ero Lucy

Dinamiche familiari

E no, le cose non e’ che vanno come state scrivendo in queste ore.
La malattia mentale, il disagio psicologico, come volete chiamarlo, magari non e’ troppo difficile da diagnosticare ma e’ complicato da curare. Molto spesso chi soffre di depressione non solo fa fatica a chiedere aiuto, ma fatica anche ad accettare di essere aiutato o ad accettare di continuare ad avere bisogno di aiuto nel tempo.
Una persona che soffre di depressione, l’ho scritto tante volte, non e’ solo quella che sta sdraiata sul letto incapace di alzarsi: la depressione e’ infida perche’ a volte si traveste di rabbia o di iperattivita’, nei bambini e negli adulti. E chi direbbe che uno che corre dieci km al giorno e poi finisce di sfiancarsi in piscina e’ depresso? Nessuno, solo un buon clinico.
La malattia mentale, ovviamente, quasi mi sembra inutile sottolinearlo, non fa distinzioni di classe sociale, anzi. Ma soprattutto non si confina dentro una persona, coinvolge tutta la famiglia generando delle dinamiche del tutto particolari.

Quando c’e’ un disagio, invento, in una coppia in lite perenne che non fa altro che discutere e insultarsi, l’atmosfera di tensione si riversa sui figli. I quali potrebbero non avere parole per dire Fatela finita, o forse potrebbero non averne piu’ dopo averlo ripetuto tante volte. Puo’ accadere allora che uno dei figli sviluppi, sto sempre inventando, eh, un disturbo alimentare. O un disturbo d’ansia. O una tossicomania. In sostanza la causa del sintomo non e’ da ricercare sempre nella persona o nel suo passato individuale; magari e’ il suo modo per dire Aiuto, non ce la faccio piu’ a sopportare oppure Sono arrabbiato da morire ma non so come esprimerlo e quindi vi costringo a prendervi cura di me. Per un adulto le cose non sono dissimili. Sviluppare un disagio psicologico e’ spesso una richiesta di aiuto o una ritorsione sull’altro. Non e’ raro osservare la nascita di un sintomo in una persona che ha scoperto di essere tradita, ad esempio, manifestando in un modo decisamente originale la propria rabbia inespressa.
D’altra parte, come si vive accanto ad una persona che non riesce a verbalizzare le emozioni – o, ripeto, non ha piu’ fiato per verbalizzarle? Come in tutte le comunicazioni in cui c’e’ qualcosa di non detto, male.
Quando mio padre cadde in depressione, mia sorella ed io non reagimmo come avremmo dovuto, e d’altronde eravamo ragazzine. Eravamo arrabbiate. Non e’ facile stare accanto a chi non fa altro che lamentarsi, o criticare, o non far nulla, soprattutto quando hai circa vent’anni e la voglia di vivere che ti esplode dentro. Per mia mamma fu diverso, venne lentamente avvolta dalle spire della depressione. Eravamo tutti malati alla fine. Avevamo sviluppato relazioni malate e tossiche, e le nostre dinamiche malate e tossiche non facevano altro che peggiorare la situazione.

I’m not looking for absolution
Forgiveness for the thinks I do
But before you come to any conclusions
Try walking in my shoes
Try walking in my shoes
You’ll stumble in my footsteps

C’e’ chi ha la forza di restare (perche’ certo, c’e’ chi va via per salvarsi) e di stare accanto a chi sta male con la testa e col cuore, come racconta Moky, ma non credo sia la maggioranza. Tutti giudichiamo le persone, tutti ci facciamo un’idea personale degli altri in quello che qui chiamano snap judgements, nessuno escluso, e molto spesso sbagliamo.

Molto spesso chi osserva da fuori, libero dalle tossine e dalla relazione malata, vede le cose piu’ obiettivamente e puo’ essere d’aiuto. Serve tempo. Serve tempo per guarire, fiducia per rimanere e per sostenere, forza per trainare. Serve ascolto per comprendere e umilta’ per provare a guardarsi dal di fuori.
Non e’ facile. Ma a volte ce la si fa.

