A lezione mi offro volontaria per far correggere alla lavagna il mio breve paragrafo. Parlando di un bel parco naturale di Miami avevo scritto

BillBaggs Cape Florida State Park is the wildest of all the other beaches […] near the beach raccoon and squirrels run through the grass.

Mentre il prof legge la classe sghignazza,zzo se ridono questi??, poi mi guarda, sgrana gli occhi e mi fa: “We HATE raccons!!”

E cosi’ scopro che quello che per me era unsimbaticoaneddoto (io sono cresciuta con Klin!) per loro e’ il simbolo della sporcizia, della avidita’, della contaminazione e della rabbia – intesa come malattia.  Come per noi topi e piccioni, insomma.

Mi sono fatta una risata, ma un attimo dopo e’ partita la paranoia: ecco, ora avranno avuto l’ennesima conferma che noi italiani siamo sporchi e che non abbiamo nemmeno lo scaldabagno (questo mio amico appassionato di cinema neorealista pensava che noi facessimo il bagno scaldando l’acqua sul fuoco). Poi ieri sera, nuova puntata di Restaurant: Impossible. Un immigrato italiano – che parlava un inglese perfetto – gestiva un ristorante da 15 anni, ma ormai quasi sull’orlo del fallimento. 

Robert Irvine va a visitarlo e scopre che annesso al locale il tipo ha creato un orto, che cura personalmente (evvabbe’), e un’aia dove razzolano galline, capre, maiali e pecore. Non crede ai suoi occhi. Capirai, qua sono malati per i batteri. A parte che il sig. Luigi e’ troppo uguale al mio trapassato remoto suocero, ma se aveste visto la puntata… Io ero sbalordita. Raccontava, il sig. Luigi, che aveva voluto ricreare quell’atmosfera dei ristoranti in Italia (ma dove??) con le galline che saltano sui tavoli dei clienti. Soooooooo funny!!
L’interno invece, di cui potete vedere uno scorcio dal minuto 2.45, era identico agli autogrill, avete presente? Quella parte claustrofobica che di solito e’ dopo il bar/ristorante, piena zeppa di roba ovunque, appesa a terra ai lati sovrapposta piena di insaccati piatti di coccio peluches bottiglie di vino si’ vabbe’ avete capito. Il signor Luigi si era circondato di tutti gli stereotipi che vi possono venire in mente. In rete c’e’ anche un video postato da loro che si fanno la salsa in mezzo al giardino, procedura a cui ho abbondantemente assistito (sempre grazie alla coniugazione di cui sopra).
E a proposito di pastafasu’l, citato al minuto 5 da una ospite, non mi ricordo chi di voi qualche giorno fa ha linkato questo video ma lo ripropongo, e’ troppo divertente. E consiglio anche questi due post di Silvia: Gibberish e Il linguaggio dei gesti.
Siamo oggetto anche dell’ilarita’ ispanica, non ci facciamo mancare nulla. Italiani e Argentini sono visti alla stessa maniera, grazie al fatto che da un secolo e mezzo abbiamo letteralmente colonizzato (c’e’ chi direbbe costruito) quello Stato. Una volta mi hanno detto che sembravo Argentina, “Perche’ sai, le Argentine se la tirano”. No, ma sei caruccia, sei.

Quello che segue e’ quello che pensano di noi, e’ un cliche’ molto ricorrente soprattuto tra i Cubani. La versione integrale e’ qui, ma ce ne e’ a pacchi.
 
En síntesis, LOS ARGENTINOS SON ITALIANOS QUE HABLAN EN ESPAÑOL.

PRETENDEN SUELDOS NORTEAMERICANOS Y VIVIR COMO INGLESES.
DICEN DISCURSOS FRANCESES Y VOTAN COMO SENEGALESES.
PIENSAN COMO ZURDOS Y VIVEN COMO BURGUESES.
ALABAN EL EMPRENDIMIENTO CANADIENSE Y TIENEN UNA ORGANIZACIÓN BOLIVIANA.
ADMIRAN EL ORDEN SUIZO Y PRACTICAN UN DESORDEN IRAKI.

In sintesi, gli Argentini sono Italiani che parlano Spagnolo.
Vogliono sussidi Americani per vivere come Inglesi
Fanno discorsi Francesi ma votano come Senegalesi
Pensano a sinistra e vivono da borghesi
Lodano l’imprenditoria Canadese ma hanno un’organizzazione Boliviana
Ammirano l’ordine Svizzero e praticano un disordine Iracheno
Niente da eccepire. Siamo proprio noi, abbiamo esportato il meglio, evidentemente.
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