Floridipity in 9 mosse

Raccontavo qualche mese fa di come il vivere in Florida probabilmente mi aiuti ad essere serena: il sole, il mare, il poter passare molte ore all’aria aperta esercitano un indiscutibile effetto  positivo sulla mia psiche.

In realta’ io ero cosi’ anche a Roma

E a Roma non andavo spesso al mare, le tante ore che passavo all’aria aperta erano su un affollatissimo trenino metropolitano, non avevo un lavoro sicuro, non riuscivo ad avere figli, il mio compagno e la mia famiglia vivevano lontani, ho attraversato un divorzio dopo un buon ventennio di altre situazioni personali piuttosto pesanti.

via LinkedIn

Trovo questa immagine di resilienza e scopro di aver sempre agito cosi’. No, la vision proprio non ce l’avevo. Il mio e’ sempre stato un misto di cocciutaggine caparbieta’ e ragionamento/compostezza. Mi riesce proprio difficile perdere la testa. Il pensiero catastrofico mi attraversa la mente per forse due ore, poi inizio a razionalizzare. Mi viene automatico. E tutto torna al suo posto.

Non per tutti e’ semplice essere ottimisti. In questo post elenco 9 passi per agire sui propri pensieri negativi. All’inizio non sara’ facile, se non viene automatico e’ qualcosa che bisogna imparare. Poi verra’ piu’ naturale. Esattamente come gli esercizi di gratitudine.

Esempi concreti

Ricordo come fosse ieri il giorno in cui andai a ritirare le analisi del mio ex marito per scoprire che sarebbe stato impossibile per lui concepire. Che poi la cosa avrebbe dovuto essere comunicata in tutt’altro modo e a tutt’altra persona che me, ma sorvoliamo. La notizia ci mette ko. Lui, d’accordo, non era cosi’ interessato allo scopo, ma si parlava del suo futuro. Per me una batosta dopo anni di buio. Tre ore dopo ero al pc a cercare di trovare centri specializzati che potessero seguirci. Ragionare ed agire per me sono sempre la soluzione.

Ho seguito mio padre durante la sua decennale battaglia contro il cancro. Non ero io, certamente, ad averlo. Ma non l’ho lasciato un minuto, ho macinato centinaia di chilometri in treno e in macchina per anni, per accompagnarlo ad ogni visita specialistica, per non farlo sentire solo. La maggior parte delle volte servivo concretamente per parlare al posto suo, visto che lui non poteva piu’. Ho aiutato il medico, sanita’ italiana, a fare una laringoscopia, e sono svenuta. Ho parlato con gli specialisti e portato cibo, sollievo, e parole di conforto. Ho cercato di esserci sempre, e la doccia fredda e’ arrivata un giorno che mia mamma mi disse Non puoi salvarlo

Non l’ho salvato, no. Ma non ho mai smesso di esserci.

1. Accettare la situazione

Per mesi, ho raccontato su fb, non ho avuto modo di sentire la mia famiglia in Italia. Non sapevo cosa stesse succedendo, nessuno mi cercava, se chiamavo il telefono di casa squillava a vuoto. Non una settimana. Non un mese. Il silenzio ostinato e’ durato quattro mesi. Ogni tentativo veniva ignorato. Sono stata bloccata su whatsapp e facebook. La colpa c’e’, ho scoperto dopo, un motivo ridicolo a detta di molti. Ma non e’ importante, e soprattutto io so che quello e’ stato solo un pretesto che veniva da molto piu’ lontano.
Una sera vado in meltdown, come si dice qui, e crollo emotivamente. Essendo sempre stata io in controllo delle comunicazioni con mia madre – nel senso che se lei in 7 anni non mi ha mai telefonato posso solo essere io a decidere quanto e quando comunichiamo – il pensiero catastrofico e’ che la prossima telefonata che ricevero’ sara’ quando lei sara’ morta. Mio marito assiste impotente alla mia disperazione, arrabbiato per come una cosa banale possa aver provocato una tale valanga di conseguenze. Piango ininterrottamente per 3 ore senza riuscire a calmarmi, ovviamente solo dopo aver messo a letto la bimba. E’ possibile vivere sereni dall’altra parte del mondo senza sapere come stia la propria madre? E’ possibile trovare un modo alternativo al telefono per farle capire senza doverle dire cosa sia successo che se non chiama lei io non ho piu’ modo? Parto domani mattina, ha senso? Le spedisco un telefono, glielo daranno? Le scrivo una lettera, la aprira’? Rispondera’? E’ possibile accettare l’idea di fare finta che sia gia’ morta?

