Leggo su un articolo che il finlandese, lingua che dovrei conoscere ma affatto, non usa il genere maschile e femminile per riferirsi alle persone. Penso che dunque in quella zona del mondo, se anche in Svezia e’ lo stesso chissa’, la decisione di educare i bambini senza dargli un attributo di genere sia una conseguenza naturale della loro cultura, piu’ che un evento straordinario a cui la societa’ ha deciso di arrivare per favorire la crescita “naturale” dei bambini.

Il linguaggio in uso in un paese ne determina fortemente non solo la cultura (o e’ il contrario?), ma anche la psicologia di chi ci vive.

Credo di essere una buona osservatrice, e spesso mi rendo conto delle cose molto prima che avvengano. Pochi mesi dopo essere arrivata negli Stati Uniti ho iniziato a notare con disagio un fenomeno culturale che mentre ci ero dentro e ne ero parte non notavo, ma anzi contribuivo a mantenere vivo: in Italia si critica. Tanto, e tutto.

In America si e’ molto formali nelle comunicazioni, e difficilmente si e’ diretti come amiamo esserlo noi. Qui se devi esprimere un dissenso si inizia sempre con una nota positiva, quindi se ti mandano una mail il messaggio non e’ nelle prime due righe complimentose ma spesso a partire dalla terza: se trovi un however e’ li’ il succo di cosa davvero vogliono dirti. In un modo gentile ti stanno dicendo quale idiozia hai fatto.
Rispondere Non credo sia una buona idea, che in Italia e’ un modo cortese di dire Stai a fa’ ‘na cazz, qui e’ considerato rude. Molti italiani che vivono in Usa dicono che questo perbenismo sia finto; io credo che piuttosto bisognerebbe capire il posto dove si vive perche’ e’ impensabile andare a vivere in un luogo mantenendo le abitudini italiche, che si tratti dell’orario della cena o di cosa indossare in certe occasioni. E ovviamente a Boston sara’ molto diverso rispetto a Miami.

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Sapete chi e’ nella mia famiglia quella che da’ sempre voce a quello che pensa spesso senza alcun riguardo per chi ha di fronte?

No, e’ mia madre.

L’algida finlandese trapiantata nella calda Italia ha probabilmente slatentizzato quella parte della sua cultura che li vuole sempre misurati nelle espressioni: immersa in una nuova cultura dove l’aggressivita’ verbale e’ decisamente piu’ accentuata, si e’ adeguata a modo suo e spesso dice male quello che pensa, con enorme imbarazzo di tutti.

Poche settimane fa sono andata a fare la spesa nell’ora di pranzo e nel tornare sono rimasta bloccata dal traffico, che nel primissimo pomeriggio diventa caotico perche’ le scuole mettono il limite a 15mph e tutti a passo di lumaca, e i lavori stradali piu’ un incidente hanno fatto il resto. Il mio capo non mi ha detto Oh sei in ritardo allucinante. No. Mi ha fatto tutto un discorso il cui succo era che un sacco di persone dopo essere state assunte si rilassano un po’ troppo e iniziano a prendersi delle liberta’ che prima non usavano e che invece di puntare sulla crescita professionale fanno 3 ore di pausa pranzo. E non erano 3 ovviamente, ma ho capito quello che voleva dire.

La cultura americana ti insegna a leggere tra le righe.

Ma per crescere come persona non sempre va tutto liscio. Princess Sophia mi ha fatto la morale.

Non ho seguito bene la storia ma in questa puntata c’erano lei sempre cosi’ composta nel suo abito regale ed un’altra sciamannata in abbigliamento decisamente meno consono e perfino un po’ spettinata, la quale ad un certo punto perde un oggetto e la pazienza e accusa Sophia di non essere in grado di aiutarla a ritrovarlo.

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Sophia si scazza incredibilmente per questa accusa senza fondamento e si vede nel suo viso ma anziche’ risponderle Ao’ ma te stai calma le dice con tono severo che e’ ingiusto accusarla di non essere una buona amica e che dovrebbe stare piu’ attenta ad esprimere la sua rabbia in modo cosi’ aperto.

La parola che dice e’ tantrum, che qui si usa tanto con i bambini piccoli quando fanno i capricci, ma non si tratta di un capriccio. E’ proprio lo scatto d’ira che ti viene quando sei frustrato e cerchi lo sfogo.

Ao’ ma te stai calma nella cultura da cui vengo (inteso come Roma) mette subito le cose a posto, tutti e due sanno che e’ uno sfogo fine a se stesso e si fa un passo avanti. La reprimenda ti lascia invece con quella sensazione di inadeguatezza per esserti comportato come un bambino ed aver perso la testa per una cazz quando invece bastava chiedere una collaborazione, e infatti Sophia e la sciamannata redenta ritrovano insieme quello che si era perso.

Princess Sophia mi ha messa davanti al mio lato infantile e non e’ stata una sensazione piacevole.

E non e’ che qui non sappiano essere maleducati eh, di esempi ne avrei a pacchi e di solito ha a che fare col razzismo. Solo che di solito cercano di essere polite senza voler ferire nessuno e non danno voce a quello sfogo. Te lo dicono in un altro modo.

Qui le madri americane non alzano la voce in pubblico con i figli, nemmeno per richiamarli. Lo facciamo solo noi latini. Ed e’ evidente che quando l’urlo ti scippa dalla gola ti senti immediatamente al centro dell’attenzione, in quel cerchio di luce spiacevole che tutti stanno guardando proprio te, cosi’ incapace a stare al mondo.
Se vi state chiedendo come fanno le mamme Americane e’ semplice, percorrono i settemila chilometri che li separano dai figli e gli parlano in modo fermo e a distanza ravvicinata.

E lo stesso mi accade quando siamo al supermercato, con lo Chef che si diverte a parlarmi da un corridoio all’altro per marcare il territorio chiedermi quali sottaceti preferisca ed io sprofonderei dietro la carta igienica.

Quindi ecco, quando venite qua e uno vi dice Guarda che qua non funziona cosi’, oppure quando siete in giro e schiamazzate e la gente vi guarda male, provate a mettervi fuori di voi e a pensare con la testa degli altri, in un’altra cultura, e pensate che non sono gli altri ad essere sbagliati, ma voi rispetto ai loro canoni.

Che poi per dire, pure a Trento e’ cosi’ (aiuto mo’ si incazzano i trentini!!)

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