Mamme che amano troppo

Ho gia’ raccontato tante volte che tra i miei programmi preferiti ci sono My 600-lb life e Adolescenti xxl. Una delle puntate che mi aveva piu’ sconvolta, ma purtroppo fenomeno ben noto agli operatori psi, era quella di un ragazzo di nemmeno vent’anni che aveva deciso di ricorrere al bendaggio gastrico per provare a dimagrire. Ce la metteva tutta, poverino, ma era parte di un sistema familiare disfunzionale con un padre defilato, apparentemente arreso ad una moglie presumibilmente depressa, che aveva dedicato tutta la sua vita alla crescita del loro unico figlio amandolo oltre i confini. Al centro questo ragazzo, incapace di sganciarsi dalla famiglia di origine per crescere in autonomia resosi complice dell’educazione materna.

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Quello che si vedeva era un bambinone di quattrocento chili vivente su una poltrona gigantesca che gli faceva anche da letto. Lavato dalla madre perche’ non si alzasse mai, gli metteva anche il deodorante sotto le ascelle. Lo accudiva come un neonato, anticipava tutti i suoi bisogni. Durante la degenza ospedaliera, e immaginatevi una volta tornato a casa, la mamma gli portava hot dog e spuntini, fino a che non e’ stata ripresa dai medici e la famiglia ha optato per riportarlo a casa. Li’ e’ stato sommerso di cibo e videogiochi, tutto il suo mondo ovviamente, dal momento che nella vita reale non riusciva a mettere insieme un passo davanti all’altro non solo per il peso, ma anche per dei devastanti attacchi di panico insorti una volta dimesso dall’ospedale (guarda un po’). Billy Robbins, questo il suo nome, ha fallito.

Un’altra storia, stavolta vincente, di My 600lb life e’ quella di Melissa, poi diventata volontaria per motivare le persone obese ad intraprendere la chirurgia ed il lungo percorso di dimagrimento (sette anni, nel programma). Sposata con un uomo che amava prendersi cura di lei, accudirla e nutrirla, il loro rapporto e’ entrato in crisi quando lei si e’ dimostrata ferma nel voler perdere il suo enorme peso. Lei, al contrario di Billy, diceva che la molla le era scattata quando era arrivata al punto di doversi fare aiutare dal marito per vestirsi e lavarsi; il quale, arreso, dichiarava: “Ora non so piu’ come occuparmi di lei”.

Questa invece la notizia di oggi (Il Messaggero):

Pesa 340 chili, non smette di mangiare per arrivare a 730 chili


NEW YORK – È la donna più grassa del mondo, con 340 chili. Ma mangia ancora tanto perché vuole raddoppiare, arrivare a 730 chili perché desidera essere l’essere umano più pesante del mondo. È la folle storia di Susanne Eman, madre 33enne di due figli, che ha incontrato uno chef, Parker Clack, è si è fidanzata con lui. E’ lui stesso a prepararle i manicaretti.

In psicologia questo fenomeno e’ chiamato Follie au deux, una psicosi condivisa. Vorrei fare un discorso ma e’ troppo ampio, rimando ad un altro momento. Vi racconto solo che di mamme che amano troppo e’ pieno il mondo. Ci sono quelle che, le piu’ banali, odiano le nuore perche’ hanno portato via di casa il principe ereditario e non sono in grado di occuparsi di lui (celo); ci sono quelle che decidono che il figlio e’ un inetto e prendono decisioni in sua vece (celo); ci sono quelle che per riempire la loro invece vuota vita gli insegnano che a casa si sta tanto bene, e infatti chi si muove di li’.

Ci sono le mamme, gia’ detto qui, che pensano che le figlie siano delle incapaci e le tengono a debita distanza dalla cucina e a quarant’anni non sanno farsi un uovo. Una vecchia teoria psicologica, poi rivista perche’ non proprio politically correct, voleva che le anoressiche avessero una struttura familiare ben definita, con padri assenti o defilati e madri punitive e severe (sto estremizzando per sintesi). Poi ci sono le psicosi conclamate. Vista coi miei occhi, al Bambin Gesu’ una piccola di due anni col sondino nasogastrico, entrava e usciva da mesi dal reparto di gastroenterologia per dei malesseri inguaribili e inspiegabili, finalmente qualcuno pensa di mandare la mamma in colloquio al reparto di Psichiatria dove facevo tirocinio e si scopre che si trattava di una Sindrome di Munchausen per procura.
Percio’ ho trovato interessante questo altro articolo sull’obesita’ in adolescenza, anche se un po’ troppo semplicistico, Per fortuna la vita di tutti noi non e’ queste tragedie di cui vi parlo, ma nella vita di chiunque ci sono giovani sovrappeso che spesso diventano adulti sovrappeso.

