Negli ultimi tre giorni tante conversazioni che vertono intorno ad un unico argomento. Con le amiche ci si e’ confrontate sulla detenzione delle armi e sull’ennesima strage in un Campus, con la mia nuova bella amica sulla cultura italiana rispetto a quella statunitense, e con mia sorella sulle domeniche in compagnia. Perche’ ecco, vedo le foto di mia sorella in montagna con quindici amici e i rispettivi figli che giocano insieme e si’, un po’ di invidia mi assale. Bimba crescera’ qui con pochi amici, e come mi e’ stato detto e’ difficile che si crei una rete di relazioni tra adulti che possa avere una ricaduta sui bambini; e per assurdo, qui a Miami sono proprio i latini a prendere di piu’ le distanze.

Contemporaneamente e’ accaduto che improvvisamente mi sia resa conto di una strana, inaspettata seconda facciata di un’amica di qui. Una che, seppur quindici anni piu’ giovane di me, mi aveva presa un po’ sotto la sua ala protettrice quando ero incinta, mi accompagnava e mi veniva a prendere, raccontandomi che quando lei era arrivata qui anni prima era sola e a sua volta aveva avuto un simile angelo custode. Ho passato con lei le ultime ore prima di partorire ed e’ stata una delle prime a venire a trovare la bimba quando e’ nata. Poi i nostri rapporti si sono un po’ diradati, l’eta’ fa sempre la differenza e  i miei biberon e i suoi mojitos non trovavano grande incastro, ma siamo sempre rimaste in contatto. Un episodio apparentemente banale mi ha fatto realizzare, venerdi’, che forse tutto quello che io avevo visto di lei in questi due anni altro non era che un aspetto della sua personalita’, e che forse mi sono trovata davanti l’ennesima di tante doppiezze gia’ viste. Ed e’ stata un po’ una doccia fredda.
Tra le cose che mi mettono in enorme difficolta’ con i latini qui e’ capire quando sono sinceri e quando no, gente che quando ti vede si spertica di abbracci e sorrisi ma poi nel quotidiano sparisce; o peggio, scoprire magari che tutto quell’affetto era finalizzato ad ottenere qualcosa.

Ci sono persone che da sole stanno benissimo e non hanno bisogno di amici. Anche io so stare bene da sola, ma mi piace di piu’ tessere relazioni, avere qualcuno con cui confidarmi e ridere. Ecco, forse ridere e’ il bisogno principale. E sono grata alle mie amiche di whatsapp per esistere e per il nostro saper fare gruppo, ma alla fine si ha sempre bisogno anche di relazioni vere. E non sapete quanto sia felice di aver conosciuto una persona in carne ed ossa con cui mi trovo benissimo.
Con lei convenivamo sul fatto che qui in Usa probabilmente la malattia mentale e’ una delle piu’ grandi responsabili delle stragi con armi. Se ripenso alla mia vita e provo a togliere tutti i miei ricordi legati alle feste con i compagni delle elementari, le amiche del basket e del liceo, le mejo-migliori-amiche che duravano dieci giorni e quelle che durano da una vita, gli amici del mare, non resta quasi nulla. Aver mi diceva che qui in Usa c’e’ una altissima concentrazione di Sindrome di Asperger, e chissa’ che non venga diagnosticata a livello funzionale proprio come conseguenza dell’assenza di relazioni significative. Pure ipotesi, ma intanto tutti noi expat facciamo i conti con una certa solitudine.

E per il momento non potendo avere domeniche in montagna al mare con quindici amici e i loro figli, ci accontentiamo dei playdate e dei pomeriggi passati insieme perche’ alla fine, come dicevano millenni fa, two is megl che one.

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