@living with tn
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43 pensieri riguardo “Dinamiche familiari”

  1. Ho convissuto con la depressione di mia madre che iniziò nel post parto e non andò mai più via. Sono cresciuta male, ho reagito male. L'ho prima compatita, poi giudicata, poi ignorata, poi giudicata ancora. Ho contratto per osmosi i suoi errati schemi mentali e mi sono ammalata anche io. Credevo di non avere via d'uscita, credevo che sarei diventata come lei, credevo di ESSERE lei. Ma questo l'ho capito solo dopo parecchie sedute d'analisi che sono state, ad oggi, la cosa migliore che io abbia mai fatto per me stessa. E' difficile, oscuro, pesante. E hai proprio ragione. La depressione spesso di nasconde. Io l'ho nascosta benissimo, non sapevo nemmeno di averla. Ora so che dovrò combatterla per tutta la vita, ma ho qualche arma in più per farlo, conosco il mio nemico.Bellissimo post, inutile dire che lo comprendo pienamente e che hai tutta la mia stima per averlo scritto.

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  2. Ho conosciuto la depressione da vicino, che non curata, o meglio, trascurata alla lunga è diventata ben altro, una strada senza ritorno, schizzofrenia accompagnata da psicisi mistica, parole che fanno paura e comportano uno stravolgimento della vita familiare a cui non ci si abitua mai. Ho letto post che mi hanno lasciata sgomenta, in cui persone si sono avventate contro Robin per non aver avuto il coraggio di vivere ma essere stato codardo, parole dure e cattive, parole chr scrivono chi non ha mai avuto a che fsre con persone depresse o che non le hanno mai capite. Che tristezza.

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  3. Bellissimo. Ci voleva l'intervento della professionista. Le riflessioni che mi vengono sono diverse, ma c'è una cosa che un po' mi preoccupa: anche se non mi è stata mai diagnosticata la depressione ho sempre sentito un bisogno di aiuto molto forte (molti anni passati senza nessuna voglia di vivere temo che abbiano un significato). Ho potuto permettermelo solo da grande e per un tempo limitato. Ora che non mi sento più depresso, ma che comunque ho i miei forti accessi di rabbia, devo pensare che si possa trattare dell'altra faccia della stessa medaglia?

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  4. Prima di una certa eta' non si fa diagnosi di depressione, anche se ci sono indici che valgono anche per gli adolescenti. Insomma, non e' semplice liquidare la faccenda in poche righe. Ma ecco, secondo me si', la rabbia (espressa o no come nel caso di mio padre) e' la componente principale della depressione.

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  5. Come si vive accanto a una persona che non riesce a verbalizzare le emozioni? L'ho fatto per 38 anni in casa con mio papà e poi per altri 7 abitando a un km e vivendolo comunque molto. E sabato in Valtellina dove passiamo da sempre le vacanze, ho scoperto che la scorsa estate aveva detto a un villeggiante “questa volta non ce la farò” parlando del suo male che l'avrebbe portato 8 mesi dopo alla morte. Il villeggiante ci ha detto che papà sapeva che la fine era vicino. A noi non ha mai fatto trapelare una briciola. Lucy è dura, è da spaccarsi la testa e il cuore pensando a tutto quel non detto di una vita insieme. Sandra frollini

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  6. Comprendo e “sento” il post. Ci sono varie sfumature di “depressione”, e purtroppo nessuno ne è esente. Come ho scritto in un'altro post,la depressione è una malattia feroce, subdola, spietata, dove non hanno nessun senso i valori classici, quali la famiglia, gli amici ecc. che solitamente dovrebbero fungere da supporto. Il depresso, a volte non vuole farsi aiutare per convinzioni assurde e nocive, e per chi gli sta intorno, tutto diventa difficile, persino porgere un abbraccio.Si soffre, tutti insieme, ma in silenzio sotto un'asettica cappa familiare.Queste morti “famose” anche se per breve tempo, accendono i riflettori su una malattia silenziosa e oscura ma comunque, al di là di tutte le frasi che stanno invadendo i forum, personalmente mi rimane solo un grande rimpianto per un uomo, che nonostante il grandissimo talento e la brillante intelligenza, vivesse nel buio dell'anima e che non vedendo nessuna luce all'orizzonte, abbia definitivamente spento l'interruttore. Grazie Lucy per lo spunto.

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  7. Dico una cosa banale che non avrebbe nemmeno bisogno di essere detta ma la dico perché io per anni ho tenuto dentro tutto e ormai non riesco a farlo più, una specie di reazione inversa alla depressione che mi aveva colpito e che per qualche tempo ho pensato potesse portarmi via (io, io che amo la vita, io che temo la morte!). Purtroppo le cose bisogna provarle per poterle giudicare. La depressione è infima, anche quando guarisci c'è quella cicatrice che ogni tanto si riapre. Io ho avuto la fortuna di incontrare le persone giuste al momento giusto, ho avuto la fortuna di saper chiedere aiuto, la forza di rialzarmi. Non é così per tutti, anzi. Ma tant'è. É sempre più facile giudicare che essere empatici.Grazie Lucy per questo post.Claudia

