In due giorni, complice il gran caldo, mi sono trovata a riflettere su questo importante senso. Forse più importante, per me, di quello di cui ho già parlato.
Ieri sono uscita all’ora di pranzo, ho camminato troppo, prendendo troppi mezzi pubblici, e a metà pomeriggio la mia magliettina di grande qualità ha cominciato a rilasciare un effluvio tipo zampirone. Al solo pensiero di poter essere additata come puzzolente mi sono infilata in un negozio per trovare un cambio. Certo se avessi avuto con me le fantastiche salviettine profumate alla rosa avrei risolto senza spendere 16.90, ma son stata ben felice di compiere un servigio alla cittadinanza.

Stamattina, invece. Un ispanico sull’autobus puzzava di Axe. Quel deodorante lo detesto. Axe fa schifo, ti entra nel naso, è cattivo e sicuramente avrà sul sudore lo stesso principio che ha il bianchetto sulla penna.

Oppure l’altro giorno. La mia amica mi ha presentato il suo fidanzato, che era appena uscito dalla doccia… di Fahrenheit. Il profumo è buonissimo, ma ne aveva usato decisamente troppo. Ma troppo troppo troppo. Eravamo al tavolino a chiacchierare e la sfortuna ha fatto sì che mi trovassi a favore di vento dalle sue ascelle. L’ho portato con me per tutto il pomeriggio. Un’altra volta un amico con troppo dopobarba mi ha marchiato le guance come fossero il suo territorio. Fortuna che il mio promesso è lontano, avrebbe sicuramente frainteso.

Sicuramente non sono la persona adatta ad una tolleranza di questo genere, d’altronde mia sorella mi chiamava La signora delle puzze per sottolineare la mia tendenza allo storcere il naso in qualsiasi occasione. Però ecco, in quel forno all’angolo ci entro lo stesso, anche se il puzzo di fritto mi si appiccica addosso senza tregua.

Invece ci sono degli odori meravigliosi, che mi rimettono al mondo in un attimo.

L’erba tagliata. Posso sentirlo a distanza di chilometri, è un odore che mi riporta immediatamente a contatto con la natura e con la mia infanzia, mi ricorda mio zio che tagliava il prato a casa dei nonni materni, in Finlandia. E dopo quel rito sapevo che sarebbe stato bello camminarci.

Il mare. Ma c’è mare e mare. Diciamo il mare arrabbiato, quello con le onde gonfie e spumose, grigio. Che sa di forza, di energia, di vita.

L’odore di sesso, dopo che il mio promesso ed io abbiamo fatto l’amore. Annuserei le lenzuola per ore. E di lui mi piace anche l’odore della pelle, ma qui sfondiamo una porta aperta.

La pioggia che sta per arrivare, con l’aria carica di elettricità ed umidità, e poi l’asfalto bagnato dalla pioggia.

Sono i soliti, sì… Il caffè macinato. La pasta al forno della mia nonna paterna. Il cloro della piscina, caldo e pulito. Lo smalto, ma non la benzina. Il parrucchiere, secco e asciutto. I libri nuovi, e la carta in generale.

Poi sono scesa dal treno, mi è passato davanti un uomo, e ho sentito quell’odore buono li’. L’odore dei miei nipotini! Si tratta del detersivo che usa mia sorella, ma non lo avevo mai sentito addosso a nessun altro. Hanno rubato l’odore dei miei nipotini!

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