First job interview in the US

Torno ora ora dal mio primo colloquio di lavoro in Usa. Non avevo aggiornato su tutti gli aspetti del conseguimento della green card iniziata lo scorso giugno, ma insomma, ora I’m in the process. Lo scorso settembre ho ricevuto travel and work permit, grazie al primo dei quali ho viaggiato in Italia a fine ottobre, e grazie al secondo oggi ho appunto avuto la mia prima job interview.

Avevo risposto a due annunci di lavoro. Il primo, ad ottobre, per una posizione per la quale non avevo assolutamente qualifiche (assistente amministrativa) ma la descrizione del lavoro mi sembrava facile. Palle. Una volta entrata nell’application mi ero trovata a fare un vero e proprio screening, con un test a tempo e domande inerenti la posizione. Non difficile, ma erano domande di logica applicate al lavoro e il tempo che scorreva non mi metteva proprio a mio agio. Una settimana dopo ricevo una mail che mi dice che non sarebbero andati avanti con la mia candidatura. Ovviamente ho apprezzato moltissimo la comunicazione, anche se negativa.

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A dicembre invece mi candido per part time front desk agent, posizione che mi piace moltissimo perche’ a contatto col pubblico, almeno stando alla job description. Stavolta la candidatura online e’ solo motivazionale, mi vendo bene, scrivo una meravigliosa cover letter e invio.

Mi chiamano quattro giorni fa, quando ormai avevo dato per scontato di essere stata cestinata.

Il luogo di lavoro e’ una grande catena alberghiera in centro. Ero ansiosissima, la notte avevo dormito poco anche grazie allaPicci e gli occhi erano altro che puffy. Grazie ad un whatsapp del marito riguardante il traffico arrivo all’appuntamento con mezz’ora di anticipo e dopo aver fatto il giro del quartiere due volte. Il valet mi accoglie con grande entusiasmo e si offre di parcheggiare per me. Entro, mi presento alla lobby e concordo con la receptionist, per l’appunto, di essere annunciata solo dieci minuti prima, quindi mi siedo e aspetto che arrivi l’ora dell’appuntamento.

La tipa scende alle 10 spaccate e mi stringo le mani da sola per aver scelto di non indossare la giacca, perche’ lei non l’aveva. Gia’ coi tacchi le davo due spanne, sarebbe stato troppo. Ma forse non se ne sarebbe curata. Lei e’ sorridentissima, luminosissima e informalissima, mi sento subito a mio agio e le dico che mi piaceva osservare il viavai di turisti nella lobby. In effetti anche l’albergo in se’ non e’ affatto formale come mi aspettavo, con un chiassoso gruppo di turisti balcanici intenti a fare foto ai vasi di fiori.
Mi fa accomodare ad un tavolo della sala e iniziamo a chiacchierare. Non ci sara’ nessuna domanda di quelle per cui mi ero un po’ preparata, tipo Perche’ proprio noi, o Perche’ dovremmo volere proprio te. E’ stato un dialogo fluido, bello, nel quale siamo entrate naturalmente nel personale e mi ha detto che ha una figlia di 15 anni e che le sue colleghe hanno bimbi piccoli come la mia. Completa assenza di distanza sociale. Mi ha chiesto se cercassi un lavoro part time, ho detto di si’, ha risposto Peccato, abbiamo anche una posizione come front office agent ma full time, per la quale la tua presenza sarebbe perfetta. Un po’ ho rosicato e ho pensato di aver perso un’occasione, ma non so se mi sento pronta per affrontare subito la clientela, anche se una delle receptionists aveva un inglese con un forte accento e non cosi’ fluido. Dimentico sempre che siamo a Miami. Poi mi ha spiegato la posizione, il tipo di lavoro, i benefit. Ho deciso di giocarmi la carta dell’onesta’ e di dire che non avevo assolutamente idea di quanto volessi, avendo trovato informazioni sulla posizione che variavano in un range di 15$ essendo il mio primo colloquio di lavoro negli Usa.

Mentre stavamo arrivando al termine e mi sentivo gia’ col lavoro in mano accenno qualcosa legato al fatto che 5 giorni dopo avrei avuto l’intervista per la Green Card, e il suo HR would kill me! mi fa capire che non mi richiamera’ mai piu’.

Dopo dieci minuti ci siamo salutate ed ero comunque soddisfattissima. Ho rotto il ghiaccio e mi sono fatta un’idea di quello che mi devo aspettare ad un colloquio di lavoro. Niente a che vedere col passato italico, dove ogni particolare sottolineava la distanza tra il candidato e l’esaminatore, chiunque fosse. Ero completamente a mio agio ed e’ stata un’esparienza magnifica. E considerato il fatto che ho ottenuto un colloquio di lavoro su due candidature inviate… fate un po’ voi, ecco.

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42 pensieri su “First job interview in the US

  1. bello, quando un colloquio è positivo e si parla di cose che non importano sono le colloquie più belle. Se ti avranno voluto anche per un posto full time, ho belle aspettive per te per come sia andata oggi e se ti chiameranno o meno la settimana prossima. Bello!

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  2. Sister, è un piccolo passo nel lavoro, un grande passo per Lucy!!! Sono orgogliosa di te!!! Comincia la vita 2.0.1 ! Ti auguro ogni bene, è una grande iniezione di autostima!!!

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  3. Ma che bella notizia! Come primo colloquio è andata alla grande….e sinceramente, anche se non finivo di leggere il post, sapevo già che avevi “spaccato”. Deve essere stimolante sostenere colloqui con “persone” che ti mettono a tuo agio con tatto e competenza e che non hanno nessun tipo di preconcetto, ma ti vedono e ti valutano con obiettività.
    Sono strafelice per te e per questo tuo grandissimo balzo! Baci.

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  4. Madò che figata! In effetti sono fuori dal giro dei colloqui da tempo, però ho sto ricordo di “santa inquisizione” dove ne uscivi sempre stravolta e piena di dubbi, anche quando era andata bene. Evvvvvaiiiii. Bacio

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  5. Evviva!!! Spero tanto che ti prendano, sembra il posto adatto per cominciare.
    Un colloquio con una donna, mamma, che comprende le difficoltà di combaciare casa e lavoro? Robe dell’altro mondo!

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  6. E’ un post che dà speranza. Nel mondo ci sono persone che rispondono anche negativamente a una application, è un segno di civiltà fantascientifico dalle mie parti.
    Spero ci aggiornerai.

    ps ho cercato di rispondere alle tue domande indirette con un post indiretto. Non sono brava a raccontare, ma ho cercato di spiegare qualcosina.

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