A quei genitori, quelle mamme soprattutto – mi dispiace sottolinearlo, ma e’ spesso cosi’ – che ferite/umiliate/arrabbiate dalla fine di un matrimonio, magari per un tradimento, decidono di vendicarsi dell’ex coniuge “levandogli pure le mutande“.
A quelle coppie che si sfiniscono di battaglie in Tribunale perche’ averla vinta sull’altro e’ questione essenziale e di principio – un modo per non lasciarsi mai?
A quelle persone – donne soprattutto, mi piace sottolinearlo – che si rendono conto che anche se la vita ti regala delle orribili sorprese, le guerre non servono a nulla e soprattutto il benessere dei figli viene prima di loro stesse, e queste sono sono le mie Elastigirls.
Leggete cosa accade durante queste guerre. Leggete chi sono le vere vittime di queste sparatorie.
Un giudice potra’ decidere che la vostra incapacita’ genitoriale e’ talmente vasta da collocare vostro figlio in un Istituto, e allora ci vorranno altre lotte, altre carte, altri mesi per tirarlo fuori. A chi giova tutto questo? A me ha fatto venire i brividi, e sono felice di aver letto che a Roma hanno bloccato il traffico per protesta.

Una delle 150 mila storie italiane di bambini «spezzati», coinvolti ogni anno in separazioni difficili, è diventata così un caso pubblico. In 12 mila, fino a venerdì mattina, avevano cliccato e si erano immedesimati fino alle lacrime sentendo la piccola urlare fino a strozzarsi «a casa, a casa!». E in un centinaio, adesso, sono qui per chiedere alla presidente del tribunale, Carmela Cavallo, di rivedere la decisione dello scorso 12 dicembre con la quale, «visto l’estremo livello di conflittualità dei genitori», la bimba è stata affidata a una casa famiglia. Né con la mamma, con la quale viveva in un appartamento in affitto, andava a scuola in un istituto di suore, a lezioni di danza e di violino, a comprare i pennarelli o il gelato. Né con il papà, che con lei passava i weekend e 15 giorni d’estate in montagna, che è vero, a volte si arrabbiava, però a me mi voleva bene e poi fa il dottore, quando stavo male mi dava le medicine. Il tribunale, constatata la litigiosità della coppia e la mole incredibile di denunce e controdenunce, relazioni peritali e sentenze, ha ravvisato per la piccola «un grave rischio psicopatologico dovuto all’ambiente familiare» e deciso che è meglio così. Ora la bimba ha perso amichette e maestre, frequenta una scuola statale, vede i genitori un’ora e mezza a settimana, può sentirli non più di tre volte. E se la linea cade si rassegni, la telefonata che conta è una soltanto. (Corriere della Sera, 24 marzo 2012)

Per ultimo: questa e’ una forma di abuso su minore. E non e’ lontana da quella, purtroppo incredibilmente diffusa, chiamata Sindrome da Alienazione Parentale 

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