Qui dicono When life gives you lemons

Il giorno dopo la lucidita’ prende il sopravvento e mi dico che evidentemente la lezione del 2018 e’ proprio quella di dover mollare il controllo delle situazioni. Devo accettare quello che sta succedendo. Il pensiero mi tranquillizza, anche se non e’ una soluzione concreta. Ma mi mette pace interiore.

2. Cercare supporto

Scrivo poi un post appunto, e ricevo tantissimo, tantissimo supporto, soprattutto in privato. Il limite enorme dei social e’ questo, che pubblicamente mostra spesso il peggio, e spesso si ricorda solo quello perche’ e’ scioccante. Si’, persone che mi detestano hanno letto il post e fatto like ai commenti contro di me, solo per dare fastidio. Seguire chi non si sopporta, che spreco assurdo di tempo ed energie. Persone mi hanno criticata per aver messo in piazza cose private, certamente senza sapere una virgola di quello che c’era dietro, e senza sapere che avevo gia’ inutilmente tentato tutte le strade che loro saggiamente suggerivano. E sui social di solito le persone meno emotive fanno un passo indietro e non si espongono. Ma in privato ho ricevuto tantissimo supporto da quelli che hanno avuto la pazienza di contattarmi e cercare di capire cosa stesse succedendo, perche’ no, di certo non ho scritto tutto quello che era successo. Da sempre questo blog e piu’ recentemente i miei social mi sono di grandissimo aiuto, per chi vive all’estero e ha poche relazioni vere. Ovviamente tutte le mie amiche conosciute in carne ed ossa qui o in Italia sapevano ‘sta storia dal giorno 1.

Il giorno che ho conosciuto Ilaria, una delle mie migliori amiche

Io sono una persona riservata, una che seleziona le amicizie, ma mi confido. Tendo ad aprirmi e a parlare di quello che mi succede, condivido le mie emozioni negative e positive con piu’ di una persona. Questo e’ senza dubbio un modo per ricevere calore, supporto, e consigli. E le relazioni, virtuali e reali, con i loro punti di vista alternativi aiutano tantissimo a ridimensionare qualcosa che sembra enorme.

Certamente questa raccontata e’ una cosa minuscola. Non e’ una malattia, ne’ un incidente, ne’ una questione di vita. Ma quante persone conoscete che vivono le minime interferenze della vita come tragedie insormontabili?

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3. Mantenere i nervi saldi

Non e’ sempre facile, e non esiste un metodo universale. Ognuno di noi ha il suo modo per rimanere focalizzato e non perdere la calma. Come ho detto, per me funziona razionalizzare e cercare una soluzione pratica. Ho bisogno di passare ad una categoria superiore. Sciare mi terrorizza? Non mi focalizzo sullo sci, provo a pensare cosa mi spaventa della montagna. E’ un esempio eh, sciare mi piace! Altri fanno meditazione, yoga, o pregano. Io sono troppo irrequieta, piuttosto faccio sport.

