Sono sempre stata abbastanza animalesca da questo punto di vista. Quando ho fame non capisco piu’ niente, devo mangiare, e se passa troppo tempo il mio corpo comincia a reclamare sali e divento intrattabile. Ma in questi giorni sono decisamente peggiorata. Oltre ad avere sempre fame, sto sviluppando una specia di rabdomanzia.
Da sempre sono fatta cosi’, faccio colazione con caffe’ e’ yogurt – o cornetto, vado a periodi – e dopo un’ora ho una voragine nello stomaco. E questo mi accade anche quando, raramente, mangio fiocchi d’avena, o biscotti, o torta, o qualsiasi altra cosa. Il risultato non cambia: dopo un’ora ho fame. Cosi’ in questi giorni intorno alle 10 mangio un sandwich, e arrivo alle 13.
Nel pomeriggio i morsi della fame arrivano verso le 17, se va bene. Ma mica posso mangiare sempre sandwiches. Allora il pomeriggio ho provato con: frutta (ho fame un’ora dopo), frutta secca (e’ andata bene tre giorni, poi la bestia in me prova disgusto al solo guardare la busta), crackers (salati, good, ma quanto reggero’?), crostini integrali (buoni, ma poi alla sera per accompagnare la cena mi disgustano).
E dire che sono sempre stata una amante delle schifezze. Da ragazz(in)a finivo il mio uovo di Pasqua la domenica stessa, e il giorno dopo gia’ cominciavo ad intaccare quello di mia sorella, che invece per i dolci non ha mai mostrato particolare attrazione. E lo stesso per il gelato, le patatine, i dolci in generale (ma non le merendine, mi sono sempre sembrate plastica pura). Beh, da tre settimane non ho assolutamente voglia di schifezze. Nessuna. In dispensa ci sono ancora le patatine e i lecca lecca al dulce de leche (vedi immagine, please), piu’ i dolcini che ci hanno regalato al semaforo per invitarci alla messa di Pasqua di una chiesa dei dintorni. Nulla, non mi chiamano proprio. Mentre invece, quando si avvicina l’ora di mangiare, ascolto le mie voglie e cucino quello che il mio corpo chiede in quel momento. Ma vale solo per quel giorno, perche’ le stesse identiche cose il giorno dopo mi danno il raccapriccio.

Ieri tornata dal College ero sottantreno, pressione a zero. Fin dalla mattina cercavo succo d’arancia senza trovarlo, cosi’ al rientro mi sono fatta un frullato gigantesco, che il mio quantitativo di calcio sta bene una settimana. E per pranzo, alle 15.30, una insalatona. Effettivamente devo essermi nutrita nel modo giusto, perche’ al pomeriggio ero ancora sazia e solo alle 21 ho cominciato a sentire la fame.
Chiamo My che era di ritorno e gli propongo la crema di asparagi. Mi propone di mettere intanto gli asparagi a cuocere, che lui sta arrivando.

Avete idea com’e’ vivere con uno chef? Mette piede in casa, vede la mia casseruola con gli asparagi ad appassire con la cipolla e accanto l’acqua con i gambi scartati per allungare il liquido di cottura, si impossessa della cucina. Prosegue lui. “Ma non sei stufo di cucinare, dopo una giornata ai fornelli?” “Macche’, mi piace!”. Accetto la detronizzazione e mi metto a leggere. Il risultato e’ che la bestia in me voleva una semplice crema di asparagi, mentre lo chef l’ha preparata con roux e heavy cream. Che se c’e’ una cosa che a me proprio disgusta, dopo il latte, e’ il burro.
E niente, e’ andata che l’ho mangiata, buona eh. Ma pesante, densa. Burp!
Dopo mezz’ora, fame nera.
Ho mangiato una caprese.

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