero ci sarebbe stata qualche speranza anche per gli omo, perche’ se l’Italia pensa che le donne non hanno diritto ne’ ad una diagnosi preimpianto ne’ alla fecondazione assistita figuriamoci cosa puo’ pensare di due gay che vivono legalmente insieme.

Poi un po’ di commenti letti soprattutto su Il Fatto mi fanno sorgere un dubbio. Effettivamente gli etero gia’ hanno un’alternativa al matrimonio cattolico, che e’ il matrimonio civile, e se proprio si e’ allergici alle cerimonie si puo’ andare in comune e sposarsi in sordina esattamente come si farebbe davanti ad un funzionario per il registro delle unioni civili. Verissimo. Ma allora perche’ e’ cosi’ importante arrivare ad un registro delle unioni civili?

E’ vero che il matrimonio civile ci vogliono anni per scioglierlo. Verissimo. Piuttosto lottiamo per far abbreviare i tempi dei divorzi, tema fermo in discussione alla Camera da quanto? Un anno gia’? E non mi dite che i divorzi costano, perche’ il punto non puo’ essere quello. Se non mi sposo perche’ penso che poi divorziare costa un mucchio vuol dire che sto gia’ sulla via della separazione.
Poi arriva un Pisapia e a Milano istituisce il registro, come gia’ in ottanta comuni. Ottanta?? Dal 1993?? E cosa e’ cambiato, ad oggi?

E il valore è soprattutto simbolico, visto che le unioni «registrate» permetteranno l’accesso soltanto ai servizi forniti dal Comune. Esclusi quindi la possibilità di ereditare o la pensione di reversibilità, benefici garantiti alle coppie sposate che dipendono dalle leggi dello Stato. «Il registro milanese è solo un provvedimento di carattere amministrativo», ha precisato Pisapia. «Escludo che questa delibera apra alla possibilità di matrimoni gay. Per avere i matrimoni gay servirebbe una legge del Parlamento». su Vanity Fair

La battaglia non è finita. Per essere tale, infatti, la dignità e l’uguaglianza devono essere piene. Non basta il riconoscimento comunale, occorre quello civile. Non basta l’attribuzione di diritti amministrativi, occorre il riconoscimento del pieno status e del legame di coppia sotto il profilo civilistico, del fatto che le coppie omosessuali e quelle eterosessuali non sposate sono famiglie come le altre e non hanno niente ha da invidiare alla – sin troppo scimmiottata – famiglia cosiddetta “tradizionale”, che poi è quella tipica cattolica di papà-mamma-figli, meglio se mono-religione e, per alcuni sedicentidefensores fidei, monocolore. Matteo Wickler, Il Fatto Quotidiano

Una volta un’amica mi chiese: ma tu non pensi che i figli adottati da gay diventeranno gay a loro volta?

E le risposi: e allora come ti spieghi i figli di etero che sono gay?
Io non voglio parlare di adozione pero’. Nonostante un sacco di gente sia ancora convinta che due padri o due madri non possano essere dei bravi genitori, credo che la battaglia di civilta’ debba essere fatta a prescindere dalla possibilita’ di avere dei figli. Perche’ come al solito, la mia amica lesbica, che pero’ dice a tutti di essere etero, un figlio l’ha avuto lo stesso con la complicita’ di un amico. Mica ci vuole tanto insomma. Certo c’e’ chi e’ dovuto espatriare e pagare, perche’ per un uomo mica e’ lo stesso. Pero’ per me resta il fatto che due persone che non sono sposate non possano assistersi in ospedale, o ricevere una pensione di reversibilita’, o un’eredita’, o essere in graduatoria per le case popolari. Per dire. Oltre al fatto che magari vogliono camminare a testa alta tenendo per mano il loro partner esattamente come faccio io.

Pero’ forse quella considerazione li’, “gli etero hanno altre strade gia’ previste” davvero e’ un’affermazione che ha senso e non un modo per chiudere un discorso. Forse davvero spingere in un’unica direzione farebbe si’ che i gay possano avere i loro sacrosanti diritti, che siano solo loro e non condivisi con noi etero. Forse davvero sarebbe il caso di parlare solo di matrimoni gay. Pisapia ha fatto una gran cosa, si’, ma agli effetti pratici non cambiera’ davvero molto, anche se Milano non e’ Empoli, e infatti Alemanno si e’ gia’ smarcato, ma vent’anni sono tanti, proprio tanti, e non e’ cambiato davvero nulla. Tra l’altro non mi ricordo dove leggevo che dopo averlo istituito il registro di una data citta’, forse Firenze?, non se l’era filato nessuno.
In attesa del nostro Hollande, ma la strada e’ davvero ancora lunga visto che la sinistra e’ estinta dal 1989, voglio dire ai miei lettori omo che ho cambiato idea e sono completamente e unicamente dalla loro parte. Ecco. Meglio tardi che mai, no?

p.s. ero sicura che la California fosse uno degli Stati dove il matrimonio gay e’ consentito, e invece no. Ma secondo voi perche’ il mondo e’ cosi’ contrario alle unioni omosessuali?

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