4. Passare oltre/Ridere di se’

Ci sono delle situazioni temporanee che ci creano disagio. Tipo, non so, andare ad una festa dove si incontreranno persone nuove. Per un introverso e’ un disagio emotivo enorme. Per me e molti immigrati che studiano in USA un grande ostacolo sono le classi di speech. In Italia non avevo grandi problemi a parlare di fronte ad un pubblico, qui odiavo stare in piedi e parlare davanti 15 persone. Esprimermi con incertezza davanti una classe da cui avrebbero potuto arrivare domande che chissa’ se avrei saputo comprendere e rispondere. Mi portavo a casa la frustrazione a cui ripensavo per ore. La tentazione era di non tornare piu’ in classe. Ma ad un certo punto bisogna saper dirsi Oh vabbe’ ma sticazzi (alla romana)

5. Dare aria ai pensieri

Questo e’ direttamente collegato al precedente. Fai qualcosa che interrompa la catena di pensieri negativi. Mio marito ad esempio dorme, non e’ incredibile? Io per istinto uscirei a farmi una passeggiata per distrarmi e alleggerire la testa, ma spesso non posso, sono una mezza specie di single mom. Allora metto musica in cuffia e pulisco. O metto in ordine. O scrivo un post!

Spesso quello che succede e’ che non si vuole abbandonare quell’emozione negativa. Spesso ci aggrappiamo ai pensieri che ci fanno arrabbiare o che ci rendono tristi. Ci si sente cosi’ veri quando si sentono emozioni cosi’ forti! La verita’ e’ che e’ molto piu’ facile restare nel buco nero piuttosto che cercare di evaderne.

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6. Assumersi la responsabilita’

Abbiamo sempre una responsabilita’ in quello che ci accade. Sempre. Prenderne atto senza mezze misure e’ un passo fondamentale per poter abbandonare i pensieri negativi ed agire in modo efficace.

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Capire dove si e’ sbagliato o cosa si e’ sottovalutato e’ fondamentale per restare in controllo delle emozioni, e delle azioni. Nel momento che si comprende cosa si e’ sbagliato le cose assumono tutta un’altra angolazione e si puo’ prendere una azione riparativa, o si possono relativizzare le cose.

7. Perdonare e perdonarsi

Come ho raccontato, ho avuto un precedente matrimonio finito piuttosto male. Ci sono divorzi che finiscono bene? Anyways, per mesi sono stata arrabbiata con lui ma anche con me per non essermi accorta di nulla. 

Un giorno, durante la mia esistenza solitaria romana, ho realizzato che davvero non avrei potuto. Lui era stato capace di mantenere un doppio binario quasi perfetto, non mi faceva mancare (quasi) nulla, aveva pure un amico che lo copriva. Solo a posteriori ho potuto collegare i puntini. Ho perdonato me stessa, sicuramente gli avevo dato piena fiducia perche’ sono una persona limpida e speravo lo fosse anche lui. Quindi sono rimasta arrabbiata solo con lui per l’avermi tradita in maniera cosi’ bassa. Poi un giorno e’ finita pure la rabbia contro di lui. Puff!

Questo significa che l’ho richiamato? Assolutamente no. Perdonare non significa dover tornare indietro sui propri passi: significa solo alleggerire il proprio cuore. 

Questa sono io, imperfetta ed orgogliosa. Una persona molto migliore di me mi ha invece insegnato il vero valore del perdono. 

Anni fa scrissi un post che parlava di lei. Fu un post feroce, di quelli che scrivevo come autoterapia nel periodo successivo al trasferimento dall’Italia, durante la gravidanza, eventi che hanno segnato uno spartiacque enorme nella mia vita. In quel periodo ho rielaborato tante situazioni che mi avevano fatta soffrire in passato.  Amiche dai tempi del liceo, in quel post parlai malissimo di lei, di come mi ero sentita abbandonata, di come non era riuscita a vedere la mia sofferenza. Non eravamo piu’ in contatto e non so come lei sia venuta a saperlo, se gia’ mi leggeva come avesse fatto a trovarmi, non ho idea, fatto sta che mi scrisse. Non era nemmeno arrabbiata, voleva solo capire, era totalmente caduta dalle nuvole. Ci siamo chiarite in qualche modo, poi abbiamo seppellito il post di guerra (piu’ che altro lei) e siamo andate oltre. In definitiva ci siamo ritrovate proprio grazie a quell’orribile articolo. 