Dice l’articolo:

gli esperti si sono concentrati sul legame madre-figlio quando questi aveva 15, 24 e 36 mesi e, successivamente, hanno messo in relazione i dati rilevati con il peso che gli stessi bambini avevano raggiunto all’età di 15 anni. Secondo la scala di valutazione elaborata dal team della Anderson, i bambini che avevano totalizzato un punteggio superiore a tre, corrispondente a un legame madre-figlio di bassa qualità, rischiavano più del doppio di diventare obesi una volta adolescenti, rispetto a chi aveva raggiunto un punteggio prossimo allo zero, indice di un buon rapporto con la mamma. Nel primo caso infatti, la percentuale di ragazzini obesi andava oltre il 26 per cento, mentre nel secondo, si fermava al 13 per cento. 

Nella mia modesta esperienza clinica, un adolescente obeso ha nel suo passato un’esperienza traumatica, una sorta di buco. Per molti ragazzi era qualcosa da cui non ci si e’ riusciti a difendere: una frase offensiva e scioccante, una molestia sessuale, una madre eccessivamente intrusiva. La reazione comune era quella di sviluppare una sorta di strato protettivo aggiuntivo, un confine di se’ piu’ spesso per supplire a quella che era stata percepita come una violazione non autorizzata o un’incapacita’ a difendersi. Henry, in My 600lb. life, confidava di aver subito un abuso sessuale in adolescenza, e anche nelle puntate di Extreme Makeover – Diet edition (secondo me il miglior programma, Chris Powell e’ davvero un buon motivatore) molti obesi si liberavano improvvisamente di segreti mai confessati prima. Non mi intendo specificamente di obesita’, ma l’impressione e’ che ogni tentativo di dimagrimento senza un parallelo percorso psicologico, inteso anche solo come l’affrontare quel gorgo spaventoso, fallisce, e i primi chili persi si recuperano perche’ senza la corazza si e’ a rischio. Non e’ facile decidere di affontare i propri fantasmi e le proprie fragilita’, soprattutto quando contemporaneamente c’e’ l’obiettivo della bilancia.

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0 pensieri su “Mamme che amano troppo

  1. Le mamme, a volte, fanno più danni di un uragano 😦 Ho letto l'articolo sulla sindrome di Munchausen per procura. MI ha lasciata basita, preoccupata e con i brividi. Meno male che mia madre è solo ipocondriaca e hoarder, via, non avrei mai pensato di dirlo 🙂

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  2. Rifletto da vario tempo su questo argomento, ovvero sull'altra faccia della medaglia, sul fatto che bimbi piccoli non mangiano e sul rapporto madre-cibo. A mio parere, ma anche da quello che leggo in giro, il rapporto col cibo è un vero e proprio specchio del rapporto del bambino con la madre, soprattutto quando si tratta di bambini piccolissimi che rifiutano il cibo (cosa che per me è stranissima perchè in natura non dovrebbe esistere che a un bambino non viene fame).Sul fatto che quando inizi a svezzarlo hai delle aspettative riguardo a quello che il bambino dovrebbe mangiare che a molte viene l'ansia, invece che lasciar fare al bambino, lasciar decidere cosa e in che quantità mangiare si diventa psicotiche e ansiogene (ho visto coi miei occhi un paio di madri così) e il bambino ha un vero e proprio rifiuto del cibo che rappresenta il suo voler essere indipendente dalla figura materna, ma ovviamente le madri non lo vedono e continuano il circolo vizioso :(. Anche questo forse potrebbe essere incluso in questo discorso?

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  3. Si Stars.. quello che sollevi e' un argomento talmente delicato, e vasto, e praticamente universale, che ho sempre avuto un po' timore ad affrontare. Troppe implicazioni. Pero' la penso esattamente come te, a volte basta semplicemente osservare le dinamiche, anche agli occhi di un profano. Un abbraccio.

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  4. Anche io ho una madre che ama troppo. Per fortuna non sono obeso e conduco una vita normale. Fortunatamente le nevrosi di mia madre non arrivano a questi livelli, e sono uno scherzetto rispetto ai casi citati. Conosco bene questo argomento perché ho affrontato un lungo percorso interiore e l'ho esplorato molto a fondo. Intanto ci tengo a dire che è gia sbagliato chiamare questo tipo di comportamento amore. Non e amore ma nevrosi. Il fatto che venga chiamato amore lo rende ancora piu subdolo e pericoloso perche diventa immediatamentd socialmente accettato, e quindi ancora peggiore della violenza esplicita. La madre di billy ha comportamenti evidentemente omicidi nei confronti del figlio, ma questa cosa non passa. Non viene vista come tale. La madre dovrebbe essere la prima ad essere curata, troppo spesso si affrontano i sintomi del problema senza andare alla radice. Il ragazzo si è fatto carico di un dolore enorme dei genitori, qualcosa troppo grande per un bambino, che dovrebbe solo essere amato. E infatti amato non è. Io dico che non vedo amore, ma solo solitudine e vuoto, in quella famiglia. Marco

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