Avere un nome impronunciabile e’ una condanna qui negli Stati Uniti. Premesso che anche la mia amica Rita ha avuto problemi, voi capite bene che un nome di 7 lettere di cui ogni singola vocale e’ pronunciata in modo diverso in America fa una differenza enorme.

Se mi va bene sono Tatiana. Ma per la maggior parte delle persone sono Tasiani. Ma la domanda e’ sempre What’s your name, again? Come hai detto che ti chiami?

C’e’ qualcuno, davvero apprezzatissimo, che mi chiama Ti esattamente come in Italia, qualcuno Lady T, qualcuno mi chiama direttamente per cognome che e’ facile e cosi’ non sbaglia.

what's your name again

LaPicci ha un doppio nome. Voi sapete perche’ i latini non ammettono l’idea del suo doppio nome? Chiedono piu’ volte quale sia il first name e noi a ripetere che entrambi i nomi sono first name, eppure i Juan Pablo, Pablo Enrique, Pablo Luis o whatever si sprecano. Ma il doppio nome italiano proprio no eh, mica si capisce.

E vogliamo parlare dell’usanza latina di dare LO STESSO NOME a padri e figli, o madri e figlie? Senza manco Jr, semplicemente quando si parlera’ di loro uno e’ Pablo e l’altro e’ Pablito, ma all’anagrafe sono uguali. Facilissimo.

Poi ci sono quelli che hanno doppio nome e doppio cognome, e per firmare ci mettono due giorni, e non sto parlando di dinastie monarchiche.

I nomi americani hanno delle caratteristiche particolari, soprattutto quelli degli afroamericani: seguono piu’ la pronuncia che la corretta grammatica. Per questo motivo la mia collega a cui si voleva dare un nome italiano si chiama Geovanny, si, una femmina, e il nome potra’ essere anche Geovany, Geovani, Giovany, Givanny, perche’ la pronucnia e’ sempre quella. Chiara ad esempio sara’ a sua volta Kiara, Kjara, Kyara, ma mai CH che si legge Ciara (ma se scrivi Ciara si legge Siara, andiamo avanti?). Se parlate con qualcuno della famosa Giada de Laurentiis e non pronunciate Gi-ada nessuno vi capisce.

Dei nomi cubani con la Y vi avevo gia’ accennato, se solo ritrovassi il post. Magari ne riparlero’, ma la maggior parte dei nomi cubani iniziano o hanno una Y nel nome, e probabilmente a che fare col comunismo e la Russia. Altri sono un misto di due nomi uniti insieme. Ricordare un nome cubano e’ spesso difficile quanto ricordarne uno cinese.

Gli americani hanno sempre il middle name. In comune con i latini hanno il fatto che se il nome di battesimo e’ uno, spesso si viene chiamati con nicknames. Ma d’altronde ricordo le mie amiche siciliane Palma e Catena che per tutti erano Giusy e Antonina.

E’ anche per tutti questi motivi che ho letto con piacere l’ultimo libro di Simona Fruzzetti Come hai detto che ti chiami?, come sempre scorrevole e leggero. Mi sono calata nei panni di questa poveraccia a cui e’ stato dato un nome impegnativo, niente a che vedere col mio ovviamente ma comprendo bene la condanna di chi viene insignito di un nome storico e deve farci i conti tutta la vita. Mio marito ad esempio quando si presenta a qualche italiano la seconda domanda e’ sempre, “Napoletano?”.

Simona e’ una bravissima scrittrice che secondo me da’ il suo meglio nel genere giallo, ma e’ anche molto apprezzata nella chick lit. Non so come sia sparita dal blog la mia recensione di Mi piaci, ti sposo dove scrivevo che lei e’ senza dubbio la Sophie Kinsella italiana, ma qui trovate il superstite articolo su Chiudi gli occhi.

E poi visitate il suo blog o la sua pagina fb dove trovate tutte le indicazioni per acquistarli. In Usa si trovano ancora un paio di titoli su amazon. Ma soprattutto seguitela, perche’ lei e’ una tosta ma sempre col sorriso sulle labbra e leggerla e’ un enorme piacere anche nelle 10 righe di un post facebook.

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