La razzista che è in me

Ecco ora lo dico. Ho timore della diversità culturale che mi attende.
Succede che nella mia vita ho avuto a che fare solo ed esclusivamente con europei. Succede che nella mia vita i cinque centro-sudamericani conosciuti avessero tutti le stesse caratteristiche:
– la badante della mia prozia, paraguayana: ci ha intortato per mesi con i suoi bei modi gentili ed il suo sorriso affabile, salvo poi sbattere la novantacinquenne al muro e sparire con assegni a sé intestati (ma lo stronzo del direttore della banca era italianissimo).
– la coppia di domestici cubani: pianti e strepiti sulla miseria in cui li ha lasciati Fidel, la famiglia sull’isola, i cugini esuli, sempre tutti morti di fame, poi grazie alla generosità ricevuta stanno meglio di me e di voi messi insieme.
– la mamma del ragazzino, peruviana: mi tormenta per settimane che il figlio ha un problema scolastico, vuole che lo aiuti, chiede di certificarlo, le dico in tutte le lingue che non ho l’autorità per fare una certificazione per il sostegno, mi telefona un giorno sì e l’altro pure piangendo che non sa come fare, che il figlio va male, che il marito la picchia, che non hanno soldi, che i professori non capiscono, e una volta ottenuto il ritardo mentale dalla asl si volatilizza. E il figlio non è affatto demente.
– l’aspirante chef messicano: per un anno e mezzo si spaccia per incapace ad accendere il pc, a digitare sulla tastiera, a stampare, a capire l’inglese; i suoi colleghi – il mio promesso e gli altri allievi del corso – lo soccorrono, gli fanno compiti e si occupano della burocrazia in sua vece, poi una volta ottenuto il suo AS si trasforma improvvisamente in una scheggia in chat, snocciola un inglese perfetto e risulta pure un infame di prima categoria, dietro la sua parvenza di rincoglionito da siesta.
– la conoscente colombiana: questa almeno non mi ha mai convinta perchè non sorride mai. Però riferisce un ex marito morto durante una sparatoria tra narcotrafficanti. Mah.
Quindi a conti fatti ritengo di non avere gli strumenti per decodificare la doppiezza dell’atteggiamento utilitaristico dei sudamericani; mentre lo capto immediatamente negli italiani. E non è che ho tanta voglia di andare all’altro mondo per farmelo mettere in quel posto. E statisticamente a Miami conoscerò solo sudamericani.
Abbiate pazienza, ho i miei buoni motivi per essere incazzata con Cristoforo Colombo.

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0 pensieri su “La razzista che è in me

  1. Sono capitata qui dal blog di Nina… mi ha fatto molto sorridere il tuo post di oggi. Mio moroso è sudamericano, argentino per essere precisi. Volente o nolente sto frequentando sudamericani a grappolo (sono come il prezzemolo, te li trovi ovunque). Parte di quel che dici è vero… ma ti assicuro che non sono tutti così, quindi parti serena, se sei fortunata conoscerai anche qualche persona come si deve… o quanto meno imparerai a conoscerli! Ciao.

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  2. Tutto sommato mi sembra che tu abbia i tuoi buoni motivi per essere diffidente… E comunque durante una delle prime lezioni di antropologia all'università un prof ci disse che tutti abbiamo dei pregiudizi quando guardiamo gli altri, quindi non dobbiamo tanto cercare di liberarcene (sarebbe impossibile) ma esserne consapevoli :)Buon viaggio!!

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  3. io ho una avversione feroce, rabbiosa verso gli zingari. è più forte di me, come sento quella nenia di richiesta soldi a mano tesa ringhio come un pitbull. Se poi ho i bambini con me, divento mamma-tigre-coi-cuccioli.sono però altrettanto consapevole del fatto che chi mi ha molestata, era italiano. Chi non mi ha restituito i soldi della caparra dell'affitto, era italiano. Chi mi ha sfruttata facendomi lavorare in nero, era italiano. Chi mi ha truffata non versandomi i contributi, dichiarando il contrario, era italiano. Chi ha gonfiato l'importo del danno per guadagnarci con l'assicurazione della macchina, era italiano, e italiano era anche chi sganciava il suo schnauzer dal guinzaglio per farlo combattere col mio cane, “perchè è questo quello che vogliono”. Quindi forse dovrei rivedere i miei parametri.

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  4. E' la prima volta che commento il tuo blog, ci sono arrivata tramite quello di Nina. Io vivo da pochi mesi a Palm Beach Gardens (un'ora di auto a nord di Miami) e ti devo dire che la sensazione che io provo qui tutti i giorni e' differente. Io noto una nettissima separazione tra americani (ed europei) e tutte le altre etnie, soprattutto sudamericani. L'interazione e' praticamente nulla, sembra che stiano nascosti e appaiano solo quando c'e' da pulire di notte o da sistemare le aiuole. Il peggio e' che, le poche volte che ci ho avuto a che fare, sembrava quasi non osassero interagire con qualcuno per loro di un'altra “classe”. La cosa mi ha intristito non poco: mi sembra qui si siano costruiti la loro bella gabbietta da cui i “diversi” stanno fuori. Sicuramente la situazione qui, in una piccola citta', e' diversa da quella di Miami…pero' ecco, io mi aspettavo sensazione come quelle che descrivi tu, e invece provo ogni giorno e' un po' di amarezza per il fatto di poter fare un lavoro che mi piace ed essere pagata in maniera onesta per questo, mentre probabilmente a tutta questa gente non e' mai stata neppure offerta la possibilita' di provare a realizzarsi.

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  5. Grazie a tutti per i vostri commenti, e benvenuti nuovi lettori!Sicuramente i sudamericani che ho conosciuto in Italia erano iperdifesi e “opportunisti” per necessità in un mondo a loro sconosciuto. Magari imparerò a fare la lagna pure io, chissà :)@Ilaria: quello che dici me lo ha riferito anche il mio promesso, al college i gruppi di studenti erano più o meno autonomamente divisi per etnie, e lui, l'italiano, era un pò il jolly. Però non ho una conoscenza più approfondita della situazione. Saprò dirti.@Robin: era proprio quello che dicevo. Magari sono stereotipi culturali o magari sono proprio fatti così. Intanto mi preparo alle eventuali sòle.@Libby: senz'altro. Ma sono serena, figuriamoci. Cercherò di imparare.@Ale: lasciam perdere… Sono tanti discorsi sovrapposti, ma hai perfettamente ragione.@Conte di Montenegro: il vento soffia la sua armonica e voglia di piangere ho…. 😀

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  6. Mettiamoci un po’ di pignoleria (ma neanche tanta). Spesso si parla di tutta l’America Latina (cioè della parte del continente americano che va dal Messico all’Argentina) come Sudamérica.
    Il Messico fa ancora parte dell’America del nord mentre i sudamericani vivono (o provengono dai paesi) al di là del canale di Panama.
    Spero che intanto tu abbia avuto modo di conoscere anche altri latinoamericani che ti abbiano dato una buona impressione.
    E sicuramente te ne manca una…

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