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  8. Bellissimo post. Ho avuto contatti con la depressione solo negli ultimi anni perché ne soffre una persona molto vicina alla mia famiglia. All'inizio ero stupita dall' alternarsi continuo nel suo comportamento di periodi di euforia, allegria e voglia di vivere e periodi neri in cui anche solo scegliere come vestirsi diventava un dramma. Ora comprendo meglio i meccanismi ma è sempre difficile capire quale sia il modo più corretto per aiutarla. Senza voler assolutamente parlare di codardia perché mai mi permetterei di criticare chi arriva al punto di togliersi la vita, vorrei farti una domanda. Una settimana fa , il marito di una persona molto vicina alla mia famiglia, si è tolto la vita. Nell'ultimo periodo si era convinto di avere problemi di lavoro e salute senza che ci fossero riscontri concreti. Nessuno aveva pensato ad una depressione. Mi e ti chiedo: secondo te, chi sta per compiere questo gesto definitivo, si pone il problema di come continueranno a vivere i propri familiari? Ci può essere nei loro confronti una sottile voglia di vendetta per non essere stati capiti? O si è talmente chiusi nel proprio dolore da non considerare gli altri? Lui ha deciso di farlo a due passi da casa ed è stata la figlia di 19 anni a trovarlo. Io non posso fare a meno di pensare a lei e di chiedermi se suo padre ci abbia pensato.

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  9. Il suicidio e' considerato un atto autoaggressivo ed eteroaggressivo, visto che inevitabilmente lascia aperte delle domande in chi resta, e il senso di colpa di non aver capito o non essere intervenuti per tempo. Il punto e' che la sofferenza interiore e' molto maggiore del pensiero dei familiari.Capisco il sentimento per quella ragazza, e hai ragione. Anni fa un conoscente si suicido' sparandosi in un bosco dopo aver lasciato un biglietto sul dove avrebbero potuto trovare il suo corpo e le disposizioni per il funerale. Il primo a leggerlo fu il figlio ventenne.

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  10. alle volte le cose vengono in mente con ritardo. Un mio collega di lavoro in Italia, 10 anni meno di me, piu` o meno, ci raccontava di aver trovato il padre che si era suicidato col fucile da caccia, aveva 15 anni all'epoca del fatto e ci diceva che sembrava che il padre avesse scelto quel giorno perche` sapeva che Massimo sarebbe stato il primo a tornare a casa (e non la sorella piu` piccola o la mamma). Lui si e` messo a pulire alla bell'e meglio prima del loro arrivo. A queso punto mi domando se davvero il padre avesse fatto una scelta del genere; dubito che lo sapremo mai…

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  11. Ho vissuto la depressione, la paura di aver paura e quindi il negarsi tante situazioni, gli attacchi di panico e il dover fuggire via durante una cena, cosi come durante la scelta dei mobili per la nostra prossima convivenza… peccato che quella stessa persona, durante le mie giornate buttata sul divano, con i bimbi urlanti e. La casa sottosopra, mai una volta mi abbia detto:fatti una doccia e usciamo, ha sempre lasciato che riemergessi da sola dal baratro… se per la troppa stima in me o se perche il posto da sofferente sia riservato solo a lui, devo ancora capirlo…

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  12. Ho avuto un periodo davvero buio della mia vita, dove la mente controllava tutto. E non sapevo come reagire. mi sembrava che quella fosse la normalità, che non ci fosse un modo migliore per affrontare le cose. Si è una malattia, ma delle peggiori perchè raramente si può curare con dei farmaci , a volte va avanti finche non scatta qualcosa in te ( e si spera sempre che quello scatto porti a qualcosa di buono e non a gesti estremi).http://www.bonjourchiara.comBonjourchiara Facebook Page

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  13. Mia mamma ha fatto mille visite per cercare di capire cosa le desse quel dolore costante che sentiva. Ne usciva sempre sana come un pesce ed era convinta che nessuno le credesse perché stava male davvero . Quando le hanno diagnosticato la depressione non ci voleva credere. Diceva che era impossibile. È stata dura e lo è tutt'ora, per lei e per noi. Chi da giudizi affrettati non sa nulla di questa malattia.

