Il bel post di Laura tocca una corda per me importante, di cui mi ero gia’ stupita a suo tempo. E ne parlavo proprio due giorni fa con My, perche’ avevamo visto alcune differenze. In un ufficio, una mamma latina giovanissima, tipo vent’anni, forse nemmeno. Con lei una bimba iperattiva di tre o quattro che non e’ stata ferma un secondo, su e giu’ dalle sedie, acchiappava fogli, saliva sulle poltroncine davanti allo sportello, e quando la mamma (sfinita) l’ha presa in braccio prima ha iniziato a fare l’altalena, poi ha iniziato a piangere. Dopo poco arriva il papa’ col fratello maggiore (si’, mi sono chiesta anche io a che eta’ fossero diventati genitori questi qui), la prende e con una tranquillita’ estrema e capisce che basta intrattenerla: da’ alla piccola da’ il pupazzo che il grande si era portato dietro, a lui apre Pandora dal cellulare e gli fa ascoltare della musica in cuffia.

So che qui la mia italianita’ passa abbastanza sotto silenzio, data la marmaglia che affolla questa citta’. Ma io vorrei tanto essere come quelle mamme di cui parla Laura, tranquille, a cui basta una parola per far si’ che il proprio figlio ascolti. E non vi immaginate i soldatini, ma lo sapete anche voi cosa sono i bambini italiani. Sono famosi in tutta Europa per la loro maleducaz vivacita’, basta andare in vacanza all’estero con prole per farsi additare Oh, Italians… cosi’ come le spiagge nostrane sono un incubo, tra urla materne e figliesche, palle che volano addosso a tutti, sabbia tirata negli occhi. E come Laura dice, c’e’ chi non si avventura a mangiar fuori o a far la spesa coi bimbi, proprio perche’ ingestibili. Ho sempre pensato che questa scelta non faccia altro che non dare occasioni ai figli per apprendere un comportamento adeguato. Ma non avevo figli. Pero’ ricordo le mie scorribande ai ristoranti, e ora penso che bisognerebbe deitalianizzarsi.

Sconto per i bambini educati al ristorante.

Da quando sono qui mi rendo conto che il mio tono di voce e’ dieci decibel sopra quello degli anglosassoni. Quando io e My andiamo a far la spesa o in giro per negozi noto che tutti ci guardano, proprio perche’ magari comunichiamo a metri di distanza alzando la voce; o in questi giorni che laPicci si diverte a ruggire gorgheggiare tendo a imitarla per ridere, ma mi accorgo che urlo proprio.
Ecco, vivere all’estero significa anche questo, no?, deitalianizzarsi spogliarsi delle proprie cattive abitudini romane tipo guidare spericolati, gettare carte a terra (mai fatto, ma vedere tutto pulito contribuisce a tenertela in borsa), dare la precedenza ai pedoni, e anche urlare.

Mi piacerebbe sapere come si fa a diventare un genitore autorevole. Ci sono delle cose che mi piacciono dell’essere genitori in questa cultura. Una e’ il mettere a letto presto i bambini: qui alle 8 sono a nanna. Ma solo quelli biondi e bianchi, per l’appunto; gli altri, ugualmente molesti, si aggirano nei supermercati con facce da zombie anche alle dieci di sera. E a me piace quando metto a letto laPicci, ok, ha sei mesi, e ho due ore per me, per staccare la testa. Vorrei continuare a farlo anche dopo.
Insomma, qualcuno che conosce la cultura nordica (scandinava, nordeuropea, canadese, nordamericana, fate vobis) o che in Italia e’ una mosca bianca, mi da’ lumi?

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