Sto conoscendo tante persone, una delle quali mi ha contattata dopo il post sulla solitudine dell’emigrante. E’ una italiana che vive in Usa da tantissimi anni e da pochi mesi e’ arrivata a Miami. Ci siamo viste due volte, la prima con le bimbe, meravigliose!, e la seconda lei ed io da sole. Sono molto felice che abbia deciso di contattarmi perche’ oltre ad avere bimbe della stessa eta’ e’ una donna molto intelligente e dal passato pazzesco, che a confronto la mia storia fa ridere. Sto corteggiandola per raccontarci di lei, chissa’ se cedera’.

La vita e’ strana. Tu sei li’ che la programmi, cerchi di raggiungere i tuoi obiettivi, ti incaponisci su quello che non va e organizzi impossibili quadrature dei cerchi. Poi all’improvviso, magari dopo anni, la matassa inizia a dipanarsi da sola, oppure le porte si spalancano tutte insieme, come mi ha raccontato per l’appunto Jessica e come e’ accaduto a me.

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Sei anni fa, piu’ o meno a quest’ora italiana, conoscevo un uomo ad un matrimonio a cui non avrei voluto andare perche’ sapevo, sentivo, che avrei conosciuto qualcuno. Non avrei voluto perche’ quasi un anno prima quello era mio marito mi annunciava che la Icsi per cui eravamo in lista da due anni non ci sarebbe stata, e che ci lasciavamo. In dieci mesi ho dovuto attraversare il baratro dell’essere improvvisamente senza marito, senza il probabile figlio che desideravo da cinque anni, senza lavoro. Ho dovuto cercare una nuova casa e iniziare una nuova vita da sola. Non e’ stato facile, ma e’ stato bello. Nella primavera 2008 ero gia’ una donna nuova con una nuova cicatrice pressoche’ guarita.

Sei anni fa raggiunsi la coppia di miei amici a San Pietro per le loro nozze. Sei anni fa, io, pseudoagnostica, ho ascoltato la piu’ bella omelia che sia mai stata pronunciata per una promessa di matrimonio e ho pianto. Sei anni fa sono arrivata alla villa dove si festeggiavano gli sposi e ho conosciuto un uomo intrigante ed incasinato che la sposa aveva sistemato al mio stesso tavolo.

Sono divorziata.
Io invece non sono mai stato sposato.
Quarantenne libero, mi sa che nascondi qualcosa, lo provocai. Non mi fidavo piu’ degli uomini.
Non nascondo niente, rispose piccato.

Dieci minuti dopo eravamo sul prato, vicino ad un albero, in mezzo ad invitati che ballavano ubriachi ad un metro da noi, ma non c’era nessuno. Ricordo solo lui, le cose che mi raccontava, e la luce che ci circondava.
Un’ora dopo iniziava la nostra storia, come lui decise. Otto mesi dopo lui partiva per gli Stati Uniti e non sapevo cosa sarebbe stato di noi mentre lui si’. Lo accompagnai a Miami ad iniziare la sua nuova vita e tornai a Roma, di nuovo da sola, ed un Oceano tra noi.

Non so come accadano le cose, se c’e’ un disegno divino o se e’ solo fortuna. Non saremmo qui se quelle sue carte per la richiesta di permanent residence fossero arrivate a maggio anziche’ agosto 2008. Ero quasi certa che non avrei mai avuto figli, e invece sono rimasta incinta a quarant’anni, tre mesi dopo aver raggiunto negli Stati Uniti quel quarantenne intrigante e incasinato conosciuto al tavolo di un matrimonio a cui non avrei voluto andare.

La vita e’ pazzesca, e il senso della sofferenza patita lo capisci solo dopo.

Non smettere mai di avere fiducia, di sorridere e di crederci. Per me e’ stata questa la ricetta, anche durante i quasi tre anni di lontananza oceanica. Non so dire se sia universale, ma nel dubbio, meglio che stare arrabbiati a rimuginare sui fallimenti e sul tempo perso.

Buon sesto anniversario amore mio. Come quel primo giorno.

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