L’altra storia nasce quando si cambia il punto di osservazione, o di ascolto.
Vivere a Miami significa stare a stretto contatto con i cubani, che sono tantissimi. Cuba e’ un’isola piuttosto mitizzata dagli italiani e dal popolo della sinistra, che ha sempre visto in Che Guevara e in Fidel Castro due eroi indiscussi del sogno comunista e socialista.
Ma che succede quando quegli ideali li guardi un po’ piu’ da vicino?

Parto dalla premessa che non sono mai stata contagiata da quella febbre li’, anche se Cohiba la trovo una canzone bellissima e piena di attese. La prima amica che fece un viaggio studio a Cuba, per la sua tesi di laurea, torno’ talmente entusiasta da dirmi di sbrigarmi ad andare a visitarla, prima che Fidel morisse perche’ poi sarebbe cambiato tutto. Ci capitai nel 2004, e davvero non vedemmo con gli stessi occhi. Quello che io vidi all’Avana era una dignitosa ma estrema poverta’, che a mio parere non poteva essere spiegata solo con l’embargo. Gli scaffali vuoti e la gente in fila con la libreta in mano mi dicevano qualcosa di strano. Bambini che bevevano nelle pozzanghere. Gente adulta che ci inseguiva come accadeva in Marocco, per avere una bandana o un dollaro. Gigolo che si offrivano impunemente nonostante fossi accompagnata da un marito, e jineteras per strada davanti al Capitolio. Una cosa da dilaniare il cuore.

Poi la vita va come va, sposo il figlio di una esule cubana e finisco a vivere nella citta’ dove tantissimi di quegli esuli si rifugiano, arrivandoci con un comodo aereo, chi puo’, o dalle balse, visto che l’isola dista 90 miglia. Una parente di mia suocera ha tentato di imbarcarsi dodici volte, sempre riacciuffata e riportata sull’isola, sottoposta ad interrogatorio e poi rilasciata. Chi lascio’ l’isola cinquant’anni fa, grazie ad una specie di amnistia predittatoriale, venne perquisito e spogliato di tutti i beni, che passavano alla proprieta’ dello Stato. Chi rimase imparo’ a farsi gli affari suoi. Se esci, devi dichiarare dove vai e perche’, soprattutto se esci di sera. I comitati di quartiere controllano qualsiasi movimento sospetto e lo riferiscono alle autorita’, che hanno il potere di arrestarti e metterti in cella senza dirti il perche’, e i tuoi familiari non possono venire a trovarti. A volte si viene accusati di crimini mai commessi solo perche’ si e’ sospetti di intrattenere rapporti col nemico capitalista.

Nessun cubano che conosco parla di politica. Sono tutti abbottonatissimi, i giovani. Solitamente sono persone che tendono a fare molte domande ma a raccontare poco di se’. Gli anziani, i dissidenti che fuggirono, sono gli unici testimoni dello scempio che e’ stato perpretrato alla loro terra, che era ricchissima e composta per lo piu’ da discendenti di conquistatori Spagnoli. A volte penso a quanto siano simili le situazioni dei Cubani e degli Ebrei, solo che dei primi non si sa quasi nulla, o e’ tutto talmente mitizzato da rendere impossibile qualsiasi discussione.
Parlavo con una compagna di classe, le dicevo di quanto e’ diversa ora Miami rispetto al 2009, quando arrivai qui in piena crisi post mutui subprime, e lei mi diceva che no, non c’era nessuna crisi, e pensavo a quanto le doveva essere apparsa come l’Eldorado, arrivando da l’Avana. E il punto di vista dei dissidenti e’ che la famiglia Castro ha requisito quei beni per se’, piuttosto che condividere con la popolazione per il benessere generale, come invece ci si aspettava. Le famose medicina e istruzione, un tempo fiori all’occhiello, ora non lo sono davvero piu’, come ha raccontato anche Ma che davvero? Internet e’ prevalentemente proibita, come in Cina o Corea del Nord, e anche le comunicazioni cellulari  sono quasi impossibili, se non fose per i cubani che vivono da questa parte del mondo che provvedono a fornire ai familiari in patria sim card e ponti satellitari. Oltre che dollari, e cibo, e medicine. Le chiamano le mule, le donne ormai americane che viaggiano da e per Cuba a portare beni.

E cominci a farti qualche domanda, quando ti raccontano che Che Guevara e’ stato invece un feroce sanguinario, e che quello che si tramanda e’ un falso mito. In rete si trova di tutto, per chi vuole approfondire. E lo stesso vale per i Venezuelani, anche loro qui numerosissimi, solo che la loro avversita’ al regime Chavista e’ piu’ aperta. E leggo che invece Don Gallo ha dedicato un’omelia alla morte di Chavez. Sono sbalordita.

Insomma, riflettevo oggi su quanto sia difficile superare le proprie barriere mentali fatte di ideologie politiche e fiducia cieca, al punto da innescare discussioni su discussioni senza arrivare ad un accordo. E non ce l’ho solo con chi finisce per cancellare dalle amicizie. Avverto un tale nervosismo, e una tale aggressivita’ in alcune bacheche, che ho l’impressione che qualcosa mi stia sfuggendo di quel che avviene in Italia.

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