Fin da piccola sono stata incaricata dagli adulti di prendermi cura dei bimbi più piccoli di me, mi piaceva tanto. Mi ricordo in particolare del neonato figlio di amici che facevo addormentare cullandolo in braccio, avrò avuto 13 anni, ed un piccolo treenne che la mamma lasciava tranquillamente sotto la mia responsabilità quando noialtri decenni giocavamo in strada – si chiamava Lorenzo, era bellissimo, era biondo e aveva la pelle dorata. Mi sono sempre chiesta come facesse sta mamma a fidarsi così ciecamente di me che alla fine ero una bambina, ma erano altri tempi, la fine degli anni ’70.
La prima volta che ho fatto ufficialmente da babysitter invece avevo 19 anni, per il nipote del mio fidanzato del tempo.
Sua sorella, Barbara, era una mia coetanea. Un giorno lei doveva lavorare e ci chiese di passare il pomeriggio col suo bimbo, lasciandoci un biberon con dentro i Plasmon. Non aggiunse altro. Io un neonato lo avevo coccolato ma non lo avevo mai nutrito e così quella bellezza bionda giocò felice con noi l’intero pomeriggio, digiuno, visto che né io né suo zio avevamo pensato di dover mettere latte nel bibe.

Stasera al ritorno dal College ho ricordato questo episodio dopo aver scoperto che laPicci non ha mangiato la cena che avevo preparato. Forse avrei dovuto specificare alla nostra babysitter diciannovenne che il pollo tirato fuori dal frigo andava riscaldato almeno un po’.

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