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  14. Leggendo un po' in giro mi rendo conto che tanti hanno un'immagine molto romantica di cosa sia vivere accanto a una persona depressa, del tipo “io saro' il tuo faro nella notte e con la mia luce ti aiutero' a guarire”. Bello, eh, solo che nella realta' e' molto piu' facile che sia il depresso a tirarsi dietro gli altri nel suo baratro. E' che il depresso ha una visione assolutamente parziale (i lati positivi delle cose non li vede proprio) ma anche piuttosto lucida della realta' (credo che voi psicologi lo chiamiate il realismo del depresso). Per fare un esempio, io ho una sorella che in passato ha sofferto tremendamente di attacchi di panico, che per quanto fastidiosissimi sono comunque molto piu' facili da affrontare per chi sta vicino di una depressione, perche' per quanto una possa immedesimarsi e stare male per procura comunque lo sa che la persona cara non sta per morire per il botulino o per altre cose simili. Pensiamo invece a un padre che ogni singolo giorno della tua vita ti ripete che tutto fa schifo, che solo i raccomandati e i furbi vanno avanti, che ogni sforzo e' inutile, che oltretutto vive ogni minimo successo di un'altra persona come una prova in piu' del suo fallimento, mica come un esempio che qualcosa di buono ogni tanto puo' pure succedere…non farsi contagiare e durissima.

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  15. bella spiegazione! stavo giusto pensando cos'è che ha scatenato i miei problemi passati, ed é proprio la rabbia. quella che devo controllare per non ricadere nella tristezza, che ormai, e per fortuna, conosco. mia madre soffre di depressione da 20 anni, curata con medicine, a momenti alterni ora, cosa che non approvo perché la vedo rimbambita nel vero senso della parola. non ne esce e non penso che ne uscirá, forse si é adagiata nel suo stato. e non é facile accettarlo, per chi sta accanto a chi non vuol guarire. perché ho l'esempio, e non solo in lei, di gente che alla fine nella sua depressione ci sta bene, anche se dice di voler cambiare. mi son pure chiesta, come ho letto in un articolo anni fa, se sia qualcosa che si eredita, se sia qualcosa che tutti abbiamo e dipende dal carattere piú o meno malinconico…ci son ancora tante domande che mi faccio, a cui cerco di dar una risposta. ed oggi leggendo il tuo post posso ringraziarti per aiutarmi a capire che la rabbia potrebbe scatenare quei momenti difficili da cui devo tenermi lontana.

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  16. Princess, come te ho vissuto con una madre depressa e un padre ipercritico con tutto, e che mi metteva le paure addosso, che tutto era pericoloso. La mia adolescenza la ricordo buia, triste, senza via d'uscita. Appena ho avuto la possibilitá me ne sono andata. Li amo, ovviamente, ma non riesco a star con loro, mi fanno entrare in quella spirale di buio che non sopporto, e che spesso mi ha portato a disminuire me stessa, non credendo nelle mie possibilitá. Critici ancora sulla mia vita, anche se lo dicono lo fanno per il mio bene, peró nel momento del bisogno nessuno ha mosso un dito. Certo, parole, ma non fatti. Come te anch'io ora combatto, ma son contenta di conoscere il problema e di saperlo tenere a bada.

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  17. Bel post, si. Mi ha colpita recentemente un commento su FB in cui si confrontava la depressione con la malattia fisica, e si mostrava come la depressione non sia considerata' seriamente' rispetto a quella fisica…sia sottovalutata, considerata irreale, insomma, una montatura di gente pigra (cosa che ovviamente non e', perche' e' una malattia vera). Dall'altro estremo, poi, ce n'era un'altra (mannaggia non trovo i link, sono a scrocco in libreria nella lcalita' di villeggiatura e devo essere veloce..), in cui si spiegava come la depressione sia come essere in un pozzo buio, e l'unico modo che gli altri hanno per aiutare il depresso e' scendere nel pozzo buoi con lui. Credo che entrambi gli estremi siano sbagliati.Ma allora, come fare ad aiutare chi non vuole essere aiutato? A volte ho l'impressione che i depressi ci stiano bene, dove sono, per avere una scusa per non vivere, non mettersi in duiscussione…si, lo so, magari sbaglio, ma io pure in famiglia ne ho di depressi, e la rabbia (da parte mia e dei depressi) e' difficile da superare…

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  18. Come è difficile a volte capire..bello leggerti. Un po' di malinconia però al pensiero che a volte la depressione si insinua dentro di noi senza che ce ne accorgiamo, al pensiero che non la riconosciamo in chi ci circonda, al pensiero che alla fine in questa cosa ognuno di noi è veramente solo.

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  19. Maledico ol fatto di essere così parca di parole -al momento- perché dovrei averne molte. Ti dico solo che ora capisco quella sorta di rabbia e insofferenza che traspare a volte, spero di non fraintendere. Per nulla facile vedere un genitore a terra.

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