La vicenda dei due coniugi ritenuti incapaci di assistere la bambina, che è stata data in adozione, mi ha davvero indignata. Cercherò di lasciare da parte le emozioni per analizzare la questione in modo obiettivo.
L’articolo più completo è stato pubblicato da La Stampa, l’unico che abbia spiegato anche le ragioni dei giudici. Ma riassumo brevemente la storia.

La coppia, 54 anni lei, 70 lui, denuncia che a causa della loro età il Tribunale dei Minori ha deciso di dare in adozione la loro bimba di 16 mesi, avuta con la fecondazione assistita all’estero, perché la coppia è ritenuta non adeguatamente capace di assistere ai bisogni della figlia, e perché tra qualche anno la bambina si troverebbe a dover accudire gli anziani genitori. Questa notizia è stata battuta da tutti gli organi mediatici, creando scalpore e rimbalzando su telegiornali e portali telematici a causa dell’insinuazione secondo cui un Tribunale si arroga il diritto di decidere per dei cittadini esclusivamente sul criterio dell’età anagrafica.
Infatti il mio primo commento è stato: che lo tolgano anche alla Nannini, allora!
A quanto pare, però, la coppia sarebbe colpevole di non aver dimostrato una sufficiente capacità genitoriale.

Viola aveva appena un mese quando venne notata piangere disperata, da sola, sull’auto del papà vicino a casa, a Mirabello, un paese di mille anime poco distante da Casale Monferrato. «Stavo scaricando la spesa, mentre mia moglie era andata a farsi una puntura, ma non ho mai perso di vista né la bimba, né l’auto» si difende Luigi Deambrosis.
«La bambina è rimasta sola sull’auto, non vigilata in modo costante, 40-45 minuti – scrivono i giudici -, il padre si è riavvicinato alla bambina senza mostrare allarme per il suo pianto e la madre, quando torna a casa, chiede al marito come sta la figlia, lui risponde bene senza dirle che è in auto, lei sale le scale e va al piano di sopra senza accertarsi della presenza e delle condizioni della figlia». 

E qui continuo ad indignarmi. Se le cose stanno solo per come le stiamo conoscendo, non è possibile che dei genitori si vedano togliere un figlio sulla base di un unico episodio, contestato, di incuria.
Lavoro a scuola e vi assicuro che di genitori incapaci, incuranti e denunciabili ce ne sono eccome. Nei casi più gravi mi rivolgo ai servizi sociali territoriali, con cui collaboro gomito a gomito, e mi sembra funzionino ottimamente. Nessun assistente sociale è mai intervenuto a gamba tesa, nemmeno nei casi in cui era evidente l’incapacità genitoriale, ma hanno tutti lavorato sul dialogo, sul rispetto delle leggi, sull’integrazione.
In questo caso sembra di capire che sulla base di un singolo episodio i giudici abbiano deciso di dare la bimba in adozione, all’età di un mese. La piccola è affidata ad una coppia da 15 mesi, ed i genitori biologici la vedono ogni quindici giorni.
L’incapacità genitoriale, a quanto pare, sarebbe questa:

Secondo i periti del Tribunale il padre «ha scompensi in senso dissociativo e psicotico», la madre «non stabilisce con la figlia contatto emotivo, … mostrando una ferita narcisistica intollerabile». 

Ho conosciuto madri biologiche psicotiche, non seguite dalla asl né dai servizi sociali perché non riconosciute, se non da occhi esperti, nella loro patologia. Madri imperfette, come tante altre d’altronde.
Ho conosciuto padri biologici violenti, aggressivi, non seguiti dai servizi sociali nè mai per questo denunciati da troppo sensibili vicini di casa.
E soprattutto mai, mai, una “ferita narcisistica” può e deve essere segno di chiara incapacità genitoriale.
Il commento di Carlo Rimini, penalista:

Ma l’episodio, proprio in quanto unico, non è sufficiente: la legge dice che un minore viene tolto alla famiglia e dichiarato adottabile se è in uno «stato di abbandono». Uno «stato» è una situazione che si protrae nel tempo, è un insieme di fatti che dimostrano che i genitori non si occupano del bambino.
Proprio per questo il Tribunale ha disposto l’indagine psicologica: per valutare le probabilità che quel singolo episodio si ripeta in futuro. Ma così facendo si è superata una linea: il Tribunale deve decidere sulla base dei fatti oggettivi, non delle opinioni di un tecnico che effettua un esame sulla personalità.
Senza il conforto dei fatti ci si avventura lungo una strada incerta nei suoi esiti: lo Stato non può togliere un bambino ai genitori solo perché valuta che non siano bravi genitori.
Sarebbe uno Stato etico, un Leviatano arbitro del bene e del male.

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