8. Vedere il lato positivo

Ogni situazione negativa ha almeno un aspetto positivo, ogni medaglia ha il suo rovescio. Quando l’anno scorso passo’ l’uragano scrissi un post che si chiama Irma, solo cose belle. Di quell’evento cosi’ spaventoso, per me nuovo, non avevo davvero nessuna voglia di ricordare solo i preparativi, la pioggia che entrava dalle finestre, lo stare tappata in casa per una settimana a mangiare cibo freddo e avanzi, e altre due senza luce e internet. Ho preferito vedere le bimbe che correvano nei corridoi, gli elettricisti arrivati dal Canada lavorare fino a tarda notte, e la cena offerta ai miei amici scappati in Alabama.

Se dobbiamo per forza parlare di cose positive in eventi drammatici, la malattia di mio padre ci ha riavvicinati. Qualche aspetto positivo si trova in ogni cosa, basta esercitare lo sguardo e aprire il cuore.

9. Vivere il presente

Il passato non puo’ essere modificato. Qualsiasi sbaglio sia stato commesso, qualsiasi azione irrimediabile, resta confinata nel passato. Si puo’ cambiare il passato? No. Ha senso crogiolarsi su quello che e’ successo? Nessuno. Il futuro puo’ essere costruito sulla base dell’esperienza passata e sulle azioni del presente. Non conta nient’altro.

In Nascita di una madre avevo messo a nudo tutto quello che mi portavo dietro e che condizionava in presente, che grazie a quel post inizio’ a cambiare. Posso descrivere l’esatto momento, dieci anni fa di questi giorni, in visita a Milano, seduta su un muretto ad aspettare la mia amica. Il mio Chef era da poco entrato nella mia vita abbattendo tutte le mie resistenze. Guardando nel vuoto ho improvvisamente realizzato che per paura del passato e di chi mi aveva tradita non mi stavo godendo niente del presente. Mi dissi Non lo sai finche’ non ci provi. E ho iniziato a credere in noi due.

Guarda dove siamo arrivati!

Questo punto e’ il piu’ importante per le tante italiane all’estero che sono infelici, non si adattano, e rimpiangono la vita italiana. Avete fatto una scelta, per la coppia o la famiglia. Siete a Miami o altrove, vi trovate male, la famiglia e’ lontana, non capite una mazza quando uscite, il cappuccino e’ insipido, le case sono tutte uguali, il mare ha le alghe e nei negozi non si trovano le crostatine del Mulino Bianco. Oh!! Siete negli Stati Uniti, non ha senso continuare a rimpiangere il passato. Restate due anni? Tappatevi il naso e fate il conto alla rovescia. Vi fermate di piu’, e’ un trasferimento definitivo? Vi consiglio di trovare una soluzione a questa catena di lamenti ed emozioni negative. Intossicate voi stessi e le persone intorno a voi. Datevi da fare, uscite dal quotidiano, trovatevi un interesse e mettete la testa fuori dal guscio. Chissa’ che invece non vi inizi a piacere.

E se poi fosse proprio questo il problema?

Psicologia positiva
Crescere bambini consapevoli
The secret
Non si puo’ morire soli
Virtu’ e punti di forza
Educazione ai sentimenti

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10 pensieri su “Floridipity in 9 mosse

  1. Questo post è davvero bellissimo e importante, molto importante per me che non ho un’indole ottimista di base, io vedo tragedie ovunque e uno squillo improvviso mi fa perdere sempre anni di vita, ma col tempo ho davvero imparato a educarmi a una maggior positività e ora guardo storto i detrattori e penso sempre che potrebbero darsi un po’ da fare. Ho allenato la mia resilienza e vivo assai meglio. Un bacio grande

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  2. Un post da appendere al muro. Anni fa corrispondevo intimamente con una parente lontana. Io ero un’adolescente e con lei mi sfogavo. Ho riletto qualche mail di quel periodo e non mi ci sono riconosciuta: una visione troppo drastica delle cose, prese di posizione diametralmente opposte dalle mie attuali, ingenuità e ottusità. Mi è servito per capire che arrabbiature e sofferenze a cui ho dedicato ore e giorni in passato, adesso neanche me le ricordo più. Ergo, non vale la pena di arrabbiarsi o soffrire troppo.

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